Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Per Pascoli solo mostre e convegni, ma la sua casa cade a pezzi

La targa che ricorda Giovanni Pascoli

Una casa fantasma, con drappi lacerati e sbattuti dal vento. Così si presenta Palazzo Sturiale, l’edificio che ospitò Giovanni Pascoli nei suoi anni messinesi, al civico 162 di piazza Risorgimento, che tutti in città chiamano piazza Don Fano.

A cento anni dalla morte del poeta, la città lo ricorda con una mostra bibliografica a Palazzo dei Leoni ed un convegno internazionale all’Università.

Eppure, i luoghi dove Pascoli trascorse cinque anni della sua vita (“i migliori, i più operosi, più lieti, più raccolti, più raggianti di visioni, più sonanti d’armonie”, come scrive in una lettera datata 5 luglio 1910 e indirizzata a Ludovico Fulci) sembrano non conservare traccia del passato illustre. Ad eccezione di una targa commemorativa, che spiega come quello di piazza Risorgimento fosse per il poeta “l’alloggio ideale”.

I commercianti della zona assistono spesso alla riunione, proprio davanti alla targa, di intellettuali e attivisti che, sotto forma di comitati, chiedono un pronto restauro dell’edificio. Edificio che, come ci spiega l’architetto Nino Principato, “oggi risulta protetto dal Piano regolatore ed è stato inserito nella categoria A1, quella, cioè, riservata agli edifici di interesse storico, artistico e monumentale.

Ma questo significa solo che non può essere demolito né può essere oggetto di nuova costruzione”. Nessuna garanzia di intervento, dunque, per fermare il degrado inarrestabile di tutto il primo piano dell’edificio.

Palazzo Sturiale ha due ingressi. Uno, quello alla destra della targa, è privo di portone e danneggiato dal tempo. L’altro, alla sinistra della targa, appare in condizioni migliori ed è stato dotato di un moderno portone di vetro.

I commercianti di via Risorgimento non sanno rispondere con precisione alla domanda su quale dei due sia l’ingresso di casa Pascoli. Sono orientati a dire che si tratti di quello di sinistra, quello nuovo, anche perché il balcone sovrastante mostra uno stendardo arrotolato, impossibile da leggere ma che pare sia stato messo proprio per ricordare il passaggio del poeta. La targa, però, indica il n.162 come quello in cui abitò Pascoli.

È d’accordo con questa tesi l’architetto Principato, fermo nel sostenere che l’appartamento del poeta sia quello sovrastante l’ingresso di destra, “anche perché c’è una foto che ritrae Pascoli e la sorella affacciati da quel preciso balcone”.

Ad ogni modo, “è impossibile provare ad entrare negli appartamenti del primo piano, per problemi legati alla sicurezza. Gli unici agibili sono stati affittati a studenti fuori sede”, come ci racconta la figlia di uno dei proprietari dell’edificio.

A Messina Giovanni Pascoli compose le poesie L’aquilone, L’ora di Barga, Le ciaramelle. Vi arrivò, insieme alla sorella Mariù, nel gennaio 1898, quando fu chiamato ad insegnare letteratura latina all’Università.

La sua prima abitazione fu al secondo piano di via Legnano 66, ma nel novembre dello stesso anno si trasferì a Palazzo Sturiale, dove rimase fino al 1902.

Tornato nella sua Emilia, il poeta assistette da lontano al terremoto del 1908, che distrusse “quella che lui considerava la sua seconda città”, come racconta l’architetto Principato. Fu in quella triste occasione che scrisse “Qui dove è stata distrutta la Storia, resta la poesia”.