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Nuovo disegno di legge all’ARS per chiudere l’Ente Porto

All’ARS ci riprovano. Dopo i tentativi di UDC e PDL, il centrosinistra sull’argomento è sempre stato piuttosto tiepido e solo il 15 marzo scorso è arrivata una mozione firmata da Filippo Panarello, Pippo Laccoto, Marcello Greco e Bruno Marziano, un altro disegno di legge chiede la chiusura dell’Ente Porto di Messina.

Primo firmatario è il capogruppo UDC all’ARS Lillo Firetto, che raccoglie il testimone dal presidente Giovanni Ardizzone, che nella fase finale dell’ultima legislatura si è mosso per la liquidazione dell’ente di concerto con il collega PDL ora UDC Nino Beninati.

Per Firetto, come si legge nell’agenzia dell’Adnkronos, “sono venute meno le esigenze di dare efficacia ad una legge nazionale del 1951, istitutiva del Punto Franco nel porto di Messina. I compiti assegnati all’Ente Porto interferiscono con i poteri assegnati dalla legge 84 del 1994 all’Autorità Portuale, determinando ritardi e intralci che si accompagnano alla sovrapposizione di competenze tra amministrazioni”.

Quando l’ex presidente Raffaele Lombardo si insediò, definì l’Ente Porto di Messina “l’ente più inutile d’Italia”. Coerentemente ed in perfetta sintonia con l’assessore all’Industria Marco Venturi (lo stesso che dopo che Lombardo aveva trombato un suo uomo alla guida dell’Irsap si dimise accusandolo in conferenza stampa di avere “solo cercato di garantire gli interessi del sistema affaristico-clientelare e mafioso” e beccandosi una querela per questo) si avviò l’iter per chiudere un ente nato nel 1953 per istituire il Punto Franco previsto da una legge del 1951, arrivando persino ad individuare il commissario liquidatore.

Salvo poi, con una tripla capriola mortale, rimangiarsi tutto (e con lui Venturi) pochi mesi dopo e nominando commissario straordinario lo stesso presidente dell’ente, Saro Madaudo.

Un ente, l’Ente Porto di Messina, con un consiglio di amministrazione composto da 13 membri e con un’impiegata a tempo pieno ed uno a part-time che costava ogni anno oltre 100 mila euro.

Il primo a muoversi in tal senso fu Nino Beninati, che sosteneva l’illegittimità dell’ente e chiedendo la restituzione allo Stato di tutti i canoni incassati per la gestione di aree che in realtà sono di competenza dello Stato e non della Regione.

Istituito nel 1953 dall’allora presidente della Regione Sicilia, il democristiano Franco Restivo, secondo Beninati quest’ultimo non ne aveva alcun titolo visto che il Punto Franco, mai attivato e per il quale successivamente nacque illegittimamente l’Ente Porto con lo scopo di gestirlo, fu creato dallo Stato attraverso il ministero delle Finanze e solo lo Stato poteva dare vita ad un ente che lo controllasse.

Tra l’altro, tra le carte che Beninati ha esaminato anche alla Capitaneria di Porto, è chiaro che quest’ultima non ha mai ceduto ufficialmente le aree all’Ente Porto, che potrebbe averle gestite dal 1953 senza averne alcun titolo.

“L’Autorità Portuale ha lavorato bene -spiegò allora Beninati, riferendosi alla querelle per le aree- è l’unico ente ad avere realizzato dei progetti e ad avere portato dei finanziamenti. Madaudo, invece, non mi sembra che abbia fatto nulla. La stazione di degassifica stessa è stata un’operazione sbagliata.  Finché ero in Giunta ho lavorato per lo scioglimento dell’Ente Porto, ma quando sono uscito Lombardo ha cambiato le carte in tavola”.

Intanto a marzo scorso il Tribunale Civile ha scritto la parola fine al braccio di ferro tra Ente Porto e Autorità Portuale. La Zona Falcata, compresa quindi l’enclave rivendicata dall’Ente Porto (144 mila metri quadri), è demanio statale.

La sentenza, che ha visto contrapposti Regione ed Ente Porto da una parte e Autorità Portuale e Comune dall’altra, chiude una guerra che si è consumata nelle aule dei tribunali, arrivando fino al TAR ed al CGA, con quest’ultimo che per ben due volte ha dato ragione all’ente, ribadendo che titolarità delle aree è di competenza regionale.

Ancora da definire invece la vicenda che riguarda la richiesta di sequestro della aree destinate al Punto Franco richiesta dall’Ente Porto ed alla quale l’Authority si è opposta.

Risolta la contesa sulla titolarità delle aree, resta da vedere cosa ne sarà del progetto di bonifica da un milione di euro sul quale lo stesso presidente della Regione Rosario Crocetta si è impegnato di recente, promettendo la riqualificazione dell’area e l’eliminazione delle cisterne. Il timore, visto che per  Crocetta è più facile promettere che mantenere, è che anche questo progetto scivoli nell’oblio.

Tra l’altro, a metà settembre il Governo Monti diede il via libera all’emendamento dell’UDC per il trasferimento del Punto Franco di Messina presentato dall’allora capogruppo al Senato Gianpiero D’Alia, oggi ministro della Pubblica Amministrazione.