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Papardo, senza sangue non si canta messa

Il primario Giuseppe Falliti mentre dona il sangue

Com’era prevedibile, nel braccio di ferro tra il Servizio di Medicina Trasfusionale del Papardo e i vertici aziendali ad avere la peggio saranno i pazienti. Se infatti l’appello dei giorni scorsi del primario del reparto Giuseppe Falliti alle testate locali per far fronte all’emergenza aveva avuto come risposta oltre 60 donatori volontari in 3 giorni, il comunicato dell’Azienda ospedaliera ha invece ottenuto un effetto boomerang facilmente prevedibile. I donatori sono spariti e le riserve del nosocomio sono nuovamente a secco. Il risultato, stando alle indiscrezioni che girano nell’ospedale tra medici avviliti e ricoverati inferociti, è che gli interventi chirurgici saranno ridotti sino a quando non si creerà un circuito virtuoso che consenta di avere scorte di sangue sufficienti.

 Nella nota inviata alla stampa il 26 agosto scorso, la direzione generale del Papardo sottolineava di “aver già provveduto a reperire 90 sacche di plasma dal circuito regionale che consentono di affrontare lo svolgimento delle attività trasfusionali”. Peccato però, che il sangue richiesto ad altre strutture si debba pagare dai 17 ai 37 euro a sacca (moltiplicare questa somma per le quantità necessarie all’attività dell’ospedale dà somme da capogiro) e che nei giorni scorsi due soli pazienti operati nel reparto di Cardiochirugia abbiano avuto

bisogno di 80 sacche in un giorno. Dato questo, che si commenta da sé. 

Impossibile parlare con il direttore generale Armando Caruso, irrintracciabile al telefono, per chiedere come pensa di affrontare l’emergenza. La sola certezza in questo momento, dopo che l’appello di Falliti ha provocato persino un’ispezione di Attilio Mele (responsabile del Servizio Trasfusioni Regionale e zio acquisito dell’assessore alla Sanità Massimo Russo), che sfidando il caldo torrido dei giorni scorsi ha ritenuto opportuno precipitarsi in riva allo Stretto per dare un’occhiata, è che l’attività delle sale operatorie potrebbe essere seriamente compromessa. Nessuno lo ammette ufficialmente, quando ci sono problemi nella pubblica amministrazione scatta immediatamente l’embargo delle dichiarazioni, ma se non si potrà contare su una scorta adeguata di sangue in tempi strettissimi inevitabilmente i ritmi rallenteranno ed i pazienti dovranno rivolgersi altrove. E le emergenze? Come è già successo molte altre volte, bisognerà attaccarsi al telefono, rivolgersi alle altre strutture siciliane e raccattare 30 sacche di plasma qui, 25 là, pagarle con i soldi della collettività e ringraziare pure quando ti arrivano il giorno dopo.    

Complice anche l’accorpamento del Papardo con l’ospedale Piemonte ed il trasferimento delle strutture del nosocomio di viale Europa, il numero delle donazioni volontarie è crollato e l’anno scorso non si è riusciti ad arrivare a quota 700. Numero assolutamente insufficiente se si considera che l’obiettivo minimo è di 1.400 sacche l’anno, mentre il numero che si dovrebbe effettivamente raggiungere per garantire l’autonomia non può essere inferiore a 2.500.