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#Palermo. Arrestati i vertici della famiglia di Santa Maria di Gesù

Vittoria Ragusa Poliza (1)Questa mattina, i poliziotti della Squadra mobile di Palermo, diretti da Rodolfo Ruperti, ha arrestato il capo cosca e altri esponenti di spicco della famiglia mafiosa Santa Maria di Gesù.

A Salvatore Profeta e agli altri destinatari delle misure cautelari sono stati contestati, a diverso titolo, i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, rapina e violenza privata, aggravata dall’essersi avvalsi delle condizioni tipiche dell’associazione mafiosa.

Con l’operazione Stirpe sono finite in manette sei persone mentre due sono state poste ai domiciliari, contemporaneamente sono state sottoposte a sequestro preventivo tre attività di spedizione e di trasporto di merci, unitamente al complesso dei beni aziendali riconducibili all’associazione mafiosa.

I provvedimenti cautelari emessi dal GIP presso il Tribunale di Palermo Alessia Geraci, su richiesta dei Pubblici Ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia Leonardo Agueci, Francesca Mazzocco, Caterina Malagoli e Sergio De Montis.

Le indagini iniziate dal 2012, grazie alle intercettazioni telefoniche, ambientali e tradizionali hanno permesso di documentare le attività criminali, di varia natura, gestite dal mandamento mafioso. Con l’operazione Stirpe è stata smantellata la linea di comando della storica famiglia mafiosa della Guadagna, al vertice della quale vi è Salvatore Profeta.

Il boss mafioso, indicato da alcuni collaboratori di giustizia come uomo d’onore, sin dai tempi di Stefano Bontate, è stato condannato più volte per associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti.

Profeta era tornato in libertà nell’ottobre del 2011, a seguito della revisione della sentenza definitiva con cui era stato condannato all’ergastolo per la strage di via D’Amelio.

Dopo diciotto anni di detenzione, una volta rimesso in libertà ha ripreso le redini del mandamento radunando i suoi affiliati e alcuni stretti congiunti per riprendere la gestione degli affari della consorteria mafiosa.

“Il riconoscimento del suo ruolo e del suo peso mafioso – spiegano dalla Questura di Palermo – è stato sin da principio incondizionato, avallato pure da altri esponenti mafiosi di spicco, che, come documentato dalle indagini, hanno affermato la posizione di supremazia del boss, sottoponendosi al rito del bacio in fronte”.

Dalle risultanze investigative é emerso

anche il costante consenso popolare di cui ha potuto godere in modo incondizionato il capo famiglia, al quale spesso molti residenti del rione Guadagna si affidano per la risoluzione dei dissidi.

“Emblematico quanto accaduto e filmato in occasione della processione della Madonna Dormiente, durante la quale, il corteo religioso ha deviato il suo naturale percorso, in segno di riverenza, passando sotto il balcone dell’abitazione del mafioso” – aggiungono dalla Questura di Palermo.

Il lungo  periodo di carcerazione Profeta non ha per nulla scalfito il  controllo del mandamento, che è stato gestito per suo nome e per suo conto dagli altri soggetti colpiti oggi dalle ordinanze cautelari, primi fra tutti i suoi stretti congiunti.

“Tra questi, Rosario Profeta, nipote al quale lo zio aveva affidato la gestione degli affari e che in più occasioni ha dato dimostrazione di particolare spregiudicatezza, mostrando di non avere alcuna remora nell’uso delle armi. È lui il referente delle attività imprenditoriali della famiglia, che le gestisce per il tramite di altri individui  – continuano dalla Questura. Altro soggetto di spicco della consorteria, colpito dalla misura cautelare è il figlio Antonino, che, arrestato la prima volta quando era ancora minorenne, ha avuto, da sempre, un ruolo di primo piano nella gestione delle estorsioni”. Quest’ultimo, inoltre, insieme a Francesco Pedalino, genero di Salvatore,  è colui al quale sono affidate le pressanti richieste di denaro, accompagnate da ripetuti atti intimidatori, avanzate nei confronti di un importante imprenditore palermitano del settore della distribuzione alimentare.

A disposizione del capo mandamento operano, con il compito di gestire la zona della via Oreto, Giuseppe Galati, già condannato per associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione e rapina, e Antonino Palumbo, suo braccio destro. I due,  insieme a altri sono chiamati a rispondere di un altro episodio particolarmente grave, commesso, anche in questo caso, nell’interesse della famiglia mafiosa della Guadagna. Infatti, i quattro individui sono stati responsabili della rapina perpetrata ai danni di un’agenzia di posta privata, in occasione della quale i poliziotti della Squadra Mobile hanno arrestato in flagranza i due esecutori materiali. Il delitto, il cui bottino ammontava a circa 18 mila euro, è stato compiuto con modalità particolarmente efferate: i criminali, entrati nell’agenzia armati di un coltello di grosse dimensioni, minacciarono inservienti e clienti, dopo aver trascinato con violenza all’interno del locale una donna che, in compagnia del figlioletto, entrava nell’ufficio postale.

Antonio Maimone

Laureato in giornalismo all'Università di Messina. Ha sempre avuto la passione per il calcio e per lo sport in generale. Ha collaborato con diverse redazioni sportive e per Sicilians vi porterà all'interno di tutte le realtà sportive locali e regionali, facendo ogni tanto qualche passaggio in cronaca.