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#Palermo. Allarme attentati, sostegno e solidarietà al PM Di Matteo

Il PM Nino Di Matteo
Il PM Nino Di Matteo

Una rete di sostegno e solidarietà attorno al PM Nino Di Matteo, dopo la notizia trapelata sulle rivelazioni di un confidente, che avrebbe fatto riferimento all’arrivo di esplosivo in città per un attentato.

Ieri il Procuratore di Palermo Leonardo Agueci e l’aggiunto Vittorio Teresi hanno dichiarato in una nota ufficiale: “In relazione alle odierne notizie di stampa su nuovi progetti di attentato nei confronti di magistrati di questo ufficio e in particolare del collega Nino Di Matteo, riteniamo importante ribadire che l’esposizione al rischio del collega, che risulta ora più che mai attuale ed intensa, è costante oggetto della massima attenzione da parte di tutti gli organismi interessati e di questa Procura in particolare, che la sta seguendo in ogni evoluzione con grande apprensione e determinazione”.

Sull’imminente nomina del nuovo procuratore a Palermo, che dovrà subentrare a Francesco Messineo in pensione, Teresi ha aggiunto: “Mi piacerebbe essere certo che tra i criteri che il CSM adotterà per la nomina del nuovo procuratore di Palermo ci sia quello di scegliere un candidato che garantisca a chi è più esposto in questo ufficio una piena condivisione di fini e di strumenti proprio sul processo sulla trattativa e su quello che ci gira attorno.

La nostra preoccupazione riguarda anche il clima interno -ha proseguito Teresi – e questo è un discorso che si deve proiettare nel futuro. Finora abbiamo potuto contare su un procuratore e su un procuratore facente funzioni che ci hanno supportato in modo importante. Adesso più che mai occorrerebbe un segnale forte,  che ci darebbe più serenità e farebbe diventare più solida la fascia di protezione di cui abbiamo bisogno e che non è solo fisica ma anche professionale”.

E su alcune critiche esterne, Teresi ha commentato: “Quello che mi fa più male non è tanto quello che viene dall’informazione, quanto quello che viene dai saggi, dai commentatori esterni, magari ex magistrati perché certe opinioni ci isolano. Noi veniamo dipinti come pazzi visionari che non hanno capito nulla del processo, si insinuano dubbi da persone che hanno una certa levatura addirittura sulla nostra capacità di portare avanti il processo sulla trattativa”.

Il magistrato fa riferimento alle critiche dell’ex collega Giuseppe Di Lello al processo sulla trattativa Stato-mafia e in particolare alla scelta di sentire come testimone il capo dello Stato. Di Lello è stato componente del pool antimafia con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

“Se gente come Di Lello non capisce – argomenta Teresi- o non si è informata o si è informata e dice cose inesatte, isola i PM. Le critiche devono essere in buona fede e informate altrimenti sono dannose. C’è un clima teso, pesante, ma non ci intimidisce minimamente – conclude. Anzi è quasi una sfida che noi raccogliamo con la determinazione più ferma. Bisogna essere moderatamente preoccupati, perché la preoccupazione nella misura giusta aiuta a non sbagliare”.

Del nuovo allarme la Procura ha informato il Viminale, che ha inviato a Palermo due esperti per fare il punto sulle misure di sicurezza. Solidarietà della presidente dell’Antimafia Rosy Bindi e del CSM, che ha preannunciato visita a Palermo per testimoniare l’appoggio al collega.

Il ministro della Giustizia Orlando ha telefonato da Washington al Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Palermo Roberto Scarpinato, per verificare se le misure di sicurezza predisposte per gli uffici giudiziari di Palermo siano sufficienti o si renda necessario un rafforzamento.

Scarpinato ha spiegato che, salvo sviluppi investigativi, le misure attuali sono ritenute adeguate. Orlando ha in ogni caso dato mandato ai propri uffici di verificare nei prossimi giorni insieme all’amministrazione comunale del capoluogo siciliano gli interventi già adottati e di prevedere eventuali ulteriori misure.

Domenico Siracusano

Attore e osservatore dei fenomeni sociali e politici, scrive da quando i giornali di quartiere erano di carta e si credeva che un bell’articolo di analisi potesse smuovere le coscienze e forse le montagne. Nel 1997 fu il primo a parlare di casta e gettoni di presenza, beccandosi minorenne una querela, poi ritirata, da un consigliere di Quartiere. Affianca la scrittura all’organizzazione di viaggi con il CTS. Un giorno scriverà di luoghi e destinazioni lontane e sarà un inviato specialissimo.