Morte Lavinia Marano, la nonna del piccolo Francesco: “La vera giustizia è un’altra cosa”

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Silvana e Franco Longo, i nonni paterni del piccolo Francesco

MESSINA. Sono Silvana Longo la nonna di Francesco, il bambino che Lavinia Marano ha dato alla luce prima di morire. Francesco è stato desiderato e atteso da Lavinia e finalmente il suo desiderio si era avverato.

Ma questa ha avuto il tempo di tenerlo tra le braccia solo per un minuto. Francesco non conosce neanche l'odore della sua mamma perché si può dire che è nato orfano.
Martedì 7 maggio un altro macigno si è abbattuto su questo bambino incolpevole e inconsapevole: i quattro imputati, già condannati in primo grado, sono stati tutti assolti.
Il giudice ha aggiunto dolore al dolore, già incommensurabile, dei familiari. Forse ci aspettavamo questa sentenza ma abbiamo voluto credere ugualmente in una “giustizia” che giustizia non è. La vera giustizia è un'altra cosa. Io non sono un avvocato e neanche un medico ma non capisco come si possa definire “colpa lieve” la morte di una persona. I periti hanno sancito la responsabilità degli imputati sia in primo grado che in secondo grado, riconoscendo che Lavinia si poteva salvare se tutto fosse stato fatto nei modi e nei tempi giusti. È stato detto che i medici hanno seguito le linee guida. E allora il giudice o chiunque altro vuole spiegare a noi familiari e, soprattutto, a Francesco come è morta Lavinia?
Tutti hanno operato bene, è stato evocato persino il destino, evidentemente anche il giudice ha creduto nella ineluttabilità del fato. Sentire queste cose fa molto male a chi fatica a condurre la vita dopo la morte di una figlia, di una sorella, di una compagna e, soprattutto, di una mamma. Lavinia si poteva salvare, non si doveva arrivare a un punto di non ritorno. Lavinia aveva 44 anni ed era una primipara; non si doveva stimolare per giorni ma procedere direttamente con il parto cesareo e, forse, non avrebbe avuto l'atonia uterina. Ma i dottori del reparto hanno preferito seguire le linee guida che hanno determinato lo sfacelo che ne è seguito.
Le pazienti non sono protocolli, ma esseri umani e non tutto quello che dicono le cosiddette linee guida può andare bene per tutte. È possibile che nessuno abbia controllato dopo l'intervento che tutto procedesse bene?
Questo vuol dire che nessuno, infermieri, assistenti, ostetriche, medici hanno controllato Lavinia fino a quando, dopo ore, l'emorragia si è manifestata in maniera evidente sulle lenzuola.
Troppo tardi! Lavinia è stata riportata in sala parto per cercare di tamponare l'emorragia. Poi l'applicazione del Bakri Baloon che non ha sortito l'effetto sperato. Due sole parole: “colpa lieve”!
Muore una persona, si riconoscono l'incapacità, l'imperizia, la mancata assistenza, il mancato monitoraggio ma gli imputati sono tutti assolti. Si attribuiscono le responsabilità ai medici, ma sono tutti assolti.
“Colpa lieve”. Qualcuno vuole spiegarmi cosa deve succedere di più per riconoscere la “colpa grave”? La motivazione della sentenza di primo grado recita testualmente: “Certamente imprudente deve ritenersi la scelta dei sanitari di non procedere alla immediata asportazione dell'utero a fronte della persistente emorragia, dal momento che l'insorgere di una CID costituiva evento tutt'altro che remoto. Sussiste, nel caso in esame, una colpa grave dei sanitari predetti, trovandosi di fronte ad una scelta medica, posta in essere oltre che in modo non conforme alle linee guida, del tutto inadeguata e marcatamente distante dalla necessità di adeguamento alla peculiarità della malattia e alle condizioni del paziente, sì da determinare la negativa evoluzione della patologia”. Queste le parole del giudice di primo grado. “Colpa grave”.
Come si può, quindi, passare da “colpa grave” a “colpa lieve”? Un'idea ce la siamo fatti tutti, ma purtroppo ce la dobbiamo tenere per noi.
Agli imputati dico: siete stati assolti per una legge balorda ma ritenuti comunque colpevoli della morte di Lavinia. È morta per irresponsabilità e questo è un fatto che, al di là delle sentenze, non può essere cambiato.
Due parole per il silenzio assordante e colpevole della struttura ospedaliera. Nessun approccio per quanto riguarda il , avremmo potuto evitare il processo civile che durerà non si sa quanti anni, anche perché c'è un bambino da crescere e portare avanti. Qualcuno dovrà dire a Francesco come è morta la mamma e questo sarà compito del papà e di noi nonni, che stiamo cercando di crescerlo. Francesco saprà la verità, saprà nomi e cognomi.
Io sono vecchia e, forse, non arriverò a quel giorno; ma il mio compito fino a che vivrò sarà quello di fare sapere a tutti la vicenda di malasanità nel caso di Lavinia Marano.
Nessuno avrà la fedina penale macchiata ma la coscienza sporca non basterà una sentenza a ripulirla. Io credo nella giustizia della vita terrena e la aspetto perché la vita ti rimanda tutto indietro e prima o poi ti presenta il conto e quel giorno non ci saranno ceto sociale, soldi e cognomi importanti a fermarla. Sicuramente avete figli e nipoti: quando li guardate in faccia pensate a Francesco e alla devastazione che avete portato nella sua vita e vergognatevi”.
Silvana Longo