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Messinambiente, un grande avvenire alle spalle

Una recente protesta dei lavoratori di Messinambiente

E’ un braccio di ferro senza fine quello tra Messinambiente e l’ATO3. Da un lato c’è una società, Messinabiente appunto, che grazie anche ad un pugno di dirigenti decisi a non mollare cerca di andare avanti. Dall’altra c’è un altro soggetto pubblico, l’ATO3 (peraltro prossima a chiudere i battenti come tutti le altre ATO siciliane vista la loro gestione fallimentare) che inspiegabilmente eroga le somme dovute per i servizi con il contagocce. E centellina talmente tanto le risorse l’ATO3, che a giugno Messinambiente ha rischiato grosso visto che non è riuscita a pagare quanto dovuto in termini di contributi e altro, al punto che non è stata in regola persino con il DURC (il Documento unico di regolarità contributiva) per un breve periodo, salvo poi sistemare tutto chiedendo ed ottenendo la rateizzazione degli arretrati. 

“Eppure -spiega un addetto ai lavori che per ovvie ragioni preferisce l’anonimato- per legge l’ATO 3 ha l’obbligo di garantire l’equilibrio economico-finanziario del soggetto convenzionato con la gestione del servizio, cioè Messinambiente. Invece, ogni mese sistematicamente arrivano 5-600 mila euro in meno. In questo modo non è difficile, come è successo di recente, non essere in regola con i versamenti dei contributi dei lavoratori. Certo, non appena sono arrivate le somme è stato sistemato tutto, ma non è possibile operare in queste condizioni. Il paradosso, credo unico in tutta l’Italia, è che c’è un’amministrazione comunale che rema contro una propria società, che peraltro gestisce un servizio essenziale per la collettività”. 

Conti alla mano, ogni mese il Comune dà

all’ATO3 due milioni 950.000 euro per la gestione complessiva del servizio. A Messinabiente però ne arrivano 1.870.000: il resto rimane nelle casse dell’ATO3, che deve pagare 54 dipendenti, 26 dei quali negli uffici: lo stesso numero di amministrativi di Messinambiente, che però ha in organico 550 unità, compreso il personale che opera a Taormina.   

Neanche la seconda gara per l’affidamento del servizio andata deserta per la seconda volta proprio poche settimane fa ha smosso il sindaco Buzzanca ed il commissario liquidatore dell’ATO3 Ruggeri dalle loro posizioni. Si punta allora ad un nuovo bando o a una trattativa, mentre a Messinambiente non resterebbe altro da fare che adeguarsi e partecipare alla gara, con l’incognita peraltro delle garanzie occupazionali. Intanto la settimana scorsa l’assemblea dei soci (il sindaco Buzzanca e l’amministratore unico Armando Di Maria) convocata per decidere sulla ricapitalizzazione di Messinambiente è stata rinviata in attesa che la magistratura si pronunci sul valore dell’inceneritore di Pace. Un cespite di proprietà del Comune che con l’autoparco di via Salandra dovrebbe essere ceduto alla società, che in tal modo potrebbe essere parzialmente ricapitalizzata, visto che oltre agli immobili sono necessari anche 2 milioni di euro. Un modo relativamente indolore per Palazzo Zanca di sanare il debito di 7.400.000 euro accumulati negli ultimi 4 anni a causa delle sanzioni dovute per mancati versamenti. 

Punto quest’ultimo, sul quale Di Maria non ha mai ceduto, visto che ha sempre dichiarato che senza questi debiti già il bilancio del 2010 sarebbe stato chiuso in pareggio. Negli ultimi anni infatti, si è arrivati ad un passivo di 33 milioni per somme dovute e mai ricevute “e non -come ha ribadito più volte Di Maria- per problemi di gestione, visto che 33 milioni rappresentano anche il fatturato annuo di Messinambiente”.