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Per la Sicilia Limoni al lavoro anche la Regione Sicilia

I lavoratori davanti ai cancelli chiusi dell'azienda

Un indennizzo di poche migliaia di euro, il pagamento dei tre mesi di preavviso ed il TFR. Poi la mobilità (la durata dipende dall’anzianità) e tra due o più anni la disoccupazione. Per i 26 dipendenti della Sicilia Limoni è scattata la corsa contro il tempo per provare a rimettersi in gioco e tentare di creare un’attività propria. Dalla loro parte hanno il presidente della Regione ed il suo staff.

Durante l’ultimo incontro con il presidente Crocetta ed i suoi assistenti sono state analizzate tutte le strade percorribili per recuperare l’attività dell’azienda, impegnata nella trasformazione e lavorazione degli agrumi. L’idea è quella di costituire una cooperativa o una società in grado di ripartire dal punto in cui la Sicilia Limoni ha lasciato. Crocetta ed il suo staff si sono impegnati a seguire con attenzione la vicenda e ad affiancare gli ex dipendenti nel tentativo di accedere a fondi comunitari che diversamente andrebbero perduti perché non sono stati presentati progetti per intercettarli.

Tutti i lavoratori hanno alle spalle almeno una ventina di anni di anzianità e non sono disposti a buttarsi tutto alle spalle. Anche perché nel corso dell’incontro convocato presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro per avviare le procedure per la messa in mobilità, l’azienda non ha fatto marcia indietro rispetto alla decisione di trasferirsi in Svizzera ed in Germania, dove produrre costa

meno ed è molto più semplice che in Italia. C’è stato solo il contentino di dichiarare che nel caso in cui dovesse decidere in futuro di riprendere l’attività a Messina, gli ex dipendenti sarebbero i primi a essere riassunti. Ma è evidente che è solo una lontana ipotesi che non è suffragata da alcunché e che lascia ben pochi margini a passaggi concreti.

Non a caso, quando durante gli incontri in Prefettura i sindacati hanno chiesto che la proprietà cedesse i macchinari e le attrezzature ai lavoratori, la Sicilia Limoni ha risposto picche, anche perché a fine gennaio aveva già venduto tutto. Una decisione questa, che oltre a rendere irrealistica qualunque promessa di ripresa, ha allontanato anche alcuni imprenditori locali che avevamo manifestato l’idea di rilevare lo stabilimento.

Le attrezzature necessarie per la trasformazione degli agrumi sono infatti molto costose e di fronte al capannone vuoto nessuno si è sentito di farsi avanti con offerte concrete. I lavoratori hanno presidiato per giorni lo stabilimento per tentare di bloccare il trasloco dei macchinari, ma quando hanno avuto la conferma che erano già stati venduti si sono arresi all’evidenza: la Sicilia Limoni non tornerà più a Messina.

“E’ vero che un’azienda ha il diritto di produrre dove vuole -commenta il segretario generale di Orsa Sicilia Mariano Massaro- ma anche la Sicilia Limoni, come molte altre imprese, ha comprato macchinari con fondi pubblici e usufruito di ammortizzatori sociali pagati con le nostre tasse. Quando per fare impresa si utilizza il denaro di tutti, compreso quello dei lavoratori licenziati, si deve rendere conto alla collettività di ciò che si fa”.