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Messina terza protagonista del laboratorio su Shakespeare

A pochi passi dal luogo in cui si consuma la più clamorosa delusione culturale della città di Messina, trenta persone si slacciano le scarpe e a piedi nudi su un parquet che cigola ascoltano la voce di William Shakespeare.

Il Teatro Vittorio Emanuele vive tempi bui. Eppure, in una sala del sesto piano da pochi giorni è cominciato il nuovo laboratorio teatrale dell’associazione culturale Daf – Teatro dell’Esatta Fantasia.

Per il quarto anno consecutivo, nel laboratorio si prende confidenza con Shakespeare, che “come nessun altro autore consente di riempire gli spazi delle parole con la vita vera”. Parola di Annibale Pavone, alla guida del laboratorio ancora una volta insieme ad Angelo Campolo.

Il 2013 sarà l’anno di Romeo e Giulietta, e di una terza protagonista, al pari dei due che danno il nome alla tragedia: la città, “città sempre presente, negli esterni e negli interni, città da cui Romeo è esiliato, città che in qualche modo porta al tragico finale”. Attraverso un processo creativo di riscrittura scenica del Romeo e Giulietta, i partecipanti al laboratorio utilizzeranno il linguaggio teatrale per creare relazioni e scoprire qualcosa di sé che non conoscevano.

“Non è e non sarà mai una scuola di teatro. Io e Angelo – racconta Annibale – siamo due attori, non due insegnanti, e siamo qui per condividere la nostra esperienza. Qualcuno alla fine del corso forse capirà che la sua strada è il teatro, in passato è già successo, ma lo scopo principale è tirare fuori qualcosa da tutti i partecipanti, farli mettere in discussione e farli entrare in relazione con gli altri. Il programma ha degli obiettivi precisi, ma è pronto a farsi modellare dagli stimoli che emergeranno dal laboratorio. In questo sta il senso della ricerca”.

Nessun requisito indispensabile per la partecipazione. Su quel parquet cigolante ci sono giovani donne, ragazzi che probabilmente hanno appena finito di fare i compiti, uomini che hanno finalmente sciolto il nodo della cravatta e possono lasciarsi andare e chiudere gli occhi, mentre Angelo Campolo chiede di percepire la potenza energetica di ogni singolo muscolo del corpo.

Ci si tocca e ci si guarda, ci si insulta perché gli uomini sono i Montecchi e le donne Capuleti e l’odio fra fazioni fa parte del gioco. Per costruire la città c’è ancora tempo: in questa fase è necessario annusarsi. Poi, quando la recitazione sarà più matura, si penserà alle scene e al testo. Quest’anno, infatti, il “viaggio teatrale” si apre alla scenografia e alla drammaturgia, con i laboratori tenuti da Francesca Cannavò e Tino Caspanello. Ma ci saranno anche momenti dedicati alla fonica e all’illuminotecnica, con Gaetano Leonardi e Lorenzo Tropea.

Il programma completo è disponibile al sito daf-associazione.it, con le modalità per iscriversi.

“Quest’anno vorremmo continuare il percorso cominciato con Sogno d’amore ubriaco, lo studio su Otello a cui ho lavorato con Angelo: vorremmo indagare il rapporto tra padri e figli, la mancanza di canali di comunicazione che a volte separa le due generazioni. In Romeo e Giulietta le figure adulte incombono dall’alto, ma non intervengono mai nella vita dei ragazzi, non hanno voce”.

Alla fine dell’intero percorso ci sarà una messa in scena per il pubblico, uno spettacolo finale che nelle passate edizioni del laboratorio ha avuto gran successo. Per adesso, nella sala al sesto piano del Vittorio Emanuele si produce energia. Montecchi o Capuleti, che importa. In fondo, siamo tutti attori.