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#Palermo. Carte di credito clonate, truffa da tre milioni di euro

Carte_di_credito-PoliziaUna banda di palermitani vicini a esponenti di Cosa Nostra aveva arruolato hacker dell’Europa Orientale per clonare carte di credito di cittadini stranieri, sopratutto statunitensi truffati per importi di molte migliaia di dollari.

Stamattina a Palermo, l’operazione Free Money  ha portato all’arresto di 24 persone che devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di ricettazione, riciclaggio ed all’indebito utilizzo di codici di carte di credito clonate. Il provvedimento di fermo è stato adottato dalla Procura della Repubblica, a firma del procuratore Francesco Lo Voi e del sostituto Siro De Flammineis.

“L’indagine – spiegano dalla Questura di Palermo – è nata dalla denuncia di un direttore di un istituto di credito, che ha permesso di ricostruire una complessa organizzazione criminale che, grazie all’utilizzo di un pos di una ditta di autonoleggio di Palermo, clonava codici di carte di credito”.

Il meccanismo utilizzato dal gruppo specializzato nel mercato nero online si basava essenzialmente nel far credere alle banche di ricevere incassi POS da parte di cittadini stranieri per servizi, in realtà, mai forniti, utilizzando a tal fine codici di carte di credito clonate acquistati da hackers e online, attraverso circuiti illegali.

“L’associazione criminale – aggiungono dalla Questura – attraverso la creazione di ditte fittizie, prevalentemente società di autonoleggio, intestate a soggetti compiacenti, riusciva a giustificare l’apertura di conti correnti bancari per i quali otteneva dall’Istituto di Credito il relativo POS. Parallelamente si procuravano codici di carte di credito già clonate, per lo più di ignari soggetti stranieri americani, danesi e francesi, con i quali effettuavano transazioni fraudolente, simulando noleggi di autovetture, in realtà mai effettuati, attraverso i POS ottenuti ed appartenenti alle predette ditte fittiziamente create”.

Il denaro accreditato sui conti correnti delle ditte create ad hoc, era immediatamente versato in conti correnti di comodo o verso carte di credito prepagate riconducibili ai membri

del gruppo o a persone loro vicine. I soldi erano prelevati poi tramite bancomat o agli sportelli bancari. Il denaro era quindi  spartito secondo una percentuale specifica e in base al peso del soggetto in seno all’associazione.

Polizia postaleLa base operativa era a Palermo, ma aveva ramificazioni nel Lazio e sfruttava le competenze tecniche di hacker russi, ucraini e romeni.  Il volume di affari, di circa 3 milioni di euro, e il legame con esponenti di Cosa Nostra, fanno ipotizzare agli investigatori che questo possa esser un nuovo canale di approvvigionamento della Mafia.

“Il modus operandi utilizzato si articolava secondo fasi ben determinate – spiegano in dettaglio dalla Questura.

Procacciamento del soggetto-complice a cui fare intestare una nuova Partita Iva, mettendolo a capo di una ditta di autonoleggio fittizia.

Affitto di un locale, dandogli la parvenza di una nuova apertura di autonoleggio (collocazione all’interno di alcuni suppellettili e di un’insegna con scritto Autonoleggio e un numero di cellulare.

Apertura di uno o più conti correnti utilizzando la partita Iva intestata alla società di comodo già creata, con contestuale istanza di convenzionamento del POS abilitato al PAN Manuale, quello che non richiede la cosiddetta strisciata fisica della carta di credito.

Attesa e consegna  dell’apparecchio POS e successiva prova del funzionamento attraverso operazioni, spesso pari a 1 centesimo di euro, realizzate con carte di credito intestate ai membri della banda.

Acquisto sul mercato clandestino internazionale dei codici delle carte di credito clonate. Sia attraverso  una piattaforma internet clandestina, su base criptata, dedita esclusivamente alla vendita clandestina di codici di carte clonate, grazie alla strettissima collaborazione di alcuni romeni che riuscivano ad operare in campo internazionale. Ma anche con l’acquisto diretto dei codici da hacker russi e ucraini, pagandoli con Moneygram oppure West Union.

Fase del riempimento del conto corrente simulando la vendita di prodotti o servizi, tali da far confluire in poco tempo sui conti correnti della ditta creata, grosse somme di denaro, prelevate dai conti correnti delle vittime.

Infine, lo svuotamento del conto che avveniva sopratuto tramite Home Banking”.

Giuseppe Marino

Laureato in Giornalismo all'Università degli studi di Messina. Si occupa a tutto campo della sezione sportiva di Sicilians, con un occhio di riguardo verso il calcio nostrano. Vi racconterà di tutto e di più sull'ACR Messina e sul panorama sportivo regionale.