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Piano Regionale Sangue, l’autosufficienza è lontana

Un livello dei servizi troppo basso, costi eccessivi e l’obiettivo dell’autosufficienza per il momento resta scritto nel libro dei sogni. E’ un piano che non convince più di tanto quello che l’assessorato regionale alla Sanità ha varato per il Servizio Trasfusioni il 28 aprile dell’anno scorso. A metterlo in dubbio non sono in pochi tra gli addetti ai lavori. A partire dalla sezione siciliana dell’Aipacmem, l’Associazione Italiana di Patologia Clinica e Medicina Molecolare, che il 21 febbraio scorso ha inviato a Palermo due pagine fitte di osservazioni per contestare alcune sviste macroscopiche. La nota è stata inviata per fax, per e-mail e consegnata con una raccomandata a mano, ma a distanza di oltre 6 mesi l’assessorato non ha mai risposto e le perplessità ci sono ancora tutte. 

E a ritenere che il Piano abbia bisogno di una buona messa a punto è anche il parlamentare Giuseppe Laccoto, presidente della Commissione Sanità dell’ARS. “E’ sicuramente da rivedere -afferma il deputato PD in quota a Francantonio Genovese. Non appena riprenderemo l’attività all’Assemblea regionale convocherò immediatamente la Commissione per aprire il dibattito ed arrivare a rivedere alcuni aspetti. In ogni caso, la modifica del Piano deve puntare soprattutto all’aspetto economico perché è evidente che i costi sono alti”. 

Giuseppe Laccoto, presidente Commissione Sanità all'ARS

Secondo l’Apacmem, l’errore più evidente è la mancanza di coordinamento tra i Servizi Trasfusionali dei nosocomi ed i laboratori di analisi attivi nel medesimo ospedale. Il Piano prevede infatti per l’intera Sicilia solo 4 centri di riferimento a Palermo, Catania, Ragusa e Siracusa per controllare il sangue dei volontari. Il risultato più evidente? I laboratori di analisi depauperati delle loro funzioni, i tempi di verifica sul plasma aumentati senza motivo così come, per evidenti motivi, i costi. Per non parlare dei rischi per i donatori, che possono essere affetti da patologie senza esserne consapevoli. 

Se per esempio un volontario dovesse avere un picco glicemico, effettuando le verifiche nel laboratorio attivo nello stesso ospedale dove opera il Centro Trasfusioni i risultati si hanno in poche ore. Ma se lo stesso campione di sangue è inviato da Messina a Catania, dove presumibilmente arriverà nel pomeriggio, si potrà avvisare il donatore del suo problema solo dopo 24 ore.   

Altro aspetto da rivedere è quello inerente i controlli di qualità. Mentre infatti un decreto dell’assessorato alla Sanità del 30 dicembre dell’anno scorso prevede l’istituzione di un Centro regionale per l’implementazione, l’assicurazione ed il controllo della regolamentazione e della qualità (CRQ) del Controllo Qualità Interno (CQI) e delle Valutazioni Esterne di Qualità (VEQ) nei laboratori di tutta la Sicilia, lo stesso provvedimento non prevede che il medesimo procedimento sia obbligatorio anche per i Centri Trasfusionali, perché questi ultimi non fanno parte della rete laboratoristica della Regione. “Fatto questo -si legge nel documento dell’Apacmem- che porterebbe al grave e pericoloso paradosso che nell’ambito di processi vitali come quelli erogati dai Trasfusionali verrebbe a mancare il codificato controllo del dato pre-analitico ed analitico, nonostante il 70% degli errori avvenga proprio in queste fasi. Come dire che alcuni Servizi Trasfusionali sarebbero deputati ad eseguire, senza gli obbligatori controlli di processo “CQI” e “VEQ”, quegli esami diagnostici (anche di routine) che i laboratori di Patologia Clinica e Microbiologia già eseguono per arrivare alla diagnosi”. 

Peraltro, lo stesso Piano Regionale del Sangue segnala tra i problemi da risolvere la razionalizzazione dei costi. Nonostante questo presupposto, test comuni l’anti-HIV, la sifilide, la glicemia, creatininemia e simili dovrebbero essere eseguiti in determinate strutture, dette Centri “A” nessuna delle quali prevista a Messina, piuttosto che in tutti i Servizi di Medicina trasfusionale o nei Laboratori di Patologia Clinica e Microbiologia che già quotidianamente svolgono queste attività.

class="wp-caption-text">Raccolta di sangue all'ospedale Papardo

Qualche cifra? Un insieme di esami dal costo approssimativo di 50 euro che può essere eseguito senza problemi nei laboratori degli ospedali, subiscono un ricarico notevole di spese aggiuntive per il trasporto in un’altra sede. Senza considerare che nello sballottolamento da un centro all’altro, i campioni da analizzare potrebbero subire delle alterazioni da imputare ai tempi lunghi del trasporto o ritardi ingiustificati. “Il tutto -commenta l’Apacmem- a discapito della sicurezza del dato analitico e della rintracciabilità del dato inerente la “Validazione biologica”. 

Peraltro è stato ampiamente dimostrato a livello nazionale che concentrare questo genere di attività in poche sedi non ha mai comportato un abbattimento dei costi ma li ha invece aumentati. A esaminare bene il Piano è allora evidente che, al di là dei buoni propositi, non c’è una logica di risparmio, non c’è integrazione tra i reparti della stessa azienda e che i controlli centralizzati comportano ritardi nell’esecuzione degli esami e quindi nell’utilizzo delle sacche di plasma. 

Fermo restando che 33 Centri Trasfusionali anche in una regione vasta e popolosa come la Sicilia sono davvero troppi e sono evidentemente il frutto di scelte che puntavano alla moltiplicazione delle poltrone, è altrettanto evidente che convogliare tutta l’attività di verifica sul sangue donato, più che razionalizzare la spesa dà invece il colpo di grazia alla raccolta nell’Isola. Che non a caso, potendo contare solo su 123.390 donatori, è in fondo alle classifiche nazionali quanto ad autosifficienza. 

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, dato confermato nel Piano Regionale Sangue, è necessaria una scorta di 40 sacche ogni mille abitanti. A Messina però si è fermi a 19 sacche: evidente conferma, laddove ce ne fosse bisogno, che la provincia peloritana, ultima in Sicilia per la raccolta, è in costante stato di emergenza indipendentemente dalla crisi fisiologica che in estate si determina un po’ ovunque. Stando agli ultimi dati disponibili rispetto al numero di sacche raccolte, nel 2008 nell’Isola ci sono state 174 mila donazioni rispetto al minimo necessario di 200 mila. Tenendo presente che ogni anno 40 mila sacche sono necessarie solo per i talassemici, che all’appello ne mancano 26 mila e che solo per gli esami si spendono 37 euro a sacca di plasma, fatti due conti è evidente che annualmente in Sicilia si spende quasi un milione di euro che potrebbe essere risparmiato e destinato altrove se solo la Regione promuovesse in maniera efficace la donazione di sangue. Visto per altro, che nell’Isola l’80% della raccolta di sangue è delegato alle associazioni di volontariato. 

Tornando ai costi, acquistare una sacca di sangue costa 153 euro e se a questa si aggiungono anche le piastrine si arriva a 438 euro. Gli esami di verifica su una sacca di sangue donato a Messina costano 35 euro più un euro e 80 per il trasporto, ma solo perché la validazione avviene nel centro di Catania. Probabilmente, se le verifiche potessero essere effettuate dove il plasma è stato raccolto, la spesa sarebbe ulteriormente ridotta.  

Un altro aspetto su cui soffermarsi è quello del personale impiegato. In Sicilia i Centri Trasfusionali possono contare su 540 addetti. Un numero che secondo il Piano Sanitario Regionale è più che sufficiente. Ma il punto di vista è solo quello economico e non è rapportato alle reali necessità di reparti, come per esempio quello del Papardo-Piemonte di Messina, che non ha la reperibilità perché essendo un ospedale di terzo livello d’emergenza deve avere in reparto medici 24 ore su 24. 

Ma la vera follia, alla quale peraltro non dovrebbe essere difficile rimediare, è che i SIMT, i Centri di Medicina Trasfusionale degli ospedali siciliani, non sono messi in rete tra loro. A ciascun donatore è attribuito un codice. Ma se il volontario dona a Palermo o a Catania avrà due codici diversi. I risultati della validazione sono ancora inviati via fax, non esiste un unico elenco di donatori valido per tutta la Sicilia, mentre la Rete Trasfusionale Informatica è ancora solo un’ipotesi a pagina 26 del Piano Regionale Sangue.