Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Occupywaterfront, l’entusiamo del Pinelli attraversa la città

Il camioncino con la sound machine potente in testa al corteo c’è stato, naturalmente. Ma la manifestazione cittadina del Teatro Pinelli occupato si è conclusa ieri sera  all’ex Irrera a Mare con un trio di orchestrali del Vittorio Emanuele che hanno eseguito musiche di Bach  e Beethoven.

A quaranta giorni dall’occupazione che ha ridato vita al vecchio Teatro in Fiera, il movimento che lo ha restituito alla città ribattezzandolo con il nome del ferroviere anarchico assassinato a Milano quarant’anni fa, ha dimostrato di avere le idee chiare  di saperle comunicare in modo originale.

“Messina ha bisogno di una boccata d’aria -c’era scritto nel documento con cui Messina è stata invitata a manifestare- di un affaccio al mare, di spazi per la cultura, la ricerca e la creatività gestiti dal basso, da nuove istituzioni in cui i cittadini sono i protagonisti: senza direttori artistici, manager o amministratori calati dall’alto da politici che non hanno a cuore i beni comuni. Si possano aprire i cancelli e ristrutturare alcuni padiglioni a partire dal Teatro Pinelli, senza bisogno di milioni di euro, investendo sulla ricchezza della società, sui nostri saperi e sulle nostre competenze accumulate in anni e anni di studio e tirocinio ai margini di un mercato del lavoro blindato.”

Riassunto nello slogan OccupyWaterfront, l’appello si rivolgeva a tutti i cittadini che nell’ultimo mese e mezzo hanno attraversato lo spazio del teatro, ma soprattutto a chi, colpito dagli effetti della crisi, sta lottando per sopravvivere in condizioni sempre più complicate. “Siamo entrati in Fiera cercando di costruire una scialuppa di salvataggio per chi non ce la fa -ha ricordato Claudio Risitano, stremato ma soddisfatto alla fine del lungo pomeriggio di lotta. Un proposito cAdd an Imagehe si è realizzato nelle scorse settimane attraverso il paziente lavoro di ricognizione e di cucitura delle tante vertenze che stanno agitando Messina e che hanno ricambiato la solidarietà espressa dai ragazzi del Pinelli partecipando in delegazioni più o meno numerose al corteo che ha sfilato da piazza Cairoli, da dove è partito intorno alle 17,  fino alla Passeggiata a Mare, dove cinquecento persone sono giunte intorno alle 19 sotto una pioggia battente.

C’erano i lavoratori della Birra Triscele, molto visibili e rumorosi, con striscione e t-shirt rosse. “Siamo qui non solo per solidarietà con il teatro occupato -ha urlato il loro delegato Mimmo Sorrenti- ma anche per combattere la passività abituale dei messinesi. Perché i commercianti non abbassano le saracinesche? si è chiesto”.

Accanto al segretario regionale dell’Orsa Mariano Massaro ha sfilato Francesco Bonasera, RSU di Sicilia Limoni, in rappresentanza dei suoi 26 colleghi che stanno presidiando il piccolo stabilimento della Panoramica dallo scorso 2 gennaio per evitare lo

smontaggio dei macchinari e il trasferimento in Germania della produzione. “La nostra è un’azienda sana -ha raccontato a Messina.sicilians.it. Nulla nei bilanci degli ultimi anni giustifica quelle che sono scelte aziendali totalmente gratuite, che però mettono  a rischio il futuro delle nostre famiglie e impoveriscono ulteriormente il territorio” .

Pippo Di Guardo, segretario generale dell’SLC Cgil, dal canto suo si è scusato per la scarsa presenza degli orchestrali dell’Ente Teatro. “Presidiare il Vittorio Emanuele è molto complicato -ha ricordato- ma noi comunque ci siamo e ci saremo sempre, perché questa è una lotta che serve anche a quelli che non ci sono oggi, a coloro che verranno dopo di noi”.

La lotta degli occupanti del Pinelli per restituire a Messina un suo storico spazio di socialità e cultura sta diventando quindi  metafora di una possibile liberazione di tutta la città. Per Massimo Camarata, psicologo e storico occupante, “l’occupazione sta dimostrando che è possibile battere la solitudine e la rassegnazione al peggio. Costruiamo a partire da oggi una maglia, una rete per unire ciò che è stato tropo tempo diviso”.

“Occupare un teatro -gli ha fatto eco Guido, che è venuto da Roma portando ai messinesi la solidarietà dello storico Teatro Valle, significa “assumersi  la responsabilità di organizzare i propri bisogni, di prendersi cura di luoghi vissuti e abitati,  luoghi di cultura che diventano piazze dove ci si incontra, dove si costruisce una socialità nuova. Cura dei beni comuni significa soprattutto autogoverno”.

Che il Teatro Pinelli stia diventando davvero un bene comune lo si è capito guardando la composizione del corteo e della piazza. Accanto ai giovani alternativi, ai trampolieri, ai clown ci sono state le famiglie con bambini, gli anziani e, sparsi qua e là, i volti noti della sinistra e dell’associazionismo messinese.

Presenti quindi Saro Duca e Carmen Cordaro di Arci Gay  e Arci Thomas Sankara, Nino Mantineo del Cesv, Daniele Ialacqua di Legambiente, Anna Giordano del WWF, il candidato sindaco Renato Accorinti (fra i primi ad essere solidale con gli occupanti) l’anziano ex parlamentare Peppino Mangiapane, l’ex assessore PRC Alfredo Crupi e la giovane esponente di SEL Sofia Martino.

Si sono visti anche gli esponenti piccolo Partito Comunista dei lavoratori, mentre all’appello lanciato per la tutela del rinato teatro autogestito hanno già risposto personalità come Moni Ovadia, Dario Fo e Franca Rame, Massimo Dapporto, Mario Martone, Antonio Presti,  Maurizio Marchetti, Nino Frassica e Andrea Camilleri.

L’avventura del Teatro Pinelli prosegue oggi con la celebrazione della Giornata della Memoria della Shoah, in collaborazione con Arcigay e l’associazione della comunità Rom Baktalo Drom. In settimana, intanto, previste le riunioni del tavolo tecnico con gli architetti e le maestranze disponibili a collaborare al progetto di ricostruzione dal basso del teatro, i corsi di formazione, mentre sarà ulteriormente articolata la campagna di raccolta fondi per ridare un futuro al vecchio “Fiera”. (foto Corrado Speziale)