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Operazione “Buco Nero”, Borella resta in carcere

Carlo Borella
Carlo Borella

L’imprenditore Carlo Borella, ex presidente dell’ANCE e vice presidente di diritto di Confindustria Messina resterà in carcere.

A deciderlo i giudici del Tribunale del Riesame, che hanno respinto le richieste degli avvocati del costruttore e delle altre 7 persone arrestate nell’operazione Buco Nero. L’inchiesta riguarda il fallimento da parecchie decine di milioni di euro della società di famiglia, la Demoter. Il padre e la sorella del costruttore sono ai domiciliari.

I provvedimenti hanno riguardato complessivamente quattordici persone, compresi i tre Borella, ritenute responsabili a vario titolo e in concorso tra loro di diverse tipologie di bancarotta fraudolenta.

A emettere i provvedimenti il 30 settembre scorso il GIP presso il Tribunale di Messina Maria Teresa Materia, che ha accolto integralmente la richiesta formulata dai Sostituti Procuratori Fabrizio Monaco e Antonio Carchietti con il coordinamento del Procuratore Aggiunto Sebastiano Ardita.

Custodia cautelare in carcere: Carlo Borella(Messina, 1962), imprenditore edile, ex presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili di Messina ed ex vice presidente di diritto di Confindustria Messina.

 

Benito Borella
Zelinda Borella

Arresti domiciliari: Benito Borella (Cadeo, 1936), Zelinda Borella (Priolo Gargallo, 1958), Patrizia Surace (Messina, 1966), Benedetto Panarello (Messina, 1962, commercialista, con pregiudizi di polizia per associazione per delinquere e concussione in concorso, truffa e falsità ideologica commessa da P.U. in atti pubblici), Gianfranco Cucinotta (Messina, 1976), Agatino Spadaro (Messina, 1979), Giuseppe Bottaro (Pace del Mela, 1966).

Misura Interdittiva: Gaetana Patrizia De Luca (Bellano, 1955), Maria Antonietta Chillè (Messina, 1955), Giuseppe Scandurra (Messina, 1960), Zaire Giosafatto Zimbè (Oppido Mamertina, 1971), Sergio Zavaglia (Taurianova, 1972), Daniela Lizzio (Messina, 1975).

E’ stato inoltre eseguito il decreto di sequestro preventivo (cui è seguito un provvedimento integrativo il 26 settembre scorso) delle quote di capitale, delle azioni intestate agli indagati e dei complessi aziendali delle società HB SpA, CUBO SpA, BRICK srl, RCD srl, EPUROXY srl. Sulla scorta delle quote di capitale sociale versato e del patrimonio mobiliare e immobiliare, il valore complessivo dei beni oggetto di sequestro ammonta a 10 milioni di euro.

Giuseppe Bottaro

Il provvedimento cautelare prende le mosse dagli esiti delle indagini condotte dalla Questura di Messina. Nell’ottobre del 2012 furono denunciate 23 persone ritenute responsabili a vario titolo di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta.

Il quadro investigativo raccolto ha consentito di dimostrare che i componenti dell’importante gruppo imprenditoriale della famiglia Borella hanno posto in essere una vera e propria operazione di depauperamento della più importante società, la Demoter Spa, attiva nel settore degli appalti pubblici e attraversata da vicende processuali di criminalità organizzata, destinandola alla sicura decozione (una situazione di impotenza economica e funzionale, non transitoria e irreversibile), secondo un preciso e predeterminato disegno criminoso, consistente nella sistematica e progressiva spoliazione dei rami attivi dell’impresa, poi collocati in nuove società grazie alla collaborazione di esperti professionisti.

Tutto ciò per mantenere le attività del gruppo, sottraendole al rischio di misure interdittive e all’aggressione dei creditori.

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha riconosciuto l’esistenza di un programma criminoso finalizzato allo smembramento della società attraverso la creazione di più società e il ricorso a una serie di accorgimenti materiali e contabili necessari per eludere i controlli.

La Demoter, costituita nel 1978, passando dal movimento terra agli appalti pubblici ed eseguendo lavori in importanti opere pubbliche quali autostrade, acquedotti, metanodotti, gallerie e opere ferroviarie in Italia e all’estero, ha raggiunto un livello di espansione che in 20 anni di attività può essere quantificato in un complessivo volume d’affari di 60 milioni di euro.

A partire dal 2010 la società iniziava a cedere diversi rami d’azienda e altre società ad essa collegate stipulando contratti d’affitto di altri rami d’azienda e sottoposta alla procedura di liquidazione volontaria nel novembre 2011,  nell’ambito della quale è stato nominato liquidatore l’avvocato Maurizio Cacace, figlio del noto commercialista Salvatore.

Gianfranco Cucinotta

Il principale indagato, Carlo Borella, promuove una proposta di concordato preventivo formalizzata nel dicembre dello stesso anno, che non è accolta poiché la società indicata per risolvere lo stato di insolvenza, la Cubo Spa, è comunque riconducibile al gruppo imprenditoriale.

L’1 febbraio 2013 la società è dichiarata fallita. Le vicende societarie della Demoter sono strettamente legate ai trascorsi giudiziari di uno degli esponenti più rappresentativi del gruppo familiare che ne ha la proprietà e la gestione Carlo Borella, ex presidente dell’ANCE di Messina ed ex vice presidente di diritto di Confindustria Messina.

Questo gruppo imprenditoriale e lo stesso Borella risultano direttamente coinvolti non solo quale parte offesa, in numerose operazioni di polizia giudiziaria condotte in Sicilia e in Calabria. Anche il padre Benito, avente a carico precedenti penali e pregiudizi di polizia, nella sua qualità di capostipite del gruppo imprenditoriale, è emerso in importanti indagini.

In particolare, la Questura di Messina ha svolto complesse e articolate indagini su alcune condotte estorsive attuate da esponenti della criminalità organizzata barcellonese, concluse con l’arresto, in esecuzione di misure cautelari, degli autori (Operazione Sistema II).

Carlo Borella, seppure vittima di una delle attività estorsive sulle quali si è indagato, secondo gli inquirenti avrebbe posto in essere una condotta favoreggiatrice, non solo non ammettendo il ruolo di parte offesa, ma addirittura tentando di inquinare le fonti investigative. Per tali condotte era stata avanzata una richiesta di misura cautelare nei confronti dell’imprenditore e del suo capo cantiere Biagio Raffa, non accolta.

Il 14 marzo 2012 il GIP presso il Tribunale di Messina giudicò invece Borella colpevole del reato di favoreggiamento e condannandolo a 2 anni di reclusione. L’anno dopo, la Corte d’Appello di Messina ridusse la condanna inflitta in primo grado a un anno e 2 mesi di reclusione.

Con il contributo di commercialisti esperti e senza scrupoli, la Demoter è stata progressivamente svuotata dei suoi rami d’azienda più rilevanti e produttivi, costituiti da importanti commesse pubbliche, predisponendo le condizioni per l’avvio della procedura di concordato preventivo, previa sottoposizione della stessa società alla liquidazione volontaria, mediante l’intervento della Cubo Spa, una società comunque riconducibile al gruppo Borella.

Benedetto Panarello

Al Consiglio di Amministrazione della società e del collegio sindacale si contesta di averdistratto la quota totalitaria del capitale della Sagen srl (proprietaria di un notevole complesso immobiliare) detenuta dalla Demoter e di averla inserita in bilancio tra le immobilizzazioni finanziarie, conferendola nel capitale della HB Spa, costituita nel 2009.

Gli amministratori e il collegio sindacale, hanno dichiarato falsamente nei bilanci della Demoter passività inesistenti per oltre 3 milioni di euro e cedendo queste passività alla RCD srl hanno realizzato una plusvalenza fittizia da cessione di più di 2 milioni di euro, concorrendo a determinare il dissesto della Demoter, successivamente dichiarata fallita.

Nello stesso giorno della costituzione della società Brick srl, il 6 maggio 2011, la Demoter cedette a quest’ultima un ramo aziendale del valore di oltre un milione di euro, verso un corrispettivo di 50 mila euro.

A sua volta la Brick, attraverso una scissione registrata lo stesso giorno, costituì la Cubo Spa per il conferimento del ramo d’azienda già ceduto dalla Demoter.

Passaggio effettuato sottoscrivendo l’intero capitale sociale di 5 milioni 300 mila euro sulla base di una perizia giurata falsa redatta da Benedetto Panarello, quando in realtà il valore effettivo era di 9 milioni 201 mila euro.

Agatino Spadaro
Patrizia Surace

Intanto, con un contratto di affitto del 14 settembre 2011, la Demoter cedette un ramo di azienda alla Cubo per il canone annuo di 90 mila euro, realmente stimabile in poco meno di 500 mila euro.

Nello stesso giorno, la Demoter cedette un ramo di azienda alla Fondazione Else per il canone annuo di 60 mila euro (valore reale 155 mila euro) e un altro alla Epuroxy per 45 mila euro annuo (valore reale 191 mila euro).

Per gli inquirenti Carlo Borella ha scientementeagito per creare le premesse e le condizioni necessarie a isolare da un punto di vista societario la Demoter dal resto del gruppo imprenditoriale di famiglia e, pur continuando a mantenerne il controllo, a evitarne il dissesto finanziario.

E’ stato individuato il nesso causale tra le cessioni dei rami d’azienda della Demoter, effettuate secondo un preciso ordine logico e cronologico, che si incrociano con la contestuale costituzione di società comunque riconducibili ai Borella seguendo un disegno criminoso caratterizzato da ardite operazioni societarie artificiose, volto a far apparire sia ai fini della certificazione antimafia che a quelli commerciali e contabili, che Carlo Borella e la Demoter non avevano più alcuna relazione con l’intero gruppo imprenditoriale familiare.

Le indagini hanno invece dimostrato che Borella è stato l’organizzatore e il promotore della collocazione di nuovi soggetti nelle cariche amministrative e delle titolarità degli assetti proprietari societari. Insieme al padre Benito, Carlo Borella restò quindi alla guida del gruppo, pur non rivestendo alcun ruolo.

A sostegno del quadro investigativo raccolto, la consulenza tecnico-contabile ha permesso di accertare la deliberata determinazione di coloro che hanno gestito la Demoter a far ricorso a condotte artificiose e dolose, distrattive e finalizzate a ritardare il fallimento in danno dei creditori.