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Operazione Gioia nell’hinterland Barcellonese – In Appello diversi non luogo a procedere e pene ridotte per gli imputati

I giudici della Corte di Appello di Messina, presidente  Carmelo Tripodi, a latere Daria Orlando e Luana Lino, nell’ambito del processo “Gioia” hanno determinato quattro non “luoghi a procedere per intervenuta prescrizione“, riformulando parzialmente anche quattro sentenze rispetto al primo grado di giudizio. L’operazione “Gioia” costituisce uno sviluppo investigativo dell’inchiesta che nel 2008 portò alla cattura dei fratelli latitanti Mignacca. Una rete di spaccio ben organizzata, che fu scoperta e smantellata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina che nella mattinata di giovedì 19 marzo 2015, in collaborazione con personale delle Compagnie di Barcellona P.G., Falcone, Siracusa, Caltagirone e Termini Imerese, diedero esecuzione a 21 dei 23 provvedimenti cautelari, emessi per violazioni della normativa

sugli stupefacenti e per reati contro il patrimonio, dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Messina su richiesta della locale DDA, nei confronti di altrettanti soggetti dediti al traffico di sostanze stupefacenti. I giudici in Appello hanno sentenziato il “non doversi procedere per avvenuta prescrizione” nei confronti di Domenico Accetta, Sebastiano Famà, Domenico La Macchina e Francesco Sidoti, mentre in parziale riforma della sentenza impugnata ridetermina la pena nei confronti di Fabio Lo Bianco a un anno e mesi undici, a due anni quella nei confronti di Antonino D’Allura, ed infine otto mesi a Pietro Quattrocchi. Impegnati nel processo i legali Angelina Aveni, Luigi Mobilia, Carmela Zarcone, Alessandro Trovato, Alessandra Ioppolo, Tommaso Calderone, Rosa Elena Alizzi, Maruzza Pino, Paolo Pino e Gaetano Cirella.