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Pickwick, successo del duo Genovese-Nobile

Raffaele Genovese

È un jazz elegante e molto, molto europeo quello di Raffaele Genovese e Alessandro Nobile. Entrambi si sono formati in conservatorio e l’impronta classica è presente nel loro repertorio, che comprende brani scritti da entrambi che hanno entusiasmato il pubblico presente ieri sera alla rassegna jazz organizzata dal Circolo Pickwick, con la direzione artistica di Rosalba Lazzarotto.

“La mia è una ricerca continua -spiega Raffaele Genovese, pianista di Siracusa. Non ho mai smesso di studiare ed il mio obiettivo è quello di trovare un mio linguaggio espressivo personale. Nel jazz è molto facile imitare, ma la mia ricerca è finalizzata a trovare la mia cifra espressiva. Mia e basta”.

Quando ha iniziato a studiare musica? “Il mio percorso iniziato molto tempo fa, a 7 anni. Fino al 2007 ho studiato solo musica classica, ma al jazz mi sono avvicinato già nel 2005, quando a Canicattini Bagni  ho conosciuto il Trio Amato e Rino Cirinnà. Tuttora a Siracusa mancano realtà che insegnino musica jazz. Quello più vicino è a Canicattini Bagni e lì ho iniziato a studiare con Andrea Beneventano. Il jazz ha sfumature infinite e la chiave per comprenderlo me l’ha data Salvatore Beonafede. Che non mi ha dato direzione, ma mi ha solo detto di cercare di capire cosa mi appartiene di più”.

A quale conclusione è arrivato? “Il mio bagaglio formativo parte dalla musica classica e la mia strada è il jazz europeo. Non

a caso, oltre a Keith Jarrett (i cui primi dischi sono indimenticabili e assimilabili a jazz europeo piuttosto che alla musica statunitense) i miei punti di riferimento sono Ralf  Tauner, Kenny Wheeler e John Taylor”.

Alessandro Nobile

Alessandro Nobile è un contrabbassista di Vittoria con una formazione classica ed arrivato al jazz, come lui stesso racconta, per caso. “Vengo dalla musica classica, ho studiato al conservatorio e mi sono avvicinato al jazz per caso, suonando con ragazzi di Ragusa e Catania che mi hanno coinvolto in diversi progetti. Gli spunti più importanti li ho avuti da un collettivo musicale di Catania, “Improvvisatore involontario”, che lavora più su un jazz moderno, sperimentale, d’avanguardia”.

Lei collabora parecchio con il messinese Luciano Troja. “Sì, con Luciano abbiamo messo su diversi progetti. Uno dei più importanti sarà quello organizzato da Amici della Musica di Vittoria, dove suoneremo a dicembre”.

Anche lei come Raffaele Genovese ama il jazz europeo? “Sì, anche se suono un po’ di tutto. Sto puntando molto al jazz europeo perché, senza nulla togliere a quello che si suonava negli anni ‘50 e ‘60, questo versante del jazz misto alla musica colta, classica, mi ha sempre affascinato. In Europa il jazz lo abbiamo preso in prestito e assorbito. E per noi che ci siamo formati qui, ritengo che la soluzione migliore sia quella di suonare un jazz più moderno: vicino alla musica classica, senza essere il clone della tradizione statunitense. Anche se siamo europei, al jazz possiamo dare davvero tanto”.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.