Misoginia deluchiana: questa volta tocca a Carlotta Previti, rea di aver difeso Matilde Siracusano

MESSINA. Lo squallore come arma politica. Dalle file dei deluchiani arriva l’ennesimo attacco a una donna. E sì, perché a dispetto dei proclami e degli assessori donna (3 nella Giunta De Luca, 2 dopo l’addio di Carlotta Previti e Dafne Musolino in quella De Luca-Basile-Puccio) la misoginia sembra essere un tratto caratteristico di questa compagine politica.
Oggi tocca al sindaco di Santa Teresa Riva Danilo Lo Giudice essere sgradevole. Prende spunto da un post dell’ex assessore Carlotta Previti, con un’ottima carriera nel settore dei finanziamenti comunitari sia prima che dopo l’esperienza a Palazzo Zanca, relativo ad altrettanto sgradevoli dichiarazioni del suo dante causa De Luca sul sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano.
Immaginiamo la scena: “Figghioli (anzi no, pare che nella jonica dicano carusi) cu ci rispunni a chista?” si domandano i maschi del cerchio magico fiumedinisano. Subito si alza in piedi l’impavido Lo Giudice: “Ci penso io!” (o forse ha detto “Ma vidu iò”, vai a sapere) e subito si lancia nella scrittura di un lungo, spesso sopra le righe e deboluccio quanto a citazioni letterarie post che si conclude così: “Caro Cateno, non ti curar di loro e vai avanti! (sindaco, se proprio si vuole avventurare nelle citazioni dantesche almeno dia una ripassatina al Terzo Canto dell’Inferno: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, il riferimento è agli ignavi…, ndr). Ps: Carlotta ometto di ricordare quando e come sei stata accolta da Cateno De Luca, e il percorso che ti ha consentito di fare. Evito di farlo perché sono un galantuomo“. No sindaco, se lei fosse davvero un galantuomo questo post non l’avrebbe neanche scritto.
Ma torniamo alla misoginia di matrice deluchiana, che sembra essere un tratto distintivo di questo gruppo di rivoluzionari della jonica. Gli episodi da citare sono davvero tanti, andiamo a memoria. Oltre alle pubbliche fustigazioni all‘assessore ai Servizi Sociali Alessandra Calafiore durante le indimenticabili dirette del periodo del Covid, ricordiamo le prese in giro di De Luca nei confronti di Matilde Siracusano durante le elezioni del 2022, quando le faceva il verso sporgendo le labbra in fuori. La peggiore di tutte quella del deputato Francesco Gallo, sempre contro la Siracusano, mentre la prendeva in giro mimando su un palco la gravidanza della stessa.
E ancora: la famosa diretta nella primavera del 2023 su La7, quando si citò la senatrice ed ex assessore della sua Giunta Dafne Musolino e De Luca disse:” Dafne non risponde neanche al telefono senza il mio permesso”. La Musolino non batté ciglio, si organizzò e dopo alcuni mesi mollò De Luca al proprio destino e passò con Renzi a Italia Viva.
Ah, c’è anche la famosa battuta di De Luca quando, nel corso della propria sindacatura, durante una seduta in Consiglio comunale accusò le consigliere dell’opposizione di berciare, accusandole di fatto di essere delle scimmie. Duri attacchi anche alla presidente di ARISME (la società che cura lo sbaraccamento) Alessia Giorgianni, colpevole solo di essere autonoma e pensante.
Per tutto il resto del campionario misogino deluchiano rimandiamo alle tracce che sicuramente sono ancora presenti nel web. Carlotta Previti ha replicato con molta dignità al post di Lo Giudice e la conclusione è davvero perfetta: “Quanto alle allusioni sulla mia carriera, chiarisco con serenità: il mio profilo professionale era solido prima del 2018. Oltre dieci anni tra Commissione e Parlamento europeo sui fondi europei, la redazione del Libro Bianco del Parlamento europeo a Bruxelles (direttamente in francese). Io lavoravo prima. Ho continuato a lavorare dopo. Continuerò a farlo indipendentemente da qualsiasi appartenenza. Le competenze non si regalano, non si ereditano né si concedono. Si studiano, si costruiscono e si dimostrano. Le allusioni non cambiano i fatti. Qualificano solo chi le fa”.
E le donne del cerchio magico di De Luca? E quelle del centrosinistra? Zitte e mute al loro posto le prime, ignavamente silenziose le seconde, mentre oltre un secolo di femminismo finisce nel bidone dell’immondizia. Ahi sorellanza di dolore ostello disse una volta la grande Brunella Gasperini. Altro femminismo, altra stoffa.

