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#Palermo. Al Biondo, cimeli e memorie dai teatri palermitani della Belle Époque

Collezione di Brochure- di opere Teatrale antiche-. 6 Settembre-2015.MIKE PALAZZOTTO

Venerdì, 23 ottobre, al Teatro Biondo di Palermo si inaugura alle 19 e 30 la mostra Facevano teatro – Cimeli e memorie dai teatri palermitani della Belle Époque.

L’esposizione riserverà tante sorprese: abiti, costumi, locandine, programmi di sala, avvisi, bandi, progetti e pionieristici prodotti di marketing che nulla hanno da invidiare alle attuali strategie di comunicazione. Un viaggio nel tempo per scoprire le abitudini teatrali della Palermo di fine ottocento e primi del novecento.

Facevano teatro, l’ingresso è libero, resterà aperta fino al 31 dicembre tutti i giorni, esclusi i lunedì, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Numerosi reperti provenienti dal Museo del Costume e della Moda Siciliana di Mirto e dalle collezioni  private di Umberto Cantone, Roberto Lo Sciuto e Aldo Maria Caruselli.

Tra le chicche, da ricordare, un bando comunale del 1862 a firma del primo sindaco di Palermo Salesio Balsano per l’affidamento triennale di uno spazio teatrale, con dettagliata descrizione delle qualità ed esperienze artistiche richieste. Ma anche le tavole del 1882 di un progetto finalista al concorso per la realizzazione del Teatro Massimo dell’architetto David Ferruzzi, un

sorprendente esempio ante litteram di comunicazione integrata e coordinata per la promozione di una messa in scena de La figlia di Iorio ad opera della Compagnia Talli-Gramatica-Calabresi al Teatro Biondo nel 1904, comprendente una locandina, una newsletter personalizzata del capocomico Virgilio Talli e una busta intestata con l’immagine dell’evento, il tutto per mettere in risalto la presenza alla prima del maestro Gabriele D’Annunzio.

La mostra, curata da Umberto Cantone e Pippo Miraudo, illuminata da Nino Annaloro e allestita da Roberto Lo Sciuto con la collaborazione del Teatro Massimo, comprende anche abiti e oggetti provenienti dal Museo del Costume e della Moda Siciliana di Mirto.

Inoltre, tantissimi i pieghevoli e volantini dei teatri palermitani nel periodo compreso tra il 1903 e gli anni trenta, materiali cartacei che promuovono l’attività di prosa, varietà, rivista, concerto, opera e operetta, attrazione circense e arte varia in scena al Biondo, al Bellini, al Politeama Garibaldi, al Massimo e nei dimenticati Nazionale, Olympia, Japon Theatre, Parco Roma. Sono la testimonianza del passaggio, a Palermo, di compagnie prestigiose, come quelle di Emma Gramatica e di Tatiana Pavlova, di Leopoldo Fregoli e di Angelo Musco, con i crediti degli spettacoli composti per essere inscritti nel mosaico pubblicitario delle svariate ditte di una Palermo imprenditoriale in quegli anni attivissima.

Armando Montalto

Tra la metà dei Novanta e i primi Duemila ha cambiato città, paese e occupazione con la rapidità di un colibrì. Insomma, questo quarantenne messinese, dopo aver fatto consegne a Canal Street, parlato in nome della UE, letto Saramago, tirato sassi sul Canal Saint Martin e bevuto fiumi di birra ha deciso. Tornare a casa, mettere su famiglia e la testa a posto. Oggi si divide tra libri, mare e famiglia. Intanto, prova a scrivere e a raccontare Messina.