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Milazzo, la morte è nell’aria

Emissioni della centrale di San Filippo del Mela

Quarantaquattro siti e cinque milioni e mezzo di italiani a rischio per l’inquinamento industriale. Tra questi ci sono anche Milazzo e, di conseguenza, l’intera Valle del Mela. In questi posti, le possibilità di sviluppare un tumore sono molto, molto più alte che altrove. Il dato sui siti è desunto dall’ennesimo studio che probabilmente lascerà tutto esattamente com’è: quello del Progetto “Sentieri” (acronimo per Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) appena pubblicato sull’ultimo numero del periodico “Epidemiologia e prevenzione”. Le aree a rischio sono suddivise tra Nord (21), Centro (8) e Sud (15). Freddi numeri che nulla dicono delle tempeste che all’improvviso sconvolgono per sempre migliaia di famiglie.

La questione dell’inquinamento è vecchia di decenni, ma a dispetto delle proteste degli abitanti del posto e delle promesse delle aziende (Raffineria di Milazzo e Centrale Edipower di San Filippo del Mela in testa) ben poco è cambiato. Si organizzano tavole rotonde e convegni, ma i dati più aggiornati risalgono al 2009 e certezze non ce ne sono. Anche perché è da un paio d’anni che la Regione e la Provincia litigano su chi sia competente sull’inquinamento. Per Palazzo d’Orleans è Palazzo dei Leoni, ma quest’ultimo passa la palla all’ARPA, ente regionale. 

E la confusione aumenta. Anche perché, a fronte di una dichiarazione ribadita più volte dall’ex direttore generale dell’Asl Francesco Poli (“nella valle del Mela l’incidenza dei tumori è superiore del 40% alla media nazionale) di fatto i dati rilevati periodicamente sembrano contraddire questa affermazione. La spiegazione è semplice: nei certificati di morte, che sono quelli sui quali si basano alla fine le statistiche, spessissimo il decesso è attribuito ad arresto cardiaco, che però è la causa finale e non quella principale. Un vizio d’origine che falsa i dati e non dà certezze.

La raffineria di Milazzo

Nel frattempo, si assiste alla pubblicazione di dati in assoluta contraddizione tra loro. Così,

se il Laboratorio Mobile dell’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) rispetto alle rilevazioni effettuate tra il 24 aprile ed il 13 maggio 2005 sosteneva che tutte le emissioni riscontrate sono al di sotto dei parametri fissati dalla legge, di contro una relazione dell’Esa, dell’assessorato regionale alla Sanità e del Dipartimento di epidemiologia ASL RME relativa ad un paio di anni prima dichiarava esattamente il contrario. “A Milazzo -si legge ne documento- è stato osservato negli uomini un aumento della mortalità per tumori della laringe e per le malattie cardiovascolari e nelle donne per le malattie respiratorie. Sono stati osservati inoltre negli uomini eccessi di ricoveri per malattie cardiovascolari (in particolare ischemiche) e per malattie respiratorie acute; nelle donne si è registrato un eccesso di malattie respiratorie acute. E’ verosimile che gli eccessi di mortalità e morbosità siano attribuibili ad esposizioni professionali ed ambientali legate ai numerosi impianti industriali ed al conseguente inquinamento delle matrici ambientali”.

Del resto, a confermare queste affermazioni, è sufficiente la descrizione che nello stesso studio si dà della zona. “L’area industriale di Milazzo è caratterizzata dalla presenza di un grosso polo industriale, comprendente una raffineria di petroli, un cogeneratore, un’acciaieria, un impianto per il recupero del piombo dalle batterie esauste e diversi altri opifici minori”.

Ma al di là degli studi, basta guardarsi intorno per capire che qualcosa non va. Le parti cromate delle auto sono tutte rovinate, così come i manufatti in ferro o acciaio, le donne lamentano di non poter lasciare la biancheria stesa fuori perché la ritirano macchiata e rovinata e se si va nelle aree agricole adiacenti agli impianti è evidente che le coltivazioni risentono della vicinanza con questi ultimi. Spesso dalle ciminiere della raffineria o della centrale di San Filippo si levano fumi sospetti, ma al di là delle proteste che portano voti in campagna elettorale non si va fino in fondo. “E’ come se nell’aria ci fosse qualcosa che divora tutto -dicono gli abitanti del luogo”.

Piena di buone intenzioni, nel 2009 la Regione ha istituito un Gruppo di Lavoro “Inquinamento ambientale e salute pubblica”. Si è riunito due volte, a Valdina e a Palermo, e poi non se n’è fatto più nulla.

Intanto nella valle del Mela, un’area di 194 metri quadri nella quale vivono 56 mila persone, la gente continua a morire.