Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

PD a Messina, ancora un’analisi della candidatura di Ridolfo

Basilio Ridolfo

Dopo la conferenza stampa dei renziani, sulla candidatura unica di Basilio Ridolfo alla segreteria provinciale del PD di Messina arriva anche l’analisi di Antonio Saitta, Gaetano Gennaro, Armando Hyerace e Giovanni Giacoppo. Un’analisi severa, che non risparmia nessuno, dal segretario regionale Lupo ai renziani messinesi della prima ora.

“L’intesa in seno al PD messinese sulla candidatura unitaria alla Segreteria provinciale del sindaco di Ficarra Basilio Ridolfo -scrivono Saitta, Gennaro, Hyerace e Giacoppo- è stata determinata da due condizionamenti.

Il primo è l’accordo nazionale tra Renzi e Franceschini che prevede in Sicilia il rilancio della segreteria regionale di Giuseppe Lupo con l’appoggio, forse determinante, di Francantonio Genovese.

Il quale, non a caso, ha già dichiarato di voler sostenere al congresso nazionale il sindaco di Firenze. Tutto ciò, alla faccia della rottamazione e con buona pace dei renziani della prima ora.

Il secondo risiede nella costatazione delle altre componenti non allineate a questo schema (Panarello, area Letta, area Pittella), che uno scontro frontale con Genovese avrebbe indotto quest’ultimo a mettere in campo i suoi mezzi, ancora imbattibili, di procacciamento e mobilitazione del consenso, riducendo le voci dell’opposizione ad una mera testimonianza in seno agli organismi statutari.

Si è preferito, quindi, far assumere a Lupo, nella duplice veste di segretario regionale e di commissario del PD messinese, la responsabilità di una candidatura che, pur appartenendo al gruppo di Genovese, dichiara di voler realizzare un profondo cambiamento del partito.

Probabilmente è nel giusto chi ha giudicato questo accordo un errore, perché riproduttivo di uno schema che non ha funzionato

nel passato e perché impossibile da spiegare all’opinione pubblica.

Questa ha voltato le spalle al PD dominato da Francantonio Genovese sin dal 2008, apparendo il partito in grado di procacciare preferenze per fortune politiche personali, ma non a mobilitare il consenso maggioritario: i risultati delle elezioni regionali nel 2012 e delle amministrative a Messina lo dimostrano con oggettività.

Una battaglia ideale, seppur destinata a infrangersi contro la realtà della fabbrica delle tessere e del consenso, avrebbe potuto costituire un primo passo per riedificare su basi solide il rapporto tra partito e cittadini.

Oggi, però, dobbiamo prendere atto che non esistono candidature alternative e, quindi, la sola ipotesi di cambiamento è quella dichiarata dal candidato unico al quale, però, occorre porgere due domande su un tema fondamentale: il futuro segretario del PD ritiene compatibile la permanenza dei parlamentari Genovese e Rinaldi nel partito? Qualora si dovesse tornare al voto, per il rinnovo del Parlamento nazionale o regionale, proporrebbe la loro ricandidatura (anche solo alle primarie)?

Non si tratta, ovviamente, di legare la risposta agli esiti delle vicende giudiziarie, per le quali valgono tutte le garanzie costituzionali di non colpevolezza per i soggetti coinvolti e che non possono costituire un dato di valutazione politica, ma di prescinderne.

Occorre capire, infatti, se anche per il futuro segretario, così com’è nostra convinzione, il circuito ormai disvelato tra interessi privati, aziendali, politici e i meccanismi di formazione del consenso del gruppo Genovese sia incompatibile con la tavola dei valori fondativi del PD.

Sono interrogativi elementari, ma solo dopo aver conosciuto la risposta avrà senso discutere degli altri mille problemi del PD messinese e del rischio che questo corre di restare sepolto dalle macerie della parabola di un gruppo dirigente ormai in uscita”.