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Per San Valentino un ballo contro la violenza sulle donne

Le prove del ballo

Il 14 febbraio le donne di tutto il mondo si alzeranno in piedi e balleranno per strada. E non c’entra niente San Valentino. One Billion Rising è un evento che da 15 anni porta in strada quello che per gli organizzatori è a global strike, per manifestare contro le violenze subite dalle donne di tutto il pianeta, ad ogni latitudine e in ogni condizione sociale.

A Messina il global strike prenderà forma a Villafranca Tirrena grazie al comitato Break the Chains, che ha deciso di aderire all’iniziativa internazionale per dar voce a quelle donne che voce non hanno. Alle 18 di giovedì 14, a piazza Quasimodo, un centinaio di persone (non solo donne, ma anche uomini, bambini, persone anziane) ballerà la stessa coreografia che si ballerà in Sud Corea, in Colorado, in Groenlandia.

Il sito web dell’evento ci dice che una donna su tre sarà picchiata nell’arco della sua vita. Ma ci dice anche che se un miliardo di donne violate è un’atrocità, un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione.

“È sublime l’idea di protestare ballando”. Sono le parole di Giovanna Crea dell’associazione socio-culturale ClanDestino per il recupero del sostegno scolastico ai bambini e portavoce del comitato, in questi giorni impegnata a coordinare l’organizzazione dell’evento e naturalmente le prove della coreografia.

“Balleremo per dire la nostra e lo faremo in modo alternativo, pacifico, consistente. Abbiamo ricevuto un centinaio di

adesioni, anche da parte di persone che non hanno mai ballato in vita loro. Tutti vogliono dire che è ora di smetterla con le violenze sulla donna”.

Violenze che spesso, però non si consumano solo al di là degli oceani e dei deserti, ma anche qui, vicino a noi. “Da questa iniziativa partirà un’attività di monitoraggio capillare del territorio, perché ci siamo accorti che molte donne a noi vicine soffrono disagi terribili e noi dobbiamo fare qualcosa di concreto. Molte donne ci hanno chiesto di partecipare a One Billion Rising perché sono felici all’idea di ballare senza doversi fare riconoscere”. Trovando così nella danza una forma di libertà negata.

Senza dimenticare che mettersi in gioco in maniera così evidente non è da tutti e spesso lo si fa solo per una giusta causa. “Sta avvenendo una forma di contagio di passione ed entusiasmo tra persone diversissime tra loro e, diciamoci la verità, anche poco capaci di ballare. Ad unirle solo il rosso e il nero, i colori scelti per l’occasione”.

Tante le associazioni che hanno scelto di sposare la causa. E i cittadini, come li si può coinvolgere? “Quando chiedo ai negozianti di esporre la locandina dell’evento -ci racconta Giovanna- dico loro di informarsi, prima. Per capire cosa succede alle donne di tutto il mondo. Esserci e dire la propria e dirla insieme agli altri, è importantissimo: la condivisione attiva e pacifica è l’unico strumento che abbiamo”.

Duecento flashmob in tutta Italia, spesso organizzati in collaborazione con le palestre e le scuole di danza, faranno scuotere la terra, creando quel terremoto a cui One Billion Rising affida il difficile compito di difendere le donne.