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Navi Nato a Messina, non è detta l’ultima parola

“Per il ministro della Difesa Giampaolo di Paola il progetto di un Centro di Eccellenza per la dismissione delle navi della Nato presso l’Arsenale militare di Messina è ancora in fase istruttoria“.

La notizia l’ha data il giornalista Antonio Mazzeo nel corso di un dibattito che si è svolto ieri sera presso il Teatro Pinelli occupato, nei locali della vecchia Fiera di Messina.

“Secondo Di Paola solo a conclusione di questa fase -ha spiegato Mazzeo- l’organizzazione militare Atlantica deciderà se procedere o meno alla costruzione di quella che sarà una vera e propria pattumiera di residuati bellici nel cuore della città”.

I pericoli connessi a questa nuova grande opera che dovrebbe interessare Messina non sarebbero dunque affatto scongiurati.  A poche centinaia di metri da una zona densamente popolata e attraversata da ogni tipo di attività si procederebbe alla demolizione di navigli militari potenzialmente carichi di apparecchiature e materiali pericolosi per la salute pubblica.

Ce n’è abbastanza per destare un comprensibile allarme e chiamare i cittadini alla mobilitazione in difesa dell’ambiente. E proprio con quest’obiettivo si sono confrontati sulle tavole del Pinelli occupanti, sindacalisti dell’Arsenale e militanti pacifisti, NoPonte e della sinistra.

“Occorre scongiurare questa grave ipoteca sul futuro della nostra città -ha sottolineato Claudio Risitano aprendo l’incontro. Ogni volta che le ragioni della pace  e dell’ambiente  entrano in conflitto con quelle del lavoro e soccombono a quello che si configura come un vero e proprio ricatto, siamo tutti sconfitti, come a Taranto”.

La discussione è proseguita intorno al nodo dell’informare adeguatamente i cittadini del pericolo che si rischia di correre e sulle modalità di costruzione di un’ampia mobilitazione. Antonio Mazzeo ha puntato l’attenzione sui pessimi segnali lanciati dal governo Monti. “ Molto grave la dichiarazione del territorio di Niscemi, interessato dal MUOS come area di interesse strategico da parte del ministro dell’Interno Cancellieri -ha sottolineato il giornalista. Quest’atto ha due soli precedenti. La discarica di Chiaiano e il Tav in  Val di Susa. In entrambi i casi ha comportato la sospensione di ogni normale procedura di controllo democratico sui cantieri  e l’affidamento dell’ordine pubblico direttamente alle forze armate”.

Una situazione di oggettivo ostacolo alla libera espressione del dissenso da parte dei cittadini e

di potenziamento di risposte esclusivamente militari e repressive al medesimo. “Un passaggio del genere, dichiarato con un semplice atto amministrativo a Camere sciolte,  mette una seria ipoteca anche sulle scelte future di politica estera e di difesa -ha concluso Mazzeo. Bisogna che il movimento pacifista ne chieda conto e ragione anche alle forze politiche dell’attuale opposizione, parlamentare e non, dal momento che parte di esse andrà probabilmente al governo tra due mesi”.

Giovanni Sofia, lavoratore dell’Arsenale militare, ha ricordato i numerosi fattori di rischio legati alle attività produttive della Zona Falcata. “Gli impianti della Difesa da sempre ospitano materiali pericolosi -ha sottolineato. “Il passaggio della loro gestione all’Agenzia Industrie difesa, una cordata di imprese private cresciuta intorno all’ex ministro La Russa, aggrava il quadro di poca trasparenza  e nessuna garanzia di alcun genere per il personale che vi lavora”.

Il cuore della questione, dal punto di vista dei movimenti sociali, resta quello della lotta contro l’ulteriore processo di sottrazione al libero uso da parte dei cittadini di aree pregiate di Messina. “Nella Zona Falcata i ricordi della città antica, abbandonati al degrado, convivono con  un vecchio inceneritore, un impianto di degassifica. Domani forse convivranno anche con un cimitero di sottomarini nucleari. Cosa vogliamo fare?” ha chiesto lo storico Peppino Restifo.  

Gli ha risposto indirettamente Gino Sturniolo riflettendo sulla difficoltà di tenere unite le lotte  ambientali e le vertenze dei lavoratori.

“All’Ilva di Taranto, ma anche da noi -ha fatto notare- gli operai difendono i posti di lavoro, anche quando questa difesa porta allo scontro con le popolazioni che subiscono le conseguenze dell’inquinamento. Dobbiamo puntare ad un’operazione politica insieme a tutti i soggetti che subiscono questi interventi sul territorio. E’ un terreno scivoloso, ma praticabile se le lotte ci sono sul serio e coinvolgono le persone normali e non solo i militanti politici”.

La sollecitazione è stata raccolta dal collettivo del Teatro Pinelli. Già domattina alle 9.30 saranno presenti alla manifestazione degli operai della Triscele (la ex Birra Messina) non solo per portare solidarietà, ma soprattutto per iniziare un percorso di unificazione delle lotte sociali di questo territorio.

L’obiettivo dichiarato è quello di una grande manifestazione cittadina sul modello di quelle che hanno saputo convincere la maggioranza dei cittadini dell’inutilità del ponte sullo Stretto.