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Palazzo Zanca, tra dissesto e fuga dal bunker

C’è chi sostiene che sia un malato terminale e chi invece preferisce pensare che il disastro non sia ancora vicino. In ogni caso lo spettro del dissesto incombe sempre di più su Palazzo Zanca. Ed i 7 milioni e rotti che tra un paio di settimane arriveranno dallo Stato e dalla Regione forse prolungheranno l’agonia, ma di sicuro non risolveranno il problema. 

Perché a dispetto delle dichiarazioni simil-rassicuranti del sindaco Buzzanca, l’ipotesi della bancarotta del Comune diventa sempre più reale e tra i corridoi del Municipio si respira un’aria da ultimi giorni del Terzo Reich. Quando abbiamo scritto del dissesto dopo che per primi all’inizio di dicembre abbiamo denunciato il tardato pagamento degli stipendi ai dipendenti di Palazzo Zanca, la somma ipotizzata una volta letto il bilancio del 2009 era di oltre 400 milioni di euro. Grazie ai contenziosi accumulati da una maldestra gestione della cosa pubblica, con il consuntivo del 2010 si sono superati i 500 milioni. 

E sia chiaro che non si tratta di ipotesi, ma di cifre desunte dai documenti contabili, che sono a disposizione di chiunque abbia voglia di leggerli. Le promesse dell’assessore al Bilancio Orazio Miloro, che appena insediato si impegnò a risanare le disastrose finanze comunali in quattro anni, sono state prudentemente dimenticate. Prendendo esempio dalla Giunta Leonardi, anche l’esecutivo targato Buzzanca sostiene che la radice di tutti i mali sono i debiti fuori bilancio accumulati dal ’94 in poi. Ovviamente, che l’anno sia quello dell’insediamento di Franco Providenti, sindaco di centro-sinistra, è solo una coincidenza. 

Il dato di fatto comunque è un altro. All’inizio di gennaio la Corte dei Conti ha chiesto ufficialmente un’ulteriore documentazione rispetto alla contabilità confusa di Palazzo Zanca, che dovrà prevedere anche i debiti accumulati dalle partecipate, fino ad oggi ignorati come se non esistessero. Giovedì prossimo ci sarà una seduta straordinaria del Consiglio Comunale proprio sul dissesto economico, anche perché entro il 28 febbraio il Civico consesso dovrà produrre una delibera di indirizzo di cui l’amministrazione dovrà tenere conto. 

Luigi Beninati

“Dubito che si riuscirà a venire fuori da questo ginepraio -commenta Luigi Beninati, assessore al Bilancio della Giunta Providenti e attuale responsabile del settore economico per il PD cittadino. Questa amministrazione ha sottovalutato la gestione dei flussi finanziari e del bilancio e non ha affrontato nodi importanti quali la reale consistenza dei crediti esigibili, il riequilibrio dei debiti fuori bilancio (censiti, ma non rilevati contabilmente e quindi non inseriti nei documenti contabili), così come sono totalmente assenti i risultati dei disavanzi delle aziende partecipate ATM e Messinambiente. Fatto questo, che ha influito anche sulla definizione dei criteri posti alla base dei parametri del Patto di stabilità. Perché se in bilancio fossero stati inseriti i debiti delle partecipate, il Patto sarebbe stato ampiamente sforato, visto che parliamo di almeno 80 milioni di euro. Questa “dimenticanza” ha permesso di usufruire di fondi dello Stato che altrimenti sarebbero stati negati”. 

Se la formulazione di un bilancio consuntivo in deficit di per sé non è un elemento sufficiente per dichiarare il dissesto finanziario, l’articolo 242 del DL 267 del 2000 è molto chiaro: “Sono da considerarsi in condizione strutturalmente deficitaria gli enti locali che presentino gravi ed incontrovertibili condizioni di squilibrio, rilevabili da un’apposita cartella da allegare al certificato sul rendiconto della gestione, contenente parametri obiettivi dei quali almeno la metà presentino valori deficitari”. E se a Messina apparentemente tutto questo

non si è verificato e la situazione di deficit risulta meno della metà, è solo perché i debiti di ATM e Messinambiente non sono mai stati inseriti nel bilancio. Diversamente, il dissesto sarebbe stato ufficializzato da un pezzo. Una distrazione? Una dimenticanza di amministrazione e uffici? Forse. Ricordando però che a pensar male si fa peccato ma spesso s’indovina. 

“In questa situazione -aggiunge Beninati- è pleonastico parlare solo dei 24 milioni che ancora si aspettano per gli svincoli di Giostra-Annunziata, visto che in realtà sono già stati incassati nel 2007, quando arrivarono sotto forma di mutuo per lavori già in esecuzione. Stando così le cose, è evidente che il Patto di stabilità è stato abbondantemente violato. A questo punto è necessario redigere un nuovo conto consuntivo aggiornato al 2011 che però non può essere elaborato dal Dipartimento Servizi Finanziari del Comune, visto che a tutt’oggi lo stesso non è stato in grado di presentare risposte esaustive a quanto richiesto dalla città e dal Consiglio Comunale. La sola possibilità per fare chiarezza è un commissario inviato dalla stessa Corte dei Conti”. 

Giuseppe Melazzo

“Non c’è l’onestà intellettuale di tirare fuori tutti numeri -dichiara senza mezzi termini Giuseppe Melazzo (UDC), presidente della Commissione Bilancio. Il dissesto è inevitabile perché non si è intervenuti per tempo. La verità è che questa amministrazione l’ha tirata per le lunghe per lasciare la patata bollente del disastro economico a chi si insedierà l’anno prossimo. Del resto, abbiamo chiesto al sindaco Buzzanca i dati reali sulle partecipate, ma ancora non ci sono stati consegnati”. 

Meno catastrofica la valutazione del capogruppo del PD in Consiglio Felice Calabrò. “Parlare adesso di dissesto mi sembra esagerato -commenta. Siamo sulla buona strada, ma ancora non c’è. C’è un eccesso di spesa corrente (stipendi del personale e partecipate, innanzitutto) e ci sono entrate ridotte da Stato e Regione. E comunque l’amministrazione Buzzanca non ha mai fatto una politica seria sulla gestione delle entrate e adesso i nodi vengono al pettine. Quando si accerterà un disavanzo che non si potrà più coprire e ci sarà la crisi della liquidità, allora ci sarà il dissesto. Ho verificato personalmente con il Ragioniere Generale la regolarità del pagamento dello stipendio di febbraio e mi ha detto che per questo mese riusciranno a pagare. Cosa succederà il mese prossimo è però tutto da vedere”. 

Felice Calabrò

E sempre la legge 267 del 2000, all’articolo 244 recita testualmente: “Si ha lo stato di dissesto quando l’ente non può più garantire i servizi indispensabili, ovvero se esistono nei confronti dell’ente crediti liquidi ed inesigibili di terzi a cui non si può fare validamente fronte”. 

Se in una città di 250 mila abitanti circolano solo una media di 25 autobus al giorno, se l’amministrazione decide di liquidare la società di raccolta dei rifiuti mettendo così in discussione la continuità del servizio, se ogni mese c’è l’incognita del pagamento degli stipendi ai dipendenti, se non si riesce ad incassare ciò che è dovuto mentre non si può o si vuole gestire adeguatamente un contenzioso che aumenta di giorno in giorno, se in una situazione da “si salvi chi può” dirigenti e funzionari continuano allegramente e con una buona dose di incoscienza ad attribuirsi premi per risultati raggiunti sempre al 100% da 70-80 mila euro l’anno, quanto ci vorrà perché un commissario esterno, e quindi estraneo alle logiche politiche di Palazzo Zanca, dichiari il dissesto?