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Piano Regionale Sangue, le bacchettate dell’Avis

La locandina di una recente campagna di Medicina Trasfusionale del Papardo-Piemonte

È una riorganizzazione che non convince proprio nessuno quella del Piano Regionale del Sangue. Così, dopo gli strali degli addetti ai lavori, a partire da quelli dei direttori del Servizio di Medicina Trasfusionale dell’Umberto I di Siracusa Dario Genovese e del Papardo-Piemonte Giuseppe Falliti, adesso arrivano le bacchettate anche di Sebastiano Moncada, presidente dell’Avis aretusea. Che in una nota inviata ai presidenti delle Commissioni Sanità e Bilancio dell’Ars Pippo Laccoto e Riccardo Savona, Moncada mette nero su bianco la contraddizione più evidente di un Piano che dovrebbe far risparmiare e che invece fa lievitare i costi di oltre un milione di euro l’anno proprio dopo la rimodulazione voluta dal responsabile regionale di Medicina Trasfusionale Attilio Mele, zio acquisito dell’assessore alla Sanità Massimo Russo. Ad approvare le nuove voci di spesa che andranno ad appesantire un bilancio regionale già al collasso e che per metà è comunque destinato al settore sanità dell’Isola lo stesso assessore Russo, con il decreto del 22 marzo di quest’anno che ha introdotto nuovi costi. 

Un esempio che la dice lunga sulla lungimiranza del nuovo riassetto è l’introduzione della tariffa per la “qualificazione biologica degli emocomponenti”. Costa 35 euro, ma gli stessi esami li eseguono i servizi trasfusionali degli ospedali nei quali si effettua la raccolta del sangue dei volontari e con una spesa inferiore rispetto a quella prevista dal nuovo decreto. “Il tariffario regionale contempla già tali parametri -sottolinea Moncada- ma con importi ancora diversi. Inoltre, alcuni esami di laboratorio di chimica clinica, già previsti, sono raggruppati e ritariffati con il nuovo decreto con una somma significativamente superiore al costo di esecuzione comunemente sostenuto nei laboratori ospedalieri”. 

Dario Genovese, primario del Trasfusionale dell'Umberto I di Siracusa

E non è tutto, perché nella nota inviata a Laccoto e Savona Moncada sottolinea anche un altro aspetto, quello dei costi del trasporto dei campioni di sangue dai centri in cui si raccolgono a quelli in cui sono lavorati. Apparentemente la somma è

irrisoria  e oscilla tra un euro e 30 e un euro e 80 l’uno. Ma se si considera che mediamente ogni anno si devono esaminare 150 mila campioni di sangue, sballottarli da un capo all’altro della Sicilia farà spendere 240 mila euro in più. Sì, perché la riorganizzazione fortemente voluta da Mele, prevede che i 33 centri trasfusionali siciliani si limitino alla raccolta del sangue e che le analisi sui campioni previste per legge prima che il plasma possa essere utilizzato dai pazienti siano effettuate solo in 4 centri. 

Decisione questa, che ha creato un vero e proprio buco nero in questo nuovo assetto, con il trasferimento degli esami di chimica clinica (di routine sostengono diversi addetti del settore) nei 4 centri di riferimento e che ha come conseguenza immediata il prolungamento dei tempi di lavorazione e di risposta dei singoli campioni e l’attendibilità degli esami effettuati, perché tra il prelievo e l’arrivo al centro di riferimento possono passare anche 8 ore. E così, se da un lato ci sono centri come Ragusa, dove non ci sono strutture di emergenza, che potranno raccogliere il sangue dei donatori e cedere le eccedenze senza problemi, dall’altro strutture come Catania e Messina saranno invece pesantemente penalizzate e faticheranno ulteriormente a raggiungere l’autosufficienza prevista per legge. 

Giuseppe Falliti primario del Trasfusionale Papardo-Piemonte mentre dona sangue

Ma il nuovo tariffario prevede prezzi più alti rispetto a quelli delle Aziende Ospedaliere anche per altri test e così alla “razionalizzazione” non si possono sottrarre neanche gli esami su DNA e RNA. “Per giustificare i costi di esecuzione dei test per individuare il gruppo sanguigno -aggiunge ancora Moncada- prevedendo per ciascun esame il costo di 217,16 euro e tenendo conto delle 3 mila analisi annue, tutto ciò comporta a carico del bilancio regionale una nuova spesa per un importo di 654.480 euro. Inoltre, bypassando le regolari procedure previste, sono state introdotte ulteriori nuove voci”. 

Fare due conti non è difficile. Sommando tutte le voci introdotte dal nuovo tariffario si supera il milione di euro l’anno. Tutto denaro che, se invece fosse usato per potenziare i centri di raccolta in difficoltà e per promuovere le donazioni volontarie, consentirebbe alla Sicilia di raggiungere l’agognata autosufficienza nel giro di poco tempo.