#Palermo. I familiari di Lo Porto chiedono la salma per una degna sepoltura

Giovanni_Lo_PortoGiovanni Lo Porto, il cooperante palermitano rapito nel gennaio del 2012, è morto a gennaio, al confine tra Pakistan e Afghanistan, ucciso durante un’operazione militare delle forze armate statunitensi. Ma i familiari ancora non hanno avuto la salma per potergli dare una degna sepoltura.

Il sindaco Leoluca Orlando, dopo aver fatto visita ieri alla famiglia di Giovanni Lo Porto, ha preannunciato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, per chiedere che il governo si attivi affinché siano restituiti ai familiari i resti del cooperante.

“Non possiamo privare Giovanni Lo Porto del diritto ad una degna sepoltura – afferma Orlando nella missiva – né possiamo privare i familiari del diritto a deporre un fiore alla tomba di un ragazzo che si è adoperato, sino ad essere ucciso, per la pace e la

" rel="tag" title="Articolo taggato con giustizia">giustizia sociale. Per questa ragione chiederò formalmente al Presidente del Consiglio dei ministri di attivare tutti i canali istituzionali affinché i resti del corpo di Lo Porto possano essere accolti dalla sua famiglia e dalla sua città. Considero ciò un necessario gesto di umanità che, sebbene non possa restituire la vita ad un ragazzo, può contribuire ad alleviare il dolore per scomparsa di un figlio”.

Orlando ha anche annunciato una lettera ai presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso, perché il Parlamento faccia di tutto per giungere alla verità, istituendo una commissione parlamentare d’inchiesta che possa fare chiarezza sulle dinamiche del rapimento e della morte di Lo Porto.

“La scelta di istituire una commissione d’inchiesta – conclude Orlando – può essere un modo per restituire centralità al Parlamento e per confermare di quanto accaduto e solidarietà alla famiglia, accertando una verità che deve essere conosciuta dal Paese”.


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Armando Montalto

Tra la metà dei Novanta e i primi Duemila ha cambiato città, paese e occupazione con la rapidità di un colibrì. Insomma, questo quarantenne messinese, dopo aver fatto consegne a Canal Street, parlato in nome della UE, letto Saramago, tirato sassi sul Canal Saint Martin e bevuto fiumi di birra ha deciso. Tornare a casa, mettere su famiglia e la testa a posto. Oggi si divide tra libri, mare e famiglia. Intanto, prova a scrivere e a raccontare Messina.

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