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Palazzo Zanca, barca che affonda

Cinquantatre milioni di debiti non sono certo pochi. Messi con le spalle al muro dall’enormità della somma, diversamente dagli altri anni i Revisori dei Conti non hanno potuto far altro che bocciare la manovra di riequilibrio del bilancio 2011. Affitti non incassati, un piano vendita degli immobili di proprietà del Comune che si è rivelato fallimentare, oneri delle concessioni edilizie mai entrati nei forzieri di Palazzo Zanca, contenzioni che non hanno portato un euro, fino al buco nero delle partecipate, Atm e Messinambiente in testa. In 11 pagine i Revisori tracciano un quadro impietoso e fallimentare della situazione finanziaria dell’amministrazione di Messina che non consente più a nessuno di nascondere la testa sotto la sabbia e dire che tutto va bene. 

Ed altrettanto impietosa, e non solo per ovvi motivi di schieramento politico, è l’analisi di Luigi Beninati, assessore al Bilancio della Giunta Providenti e responsabile della Finanza Locale del PD cittadino. “Già da tempo -puntualizza l’esponente del centro-sinistra- si evidenziavano da più parti segnali di squilibrio finanziario nelle attività di gestione del Comune di Messina. Oggi si assiste all’arresto di cinque tra dirigenti e dipendenti dell’ATM a causa di probabili  dichiarazioni infedeli e quant’altro eseguite per fare incassare alla municipalizzata maggiori contributi regionali. Se il buon giorno si vede dal mattino, sembra evidente che è lecito aspettarsi sviluppi clamorosi delle indagini. Però, c’è anche da chiedersi perché mai questi dipendenti si sarebbero presi una tale responsabilità e perché, ad oggi, non siano stati regolati i conti tra ATM e Comune, considerato che in ogni caso il Comune deve farsi carico dei debiti accumulati dalla sua azienda municipalizzata. Ovviamente, questa non è una difesa d’ufficio per chi può aver ha commesso atti illeciti, ma è evidente che non ci si può non porre il problema di cosa abbia spinto queste persone ad agire in questo modo”. 

Cosa può avere spinto in una direzione del genere? “Forse presto anche questo mistero verrà svelato, ma sorprende ancor di più come l’amministrazione Buzzanca non esprima alcuna politica di indirizzo per il risanamento della finanza pubblica, ma anzi si avventuri in approvazioni di bilanci ed in manovre di riequilibrio impossibili, magari forzando interpretazioni di norme di contabilità pubblica. Malgrado i ripetuti avvertimenti ed avvisi forniti negli anni dai Revisori dei Conti, da consiglieri comunali e da studiosi della materia, non è successo nulla e si è ormai giunti a quello che possiamo definire il possibile punto di rottura o, se preferite, alla bancarotta delle finanze comunali”. 

Di chi è la responsabilità di questo stato di cose? “Le responsabilità sono molteplici ma l’impressione è che proprio in quest’ultima amministrazione il problema sia stato quanto meno sottovalutato,. Oggi fa sorridere che si parli di un buco di 53 milioni di euro, quando si sa benissimo che almeno altri 50 milioni avrebbero dovuto essere corrisposti negli anni all’ATM consentendo l’acquisto di nuovi autobus ed una gestione aziendale più puntuale e meglio indirizzata. Ed altrettanto bene si sa che esistono debiti fuori bilancio già censiti e mai regolarizzati contabilmente ed altri ancora in itinere per rilevanti importi complessivi, oltre a contenziosi da definire, debiti verso istituti di credito e deficit da ripianare per Messinanbiente e per quasi tutte le altre aziende comunali”.

L’amministrazione continua a dichiarare di vantare crediti. “A maggior ragione, in tale quadro generale spicca -ed è grave- la mancata realizzazione di gran parte delle entrate di competenza e di quelle relative ai residui attivi che appaiono in parte di dubbia esigibilità. A tal proposito val la pena di ricordare che per potere essere iscritti in bilancio i crediti devono
presentare le caratteristiche della certezza, della liquidità, e dell’esigibilità. Mi sembra invece che vi sia da temere che tra qualche tempo la situazione diventi ingovernabile. Non è infatti realistico parlare di vendite del patrimonio immobiliare a breve termine per fare cassa”.

 Come si può venire fuori da una situazione che appare senza via d’uscita? “Quello che sarebbe davvero necessario è una programmazione politica a 360 gradi, che partendo dal reale stato delle finanze del Comune appronti una gestione di tipo commissariale ma con aperture allo sviluppo, attraverso la predisposizione di progetti con finanziamenti legati a leggi speciali ed a fondi europei, con operazioni pubblico-privato mediante lo sfruttamento dell’affaccio a mare de il contestuale recupero e bonifica delle zone costiere degradate, sulle quali si sarebbe potuto progettare invece di pensare a realizzare grattacieli -vedi la STU Tirone- in centro città. Tornando alla politica degli struzzi speriamo invece che non finiscano strozzati tanti lavoratori messinesi il cui stipendio è oggi fortemente a rischio per lo stato di dissesto delle casse comunali e per la menzionata incapacità di affrontare e proporre soluzioni ai problemi. Urge anche a Messina un’amministrazione nuova che abbia il pieno sostegno di tutta la città e delle forze politiche, che avvertiranno la straordinarietà del  momento e di come non si possa demandare solo ad un sindaco l’onere di ridare a Messina ed ai messinesi una speranza di ripresa”.