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#Palermo. Bar sequestrato ai gestori per mafia, la proprietaria aspetta da un anno

Bar del Bivio Palermo
La manifestazione di stamattina Bar del Bivio Palermo

Un anno fa il Bar del Bivio, gestito dal 2010 da Marco Arena, è stato sequestrato perché, secondo i Carabinieri di Palermo, era nella disponibilità economica del padre, Salvatore, imprenditore vicino ai boss del clan di Villabate.

Ma, la proprietaria dello storico locale di via Messina Marine 797, all’angolo via Galletti, all’Acqua dei Corsari, non è riuscita  a ritornarne in possesso.

E così, stamattina Emanuela Alaimo, che è stata uno dei primi personaggi politici a raccontare pubblicamente di essere rimasta vittima dell’usura, ha organizzato un flash mob davanti al Bar del Bivio,  insieme ai suoi legali ha spiegato cosa succede a quella che è stata l’attività di famiglia.

La storia di questo bar ha inizio nel lontano 1954, quando la famiglia di Emanuela Alaimo , ex assessore comunale al Bilancio, al Patrimonio e alla Condizione Femminile, decide di aprire questo esercizio commerciale, che nel 2005 ha festeggiato in Camera di Commercio i suoi primi 50 anni di attività.

Quando nasce è un semplice chiosco di legno dove i miei genitori facevano il caffè con la napoletana ai camionisti che vi passavano. Tanto per capire, il dazio era proprio lì di fronte, due porte dopo l’attuale tabaccheria, e vi si faceva la pesa della merce. Sia mia madre sia mio padre – racconta Alaimo – stavano lì ventiquattro ore su ventiquattro, dormendo sulle brandine, per essere sempre pronti e disponibili per quanti lavoravano di notte e avevano bisogno di un caffè o di un pacco di sigarette”

Emanuela Alaimo
Emanuela Alaimo

Negli anni una serie di alti e bassi, ma alla fine “una divisione dei beni di famiglia affida sempre a me il bar, ma non potendomene occupare perchè nel frattempo erano intervenuti anche problemi di salute, lo diedi in gestione nel 2010 a Marco Arena, imprenditore che mi era stato consigliato da persone specchiate. Dopo quattro anni, però, l’immobile è stato sequestrato perché era, secondo i Carabinieri di Palermo, nella disponibilità economica del padre, Salvatore, imprenditore vicino ai boss del clan di Villabate”.

Così, il Bar è stato affidato a un amministratore giudiziario che lo prende in carico nel luglio del 2014 e lo chiude a dicembre.

Emanuela Alaimo e il figlio Lorenzo Catalano
Emanuela Alaimo e il figlio Lorenzo Catalano

In questi ultimi mesi il locale, peraltro, è stato distrutto dai vandali. E, “vista l’attuale situazione – tuona la Alaimo – chiedo di poterlo riavere per potere continuare a portare avanti il sogno che fu prima dei miei genitori, poi mio e della mia famiglia. Il bene, lo ribadisco, è mio e ho diritto a prenderne nuovamente possesso”.

Significativo il foglio affisso al vetro dal 21 gennaio scorso, con su scritto chiuso per inventario”. Inevitabilmente conseguente la sua distruzione a opera dei vandali. «Vista l’attuale situazione – tuona la Alaimo – chiedo di poterlo riavere per potere continuare a portare avanti il sogno che fu prima dei miei genitori, poi mio e della mia famiglia. Il bene, lo ribadisco, è mio e ho diritto a prenderne nuovamente possesso”.

Lo sfratto sicuramente lo vincerà nei confronti dell’amministrazione giudiziaria perché questa non paga – spiega l’avvocato Fausto Amato, che assiste la Alaimo dal 1999 – ma il problema è che il codice antimafia che regola le misure di prevenzione prevede una corsia che tutela le amministrazioni da qualunque azione esecutiva. Una follia, anche perché in questa situazione di stallo, la mia assistita paga il mutuo di 4mila euro circa al mese. Un sistema congegnato veramente in maniera sbagliata, che però si può cambiare. Bisogna lavorarci”.

Bar del Bivio Palermo

Stamattina, accanto alla presidente del Coordinamento vittime del racket e dell’usura e alla sua famiglia, c’erano gli abitanti della borgata, ma anche rappresentanti dell’amministrazione comunale, come i consiglieri Giusi Scafidi e Paolo Caracausi.

Da sempre condividiamo la battaglia di Emanuela Alaimo – afferma la Scafidi – che è poi la battaglia per rientrare in possesso dei beni confiscati alla mafia. Quando si parla di legalità, però, a dare prova di volere intraprendere questo cammino deve essere in prima battuta lo Stato, dimostrando di volere essere veramente vicino a chi rimane vittima di questi meccanismi”.

Presente anche l’ex deputato all’ARS, Pino Apprendi, da sempre vicino alla famiglia. Ridarcelo significherebbe molto anche perché potrebbe tornare a essere quel luogo di socialità per la borgata, nella quale si sono ben pochi punti di aggregazione. Un’occasione per dimostrare che la parola legalità ha una sua concretezza: quella di stare dalla parte dei giusti e difenderli nelle battaglie per i loro diritti” – conclude Alaimo.

Armando Montalto

Tra la metà dei Novanta e i primi Duemila ha cambiato città, paese e occupazione con la rapidità di un colibrì. Insomma, questo quarantenne messinese, dopo aver fatto consegne a Canal Street, parlato in nome della UE, letto Saramago, tirato sassi sul Canal Saint Martin e bevuto fiumi di birra ha deciso. Tornare a casa, mettere su famiglia e la testa a posto. Oggi si divide tra libri, mare e famiglia. Intanto, prova a scrivere e a raccontare Messina.