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Parco Aldo Moro, un’altra assemblea per rivendicarne l’uso pubblico

“Cento lucchetti non fermeranno la primavera”. Con questo slogan il Teatro Pinelli Itinerante ha riacceso i riflettori sul parco Aldo Moro, ieri pomeriggio nel corso di un’assemblea cittadina che si è svolta sulle scalinate del Comune di Messina.

L’allusione è ai catenacci e alle sbarre con cui gli addetti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno blindato i cancelli della collinetta che sorge ai bordi del viale Regina Margherita dopo un timido accenno di dialogo con gli attivisti che l’avevano riscoperta e donata alla città.

“Il parco -ha spiegato Massimo Camarata del Pinelli- è un bene comune di cui la città è stata privata per troppo tempo. L’abbiamo scoperto quasi per caso, dopo lo sgombero del Teatro in Fiera e ne abbiamo fatto una delle nostre Zone Temporaneamente Liberate, pensando fosse finalmente arrivato il momento di restituirlo ad una città in cui il verde pubblico  e gli spazi per la socializzazione sono rarissimi”.

Il Teatro Pinelli nelle scorse settimane aveva  tentato di aprire un dialogo con l’INGV sulla base della comune esigenza di modificare gli accordi fra l’ente pubblico di ricerca ed il Comune in modo da garantire la coesistenza delle attività dell’Osservatorio Geofisico e delle funzioni proprie di un giardino pubblico.

I funzionari della sede palermitana dell’Istituto, da cui dipende la struttura messinese, si sono però limitati a promettere una parziale  riscrittura del protocollo d’intesa con Palazzo Zanca senza offrire alcuna garanzia rispetto ai tempi d’attuazione del medesimo, accompagnando anzi le parole con una nuova, ben più concreta, chiusura del parco.

“Sconcerta l’assoluta mancanza di reale progettualità da parte dell’INGV come del Comune -ha sottolineato un altro militante del Pinelli, Marco Letizia, nel corso dell’incontro di ieri. “Nessuno, a fronte delle somme già spese per ristrutturare lo stabile che sorge dentro la villa, sa o vuole dire con precisione quando riaprirà l’Osservatorio e per quale motivo l’attività di ricerca non può coesistere con l’uso del giardino e di parte dei fabbricati da parte del pubblico” .

Ricca di spunti la discussione su queste sollecitazioni. Mentre Giulia Giordano ha ricordato il valore delle azioni dirette di liberazione degli spazi e l’alleanza fra movimenti di lotta  e giuristi nella definizione di un nuovo rapporto fra pubblico e privato, Maria Cristina Sajia, candidata sindaco del Movimento 5 Stelle, ha proposto una nuova petizione popolare per rimettere la questione dell’apertura del parco all’attenzione dell’opinione pubblica.

Per Renato Accorinti, anche lui candidato alla poltrona di Palazzo Zanca, non è detto che l’INGV debba rimanere al parco. “Ci sono luoghi più idonei a Messina per ospitare un Osservatorio geofisico. Il Parco Aldo Moro dovrebbe essere destinato per intero alla libera fruizione da parte di tutti. Oltre all’area verde realizziamo anche una biblioteca o un museo”.

Accorinti ha allargato il ragionamento. “La prossima amministrazione comunale dovrebbe aprire con il Demanio e il ministero della Difesa una trattativa per sottrarre alla speculazione le zone militari dismesse o in via di dismissione, dall’ex Ospedale militare al Distretto, perché sono i veri grandi polmoni verdi di una città priva di parchi urbani significativi”.

La proposta operativa su cui alla fine l’assemblea ha espresso consenso unanime è stata quella di indire a breve un nuovo incontro pubblico, stavolta alla presenza del commissario Croce e dei funzionari INGV, per formalizzare la riapertura in tempi certi del Parco Aldo Moro e porre la questione di un possibile cambio di destinazione d’uso dell’area.