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Per la cittadella fieristica un futuro da “fondazione bene comune”

Il presidente del IV Quartiere Francesco Palano Quero mentre apre i lavori del Consiglio

“Occupare è l’azione di presa di un luogo, di  liberazione di spazi fisici e mentali. Noi stasera ci occupiamo di un luogo che è determinante per l’identità di Messina e che nello steso tempo è stato sottratto ad essa”.  Con queste parole ieri sera il presidente della IV Circoscrizione Francesco Palano Quero ha salutato i numerosi partecipanti al consiglio aperto del Quartiere che si è svolto nel salone  della Fiera.

Al centro della discussione l’occupazione del Teatro in Fiera che ha dato vita all’esperienza del Teatro Pinelli. Un evento che, nel ragionamento del presidente Quero, “pone domande e merita risposte. Domande che, citando un celeberrimo film di Sergio Leone, non sono mai indiscrete” e che sono emerse tutte nei tanti interventi che hanno animato la seduta andata avanti fino a tarda serata.

Il consiglio del IV Quartiere aveva preso una posizione di netto sostegno  sia nei confronti del Pinelli quanto dei lavoratori dell’Ente Fiera (senza stipendio  e sospesi nell’assoluta incertezza rispetto al proprio futuro da più di un anno) già all’indomani dell’occupazione. Una solidarietà attiva che ieri sera si è tradotta in una serie di richieste precise al Comune di Messina e alle deputazioni nazionale e regionale.

Intanto la sottoscrizione di “un protocollo d’intesa con l’Autorità Portuale che coinvolga la Circoscrizione per un’immediata fruizione giornaliera e continuativa della cittadinanza delle aree aperte della cittadella fieristica, non a fini di lucro ma per gli usi del tempo libero” , oltre ad un “accordo di programma tra Autorità Portuale, Regione e Comune che consenta di “riconfigurare i programmi in itinere, identificando le competenze e la titolarità delle aree della cittadella fieristica e di tutte quelle altre porzioni di territorio comunale urbano e pregiato, per riqualificarle eliminando inutili oneri finanziari per le Amministrazioni locali”. Ma anche la salvaguardia dei lavoratori dell’Ente Fiera che dovranno essere reimpiegati “nella futura New Co che dovrebbe gestire una nuova Fiera cittadina”, da collocarsi “in altro sito idoneo, fuori dal centro urbano”, il reperimento di risorse economiche pubbliche per le “misure di coesione sociale, attività per la gioventù, cultura, ricerca ed innovazione tecnologica”, la valutazione delle “ destinazioni dei luoghi” della Fiera “ribadendo per quest’area il valore strategico locale e urbano”, seguendo gli indirizzi dati dall’istituzione locale, attraverso processi decisionali partecipati”. Infine, il coinvolgimento delle Università nell’attivazione dei “protocolli per la partecipazione civica e per la costruzione di ipotesi concrete di trasformazione ed uso dei luoghi” e la collocazione nell’ex Fiera di attività di ricerca e di “forme associative non a fini di lucro che operano sul territorio”.

La posizione della IV Circoscrizione non è dunque troppo distante da quella del collettivo del Teatro Pinelli, che ieri sera ha contribuito  al dibattito  con un articolato documento per rivendicare, con il sostegno di puntuali citazioni della Costituzione e di una larga giurisprudenza, l’occupazione del Teatro in Fiera come “salvaguardia di un bene collettivo altrimenti abbandonato e la sua valorizzazione nell’interesse di tutta la cittadinanza come bene comune culturale” sottraendolo a mire speculative e privatizzazioni. Le proposte degli occupanti, elaborate in larghi tavoli di discussione, prevedono, accanto all’apertura dei cancelli ed alla tutela dei lavoratori della Fiera, che “i padiglioni siano destinati ad attività culturali e sociali al di fuori dalle logiche di mercato nonché la bonifica dello  spazio esterno “con un piano di conversione ecosostenibile”.

Nei progetti del Pinelli tutta la cittadella fieristica dovrebbe così diventare un “cantiere di democrazia partecipata” gestito direttamente dai cittadini interessati attraverso una veste giuridica da costruire appositamente, come la “fondazione  bene comune”, prevedendo forme di azionariato popolare  e la garanzia di un’assoluta immodificabilità della destinazione d’uso degli spazi.

Numerosi interventi hanno riecheggiato i temi sollevati dagli occupanti del Pinelli. Da quello del segretario dell’UGL Salvatore Mercadante, che ha annunciato la possibile occupazione dei locali fieristici anche da parte dei lavoratori dell’ente,

a quello del presidente del v Quartiere Alessandro Russo, che ha parlato del teatro occupato come di una positiva “insorgenza democratica”. Parole simili ha pronunciato il presidente del CESV  Nino Mantineo, che si è anche chiesto “dove stavano gli esponenti dei partiti di governo nazionale e locale mentre a Messina si creavano le condizioni dell’attuale disastro”.

Anche il presidente dell’ordine degli Architetti Falzea si è unito alla richiesta di apertura immediata dei cancelli della Fiera, sottolineando come sia necessario “riappropriarsi dei troppi luoghi chiusi e degli spazi negati” e combattere il degrado “ arrestando immediatamente l’ulteriore  consumo di suolo e riqualificando il territorio con piccoli interventi sostenibili e non con le grandi opere”.  D’accordo con questa impostazione l’ambientalista Anna Giordano, mentre di necessità di “dispiegare il processo aperto dall’insorgenza civile” dell’occupazione e di una democrazia “non solo procedurale ma di sostanza”, resa necessaria dal tema dei beni comuni, ha parlato Marco Letizia del Pinelli.

Daniele David, dirigente della Fillea Cgil, ha denunciato il “totale fallimento delle istituzioni preposte alla cura dei luoghi” chiedendo con forza a quelle classi dirigenti che hanno “appaltato il futuro di Messina a logiche di saccheggio e al monopolio della rendita di mettersi in ascolto” della società e accettare che “ la riappropriazione da parte dei cittadini di ciò che è stato loro sottratto avvenga nelle forme che essi stessi liberamente si danno”, occupazione compresa.

Le classi dirigenti che hanno seguito il consiglio del sindacalista, ieri sera sono state nettamente sulla difensiva. Mentre Santi Trovato,presidente dell’ordine degli Ingegneri, invitava a “non fare come Penelope e a partire dai progetti che ci sono” come quello illustrato dall’architetto Marino a nome del team vincitore del concorso del 2008 sulla ristrutturazione del Teatro in Fiera, l’onorevole Enzo Garofalo, che è stato presidente dell’Autorità Portuale dal 2003 al 2007, si è detto favorevole alla salvaguardia dell’uso pubblico della cittadella fieristica e disponibile a “rendere pubblico ogni piano particolareggiato che sarà elaborato su quell’area” per dialogare “anche con le istanze della protesta civile” come quella del Pinelli.

L’assessore provinciale alle Partecipate Michele Bisignano, dal canto suo, ha ricordato l’Accordo di Programma per gli interventi finanziari di rilancio della Fiera stipulato nel 2008 da Comune, Camera di commercio, Provincia e Autorità portuale e ne ha giustificato il fallimento con l’ attuale crisi finanziaria degli enti locali, avallando così l’attuale decisione del Comitato Portuale di procedere al bando di gara internazionale e precisandone i criteri di “rispetto dei vincoli di tutela architettonica  e di destinazione d’uso, nonché la finalità pubblica e l’utilizzo della risorsa-mare”.

Con un tono neanche troppo velatamente polemico verso la Regione, l’assessore Bisignano si è detto infine disponibile anche alla cessione delle aree agli enti locali, attraverso un istituto giuridico previsto  dal codice della navigazione, purché la richiesta sia “corredata da atti che comprovino il valore” anche economico dei progetti. Un sostanziale riconoscimento delle ragioni dell’occupazione è venuto anche dal presidente del Consiglio comunale Pippo Previti, mentre l’ingegner Mario Pizzino, dirigente del Comune di Messina, ha invitato gli occupanti ad una discussione pubblica anche sul recupero dell’affaccio a mare a sud, nelle aree che saranno liberate dagli impianti di Rete Ferroviaria Italiana.

E’ toccato al Segretario Generale dell’Autorità Portuale Francesco Di Sarcina  rispondere a tutte le sollecitazioni venute fuori dalla discussione. Il suo è stato un intervento rivolto innanzitutto a smorzare le tensioni con gli occupanti del Pinelli e sdrammatizzare i toni dei giorni scorsi. “I test che dovrebbero iniziare a breve (i cosiddetti carotaggi) per l’avvio della fase di progettazione degli interventi di ristrutturazione del teatro non  comporteranno necessariamente la demolizione del medesimo -ha sottolineato. I nostri studi di fattibilità prevedono diversi scenari per l’utilizzo degli spazi della Fiera, che saranno valutati anche in base a criteri di ordine economico”.

Di Sarcina ha anche riconosciuto la necessità di un “approfondimento di studio sulla questione del rapporto pubblico-privato” e di aver valutato inizialmente l’iniziativa degli occupanti sulla base di “qualche pregiudizio”, per il quale si è pubblicamente scusato. La proposta è stata infine quella di “farsi portavoce presso il presidente dell’Autorità Portuale della richiesta di consegna di un padiglione della fiera” da destinare a laboratorio partecipato di progettazione sul futuro della cittadella “in una logica di collaborazione e non più di contrapposizione”.