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Mina, compagna di viaggio

“Quante lucciole accese, quanti nomi scordati, quanto sole sul mare, quante estati ed inverni da riempirsene gli occhi…da riempirci i quaderni”.

Questi alcuni versi della canzone d’apertura “Compagna di viaggio”, scritta da Giorgio Faletti, del nuovo album di Nostra Signora della Canzone MINA intitolato “Piccolino” e che la vede raffigurata in copertina come un’aliena.

Ne avevamo anticipata l’uscita con una breve recensione sul singolo di lancio “Questa canzone”. Il nuovo album viaggia su leggere malinconie e nostalgie, frutto e specchio del periodo che stiamo vivendo. Un’attualità che in fin dei conti è sempre stata tale, da sempre. Malinconie, gioie, tristezze e nostalgie sono le spezie che condiscono il cibo dell’anima. E in questo disco di anima ce n’è tanta, anche più di quella presente negli ultimi album come Bau, Facile, Caramella.

Sin dalle prima note si avverte qualcosa di diverso. Un disco molto vicino all’ascoltatore. Una di quelle chiamate intercontinentali da parte di una persona che ha avuto un ruolo importante nella nostra vita. La distanza e i fastidi del tempo che passa non riescono mai a intaccare minimamente la vicinanza dei cuori, delle menti. Questa è la Mina di “Piccolino”. Una voce potente, chiara e “sua” prima di tutto. Il tempo sembra ormai essersi  arreso al suo dono naturale e ne esce sconfitto, anno dopo anno, disco dopo disco. Dalla malinconica “Compagna di viaggio” scritta da Faletti in memoria di un’amica scomparsa,  si passa alla sincopata e coinvolgente “Matrioska” in cui la tigre di Cremona offre un’interpretazione da brivido, un grido disperato che urla le incomprensioni  e i segreti più oscuri di una storia d’amore logora e rovinosa ,“Prova ad aprirla questa Matrioska chiusa nel buio di una risposta”.

Di “Questa canzone” ne abbiamo già scritto. Un brano

semplice, elegante e molto evocativo. Sorprende invece “Ainda Bem” destinato ad essere il nuovo singolo estratto dall’album. Un brano in portoghese, dalle atmosfere latine e accattivanti scritto da Marisa Monte e Arnaldo Antunes. Qui troviamo la Mina dei tempi d’oro, dall’interpretazione sensuale, velata e sussurrata di brani come “Tres Palabras”  o “Besame mucho”. In “Brucio di te” e “E così sia” Mina duetta con Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Musica e testo si sposano in maniera efficace, “Bruci di me ed è così semplice ritornare cenere”.

Andrea Mingardi torna a scrivere per Mina ed è presente con il brano “Canzone maledetta”, un brano blues che ricorda per certi versi un altro brano dell’interprete, “Il pazzo” contenuto nel disco “Veleno”, del 2002. Il tocco orchestrale inconfondibile di  Gianni Ferrio segna la struggente ballata malinconica “L’uomo dell’autunno”. Qui i violini e le arie classiche del maestro sembrano essere un coro che accompagna la voce di Mina. “Fuori città” parla ancora d’amore, ma non certo un amore idilliaco e semplice. Un amore amaro e complicato come spesso accade nei brani della signora Mazzini, accompagnato da un ritmo incalzante farcito di leggere schitarrate blues. “Fly away” scritto dal nipote Alex Pani è un brano in inglese dalle sonorità a metà tra Bob Dylan e i Beatles. Il disco (l’edizione normale, in quanto l’edizione deluxe contiene altri 4 brani in più) si conclude con “E così sia”, secondo brano in collaborazione con Sangiorgi. Un crescendo in cui lo stile di Sangiorgi trova una perfetta realizzazione nell’interpretazione di Mina.

E così sia… Mina ci ha regalato un gran bel disco che mette in riga tutte le sue colleghe giovani e non. E la considerazione spontanea dopo l’ascolto di questo disco viene naturale: “Sssh.. silenzio. La Regina canta, le allieve son pregate di ascoltare”.