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Operazione Gotha IV, i nomi dei 35 arrestati

Foto Dino Sturiale

Associazione mafiosa, estorsione, rapina, omicidio, detenzione di armi e munizionamento ed altri delitti aggravati dalle finalità mafiose.

Queste le accuse per i 35 indagati arrestati stamane in provincia di Messina grazie ad un’operazione congiunta dei Carabinieri del ROS, del Comando Provinciale e della Compagnia Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto in collaborazione con la Squadra Mobile di Messina ed il Commissariato della città del Longano.

I provvedimenti sono stati emessi dal GIP del Tribunale di Messina su richiesta della Procura della Direzione Distrettuale Antimafia.

Gli arresti di questa mattina scaturiscono dalle indagini sviluppate dopo altri interventi repressivi che hanno messo nell’angolo la mafia barcellonese e le sue diramazioni territoriali. L’ultimo di questi peraltro, l’Operazione “Gotha 3” del luglio dell’anno scorso, aveva fortemente minato la struttura del sodalizio criminale, fino ad allora impermeabile al fenomeno dei pentiti.

Le indagini di Carabinieri e Polizia hanno messo in luce l’instabilità di un sistema mafioso ormai provato dalle dichiarazioni dei collaboratori Carmelo Bisognano (a capo del gruppo barcellonese che faceva riferimento al clan dei mazzaroti, Alfio Giuseppe Castro e Santo Gullo ed il tentativo di ripristinare una struttura organizzativa in grado di fronteggiare le nuove esigenze di controllo del territorio e di proseguimento delle attività criminali, messe fortemente in crisi dal fatto che la maggior parte dei vertici della cupola mafiosa sono in galera sottoposti al 41 bis e dal sequestro dei beni.

“Un’organizzazione, peraltro -spiegano gli inquirenti- che ha dovuto far fronte per diversi mesi alle necessarie coperture a Filippo Barresi, considerato uno dei suoi capi ed organizzatori, pienamente attivo fino al momento del suo arresto avvenuto ad opera del Commissariato di Barcellona Pozzo di Gotto nel gennaio di quest’anno.

Ulteriori ostacoli all’azione di riorganizzazione criminale sono stati offerti dalle denunce e dalle ampie ammissioni di diversi imprenditori dell’hinterland barcellonese che, con grande senso civico, hanno permesso di definire numerosi episodi estorsivi e di procedere all’arresto, a volte anche in flagranza di reato, di diversi esponenti mafiosi, contribuendo così ad indebolire le fondamenta del muro di omertà presente sul territorio”.

Fra questi ultimi, Salvatore Campisi, arrestato nell’aprile del 2012 dai Carabinieri di Barcellona P.G. nell’ambito dell’indagine “Mustra”, le cui dichiarazioni hanno consentito di chiarire la struttura storica del sodalizio criminale, la nuova organizzazione ed i reati commessi, permettendo così alle Forze dell’Ordine di trovare altri indizi su alcuni fatti di sangue recenti, come i due tentati omicidi nei confronti del capo mafia Carmelo Giambò del 22 agosto 2010 e del 3 marzo 2011, oltre a chiarirne altri, tra i quali l’omicidio di Ignazio Artino.

Il delitto, avvenuto il 12 aprile 2011, sarebbe stato organizzato ed eseguito dallo stesso Campisi in collaborazione con Carmelo Maio detto “Spillo” ed altri malviventi. A spingere Campisi all’omicidio la decisione di volersi legittimare alla guida del racket delle estorsioni nel territorio di Terme Vigliatore e rafforzare la propria posizione.

L’attività degli inquirenti ha permesso di individuare con chiarezza chi è subentrato ai criminali già in carcere e con quale ruolo. Le indagini della Polizia di Stato, ricostruendo l’attuale sistema delle estorsioni nei confronti degli imprenditori della zona di Mazzarrà Sant’Andrea e delle aziende dell’indotto che ruota attorno alla discarica dei rifiuti, hanno permesso di documentare come Massimo Giardina, Salvatore Italiano e Salvatore Artino abbiano preso il posto di Carmelo Bisognano prima e di  Tindaro Calabrese e Ignazio Artino dopo.

Dopo l’omicidio di Artino nella zona, già monopolio del gruppo dei “mazzarroti”, hanno avuto un ruolo di rilievo i barcellonesi Giovanni Perdichizzi, morto in un agguato mafioso l’1 gennaio scorso, Antonino Scordino e Vito Vincenzo Gallo.

Le indagini hanno messo in luce anche l’attività nel racket delle estorsioni nell’area barcellonese del gruppo criminale di “Pozzo di Gotto” con un ruolo di primo piano svolto da Domenico Chiofalo e di individuare le responsabilità per gli attentati contro negozi.

E’ emerso anche il ruolo di Salvatore Artino (figlio di Ignazio), ma gli inquirenti sono stati costretti a registrare, nonostante la collaborazione delle vittime, l’atteggiamento reticente da parte di alcuni imprenditori, che a differenza di altri, hanno negato di avere subito estorsioni, ostacolando le indagini.

Sempre nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto, le attività dei Carabinieri hanno accertato la piena operatività anche del gruppo di “San Giovanni”, dal nome dell’omonimo quartiere, controllato da Ottavio Imbesi fino al momento del suo arresto avvenuto il 30 gennaio 2009 nell’ambito dell’operazione “Pozzo” del ROS e, successivamente, da Giovanni Perdichizzi, che fino al momento della morte ha raccolto i proventi delle estorsioni che confluivano nella cosiddetta “cassa comune”, grazie ad Antonino Scordino e Vito Vincenzo Gallo.

“Il gruppo -dichiarano gli inquirenti- ha manifestato un’elevata capacità di controllo del territorio, idonea finanche ad indurre alcuni imprenditori del posto a chiedere agli stessi sodali il loro intervento per recuperare dei proventi di furto.

Il muro di omertà posto a sua protezione ha però ceduto di fronte alle denunce di un’altra parte dell’imprenditoria, che ha permesso gli arresti in flagranza nel corso delle indagini di Alessandro Crisafulli prima e Francesco Pirri (entrambi cognati di Gallo e già ritenuti legati a Imbesi Ottavio) succedutisi repentinamente sul territorio per la riscossione delle estorsioni.

Sono stati poi acquisiti dall’Arma significativi dati investigativi riguardanti le contromisure attuate dal sodalizio per far fronte alla portata destabilizzante delle più recenti defezioni collaborative. Immediatamente dopo essere stata resa nota la posizione giudiziaria di Campisi nell’ambito del processo “Vivaio” Francesco Aliberti, ritenuto tra gli elementi di rilievo del sodalizio ancora rimasto in libertà, si è preoccupato di far comprendere ai propri affiliati l’importanza del sostentamento ai consociati detenuti quale impegno morale e, soprattutto, per scongiurare l’ipotesi di ulteriori collaborazioni.

Altro aspetto di rilievo il rinnovato interesse che la consorteria avrebbe rivolto al traffico di sostanze stupefacenti, fino a pochi anni fa considerato generalmente avulso dagli interessi prettamente mafiosi  (ed in alcuni casi fortemente osteggiato e motivo di dura repressione) tornato in auge a causa della forte diminuzione degli introiti derivanti dal racke, connessa alla particolare congiuntura economica ed alle oggettive difficoltà dell’imprenditoria locale”.

Tra i nuovi capi e promotori del sodalizio criminale è stato individuato dal ROS, oltre ad Aliberti, anche Giuseppe Antonino Treccarichi, legato ai vertici del sodalizio mafioso barcellonese e in particolare a Tindaro Calabrese e Carmelo D’Amico oltre che dell’imprenditore barcellonese Antonino Mazzeo detto Piritta, che è risultato organico da tempo alla struttura mafiosa.

“Dall’indagine denominata “Gotha 4” -puntualizzano ancora gli inquirenti- emerge in sostanza uno scenario caratterizzato da una marcata instabilità degli equilibri criminali, nel cui ambito è stato possibile collocare anche i più recenti omicidi di Giovanni Isgrò, ritenuto vicino a Giovanni Perdichizzi prima e a Lorenzo Mazzù dopo, e dello stesso Giovanni Perdichizzi.

Sul conto di Perdichizzi gli elementi raccolti nel corso delle indagini ne hanno evidenziato una palesata inaffidabilità, causata dalla mancata consegna dei proventi estorsivi nella “cassa comune” del sodalizio mafioso, violando così una delle sue regole fondamentali.

Le indagini sviluppate dai Carabinieri in seguito all’omicidio di Perdichizzi hanno consentito di rilevare la presenza sulla scena del crimine di Salvatore Cuttone, amico fidato di quest’ultimo. Cuttone, individuato dopo alcuni giorni fuori dal territorio di origine, avrebbe poi deciso di collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni, in linea con quelle di Campisi, hanno chiarito il ruolo di Perdichizzi e le motivazioni del suo omicidio, legandolo anche alla contrapposizione della vittima con l’imprenditore Mazzeo ed altri soggetti appartenenti allo stesso gruppo criminale.

Cuttone peraltro, ha permesso a Polizia e Carabinieri di recuperare diverse armi occultate in un terreno di sua proprietà ad Acquaficara di Barcellona, alcune delle quali modificate ed ad alto potenziale offensivo, su richiesta di Crisafulli e per conto di Imbesi, fornendo ulteriore riprova della ferocia e della pericolosità del sodalizio barcellonese.

Aggiornamento delle 11.33

I nomi delle persone arrestate sono:

1.     ALIBERTI FRANCESCO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME), CLASSE 1954, IVI RESIDENTE;

2.     BUCOLO SALVATORE, NATO A MESSINA, CLASSE 1988, RESIDENTE A BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME);

3. CALDERONE GIANNI,  NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1983,  IVI RESIDENTE;

4.     CRISAFULLI ALESSANDRO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1982, IN ATTO DETENUTO;

5.     CRISAFULLI CARMELO, NATO A MESSINA, CLASSE 1990, RES. MAZZARRA’ S. ANDREA;

6.     D’AMICO ELIO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1974, IVI RES.;

7.     GALLO VITO VINCENZO, NATO A MESSINA, CLASSE 1981, RESIDENTE A BARCELLONA P.G.;

8.     GIAMBO’ CARMELO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1971, IN ATTO DETENUTO;

9.     IMPALA’ GIUSEPPE ANTONIO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1963, RES.  SAN FILIPPO DEL MELA (ME),

DOMICILIATO BARCELLONA P.G.;

10. MAZZEO ANTONINO, NATO A TERME VIGLIATORE, CLASSE 1967, RES. BARCELLONA P.G.; 

11. MAZZEO NUNZIO FABIO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1984, RES. A TERME VIGLIATORE (ME);

12.  MAZZU’ LORENZO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1985, IVI RESIDENTE;

13. MICALE AURELIO, NATO A BARCELLONA PG, CLASSE 1978, IVI RES.

14.  MICALE GIANFRANCO, NATO A BARCELLONA P.G. CLASSE 1983, RES. TERME VIGLIATORE;

15.  MILONE AGOSTINO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1969, IVI RES.;

16.  MUNAFO’ FILIPPO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1985, RES. FURNARI (ME);

17.  MUNAFO’ MASSIMILIANO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1969, IVI RES.;

18.  PERRONI CARMELO, NATO A BARCELLONA PG, CLASSE 1972, RES. MAZZARRA’ S. ANDREA (ME);

19.  PIRRI FRANCESCO, NATO A MILAZZO, CLASSE 1980, RESIDENTE IN BARCELLONA P.G., IN ATTO DETENUTO;

20.  PIRRI GIANFRANCO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1983, IVI RES.;

21.  ROTTINO STEFANO, NATO A MAZZARRÀ SANT’ANDREA, CLASSE 1972, IVI RES.;

22.  RUNCIO LUCIANO, NATO A MESSINA CLASSE, 1987, RES. MAZZARRA’ S.ANDREA;

23.  SOTTILE MAURIZIO GIACOMO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1975, IVI RES.;

24.  TRECCARICHI GIUSEPPE ANTONINO, NATO A CESARÒ, CLASSE 1964, IVI RES. E DOMICILIATO ROMETTA SUPERIORE (ME);

25.  ALESCI SANTO, NATO A MILAZZO, CLASSE 1981, IVI RES. E DOMICILIATO A MILAZZO;

26.  ARTINO ALESSANDRO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1984, RES. MAZZARRA’ S. ANDREA (ME);

27.  ARTINO ANTONINO, NATO A BRONTE (CT), CLASSE 1983, RES. MAZZARRA’ S. ANDREA (ME);

28.  ARTINO SALVATORE, NATO A BRONTE (CT), CLASSE 1979, RES. MAZZARRA’ S. ANDREA;

29.  BAGNATO ANTONINO, NATO A BARCELLONA P.G., CLASSE 1982, IVI RES.;

30.  BARRESI FILIPPO, NATO A BARCELLONA P. G., CLASSE 1955, IN ATTO DETENUTO;

31.  CHIOFALO DOMENICO, NATO A BARCELLONA, CLASSE 1985, IVI RES.;

32.  GIARDINA MASSIMO, NATO A PATTI, CLASSE 10.9.1977, RES. FONDACHELLI FANTINA;

33.  ITALIANO SALVATORE, NATO A RODÌ MILICI, CLASSE 1966 RES. MAZZARRA’ S. ANDREA;

34.  MAIO CARMELO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1992, IN ATTO DETENUTO;

35.  SCORDINO ANTONINO, NATO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, CLASSE 1955, DOMICILIATO IN BARCELLONA P.G..