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Midnight in Paris

Midnight in Paris 

Paese: U.S.A.

Genere: commedia

Durata: 94 minuti

Regia: Woody Allen 

Bersaglio centrato per Allen, che dopo il deludente “Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni” dello scorso anno ci regala una commedia romantica e naif, come solo i veri innamorati sanno apprezzare.

Gil è uno sceneggiatore di successo e si è concesso una vacanza a Parigi, la città dei suoi sogni, assieme alla fidanzata Inez e ai genitori di lei per rilassarsi e pianificare il loro imminente matrimonio. Fin dai primi momenti viene fuori l’amore che Gil ha e ha sempre avuto per Parigi, al contrario della sua fidanzata e dei suoi genitori, che la considerano solo una bella città dove trascorrere qualche giorno. Il romanticismo del giovane sceneggiatore si scontra con il materialismo un po’ superficiale della sua ragazza e lo porta una sera a passeggiare da solo per le strade della città. Allo scoccare della mezzanotte incontra un gruppo di allegri festaioli su una macchina d’epoca e si imbuca in un party che sembra rievocare la Parigi degli anni ’20, ovvero il periodo in cui Gil avrebbe voluto vivere. 

La sorpresa però arriva quando incontra personaggi quali Fitzgerald, Hemingway, Bunuel e tutta la famosa “generazione perduta”. Sempre più allibito, ma allo stesso tempo estasiato, Gil conosce una modella e amante di Picasso con la quale instaura un legame molto stretto e sottopone il romanzo che sta scrivendo nientemeno che a Gertrude Stein. La sera dopo Gil ritorna nello stesso punto cercando di far vivere l’esperienza anche a Inez, ma lei si stanca e lo pianta in asso. Pochi

attimi dopo compare Hemingway che lo conduce ad un’altra festa. 

Durante le passeggiate e i giri diurni con le sue future moglie e suocera, che non apprezzano un briciolo dell’atmosfera parigina, Gil è sempre più scostante, mentre durante le sue avventure notturne con i suoi autori preferiti, si sente sempre più appagato. Il giovane dovrà decidere se vivere negli anni ruggenti di Parigi o se sposare Inez, verso la quale comincia a provare sentimenti discordanti… 

Davvero una bella opera, questa di Allen. Il suo alter ego, spaesato nei riti e nei ritmi della società moderna è ben reso da Owen Wilson, che mostra un uomo nostalgico e innamorato di Parigi, più che di sua moglie. Il film è in effetti un continuo inno d’amore alla città e a tutto ciò che rappresenta. Allen ce ne regala continui scorci ben inseriti nella narrazione e nel contesto storico, che salta temporalmente dai giorni nostri agli anni ’20 e in un’occasione perfino nella Belle Epoque

La storia sentimentale con Inez è solo un pretesto per presentare quella vera e propria che si svilupperà durante il corso del film, anche se perfino quest’ultima nasconde una sorta di doppio fondo su cui è meglio non dilungarsi. Il messaggio finale, mostratoci con un’ironica scenetta in cui persino personaggi del calibro di Gauguin, Matisse e Toulouse-Lautrec commettono lo stesso errore di noi poveri mortali, ci esorta a vivere il nostro tempo: siamo tutti a torto un po’ nostalgici e per idolatrare un passato che non potremo mai rivivere, corriamo il rischio di perdere le occasioni che il presente ci offre. Consigliato ai fan di Allen, agli inguaribili sognatori e agli amanti di Parigi.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.