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Per le FS tutte le strade portano a Roma

Saltano i treni diretti per Milano, Torino e Venezia e a livello regionale due Messina-Palermo, due Messina-Siracusa e due Agrigento-Catania. Il regalo di Natale del Gruppo Ferrovie dello Stato per la Sicilia, e per Messina in particolare, è l’obbligo di fare tappa a Roma quando la destinazione supera la barriera del centro Italia. Un progetto nell’aria da tempo e per il quale la Fit Cisl di Messina, Cassandra inascoltata, ha lanciato l’allarme più e più volte, ma che la classe politica locale non ha voluto, saputo o potuto raccogliere. 

Il risultato? Tagli al personale che dovrà essere ricollocato, licenziamenti che diventeranno effettivi tra poche settimane e migliaia di clienti letteralmente regalati alle compagnie aeree. Perché è evidente che per quanto uno non ami o abbia paura di volare, di fronte alla prospettiva di dovere scendere a Roma, pregare Dio che la coincidenza sia rispettata, trasferire bagagli e poi ripartire, un esempio a caso, per Milano, preferisca a scelta imbottirsi di tranquillanti, ascoltare cassette new age, fare esercizi di yoga, prendersi un aereo e amen.  

Il tutto con la complicità più o meno consapevole di una classe politica decisamente poco attenta alle esigenze del territorio e che ha già permesso lo smantellamento del trasporto merci su rotaia danneggiando in maniera irreparabile le aziende dell’Isola che sentitamente ringraziano ed il conseguente innalzamento del livello non solo dei costi, ma anche del tasso di inquinamento dell’ambiente dovuto al ricorso al gommato. 

Michele Barresi, segretario provinciale Fit Cisl Messina

“Tanto tuonò che piovve verrebbe da dire -commenta Michele Barresi, segretario provinciale della Fit Cisl di Messina. Aspettiamo la consegna ufficiale del nuovo orario che entrerà in vigore tra poco, ma è bene ricordare che abbiamo denunciato questa linea del Gruppo FS in tempi non sospetti, lo abbiamo detto e ripetuto in ogni occasione possibile ma gli unici che avrebbero potuto fare qualcosa, i deputati locali, non hanno alzato un dito. Delle due l’una: o hanno preferito non farlo o non ne sono

stati capaci. Il risultato? Licenziamenti, mobilità, disservizi per gli utenti ed un  territorio ulteriormente squalificato. Pagheranno i cittadini  ed i lavoratori e ci troveremo a dover gestire l’ennesima emergenza occupazionale che si sarebbe potuta evitare se solo lo si fosse voluto”. 

Per la Sicilia si prevedono una sessantina di esuberi, ma se a Trenitalia si aggiunge anche il personale delle Officine Grandi Riparazioni di Messina, quello che cura la manutenzione e chi lavora sui traghetti, il numero arriva a 150-160 lavoratori da ricollocare. Dato questo, che si va ad aggiungere agli 82 dipendenti messinesi della Servirail, la società che fino a tempi recenti ha gestito il servizio di accompagnamento notte sui vagoni letto a cui ha rinunciato visti i criteri proibitivi del bando, che saranno licenziati l’11 dicembre prossimo. A prima vista per loro non ci potrebbe essere più nulla da fare. Molti ex dipendenti della Servirail però hanno già presentato ricorso sostenendo che anche se dipendenti di una società privata la loro occupazione può fare riferimento esclusivamente alle FS, che dovrebbero dunque provvedere a ricollocarli altrove, sempre nel comparto ferroviario.

Che nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia la Sicilia sia ulteriormente allontanata dal resto del Paese ha il sapore amaro di una beffa. Così come è altrettanto amara la consapevolezza che la riduzione dei costi continuamente sbandierata dalle Ferrovie dello Stato e applicata però guarda caso proprio dove un servizio di utilità sociale come il trasporto pubblico è più necessario, negli ultimi 16 anni non ha prodotto risparmi effettivi ma solo un impoverimento progressivo del territorio sia per i posti di lavoro tagliati sia per le imprese, private di un servizio essenziale come il trasporto merci su rotaia. 

Il taglio dei treni a lunga percorrenza è previsto dal Piano Industriale 2011-2015 presentato a maggio dal Gruppo FS. L’idea è quella di creare un cosiddetto hub & spoke: un punto di interscambio da cui si riparte per arrivare alla destinazione finale. La prima vittima è stata la Sicilia, che adesso avrà come nodo di scambio Roma, ma la prossima sarà la Puglia, che vedrà il suo punto di arrivo e partenza a Napoli.