#Messina. Stati Generali dei Servizi Sociali, Orsa: “Sotto il nome niente”

In primo piano Francesca Fusco, segretario generale Orsa Servizi Sicilia (foto Paolo Furrer)
In primo piano Francesca Fusco, segretario generale Orsa Servizi Sicilia (foto Paolo Furrer)

In 19 mesi di amministrazione dal basso per i servizi sociali del Comune di Messina non è cambiato nulla. Anzi, se possibile, sono anche peggiorati nonostante le roboanti promesse di inversione di rotta in campagna elettorale.

“Nell’ultimo anno e mezzo -dichiara Francesca Fusco, segretario generale Orsa Servizi Sicilia– abbiamo assistito a balletti di responsabilità sui da destinare al terzo settore, al pressapochismo per la tutela dei lavoratori e soprattutto al ripetersi di dinamiche in perfetta continuità col passato.

In questi giorni l’assessore ai Servizi sociali Mantineo ha individuato come panacea gli Stati Generali dei Servizi Sociali. Fatto salvo l’impatto positivo dell’intestazione, i dubbi restano tutti: perché dovremmo riporre fiducia in questa iniziativa considerato che ancora non si è compresa la reale volontà

politica dell’amministrazione? A quanto ammontano le somme da destinare ai servizi sociali?”.

L’amministrazione non è mai andata oltre le promesse e l’Orsa rimprovera anche di avere ricevuto e ignorato suggerimenti e indicazioni ben precise su come modificare i servizi sociali e sulla necessità di stilare una mappa dei bisogni della città “senza dedicarci un’azione della Legge 328 (puntualmente cassata dalla regione) ma utilizzando  risorse interne”.

Il segretario Fusco chiede l’eliminazione delle cooperative, ormai “sinonimo di clientela”, e che il controllo sulla qualità delle prestazioni “sia legato a doppio filo alla continuità del contratto con chi gestisce il servizio, invece di controllare passivamente il disservizio sentendoci dire candidamente da qualche presidente di cooperativa che il gasolio utile a riscaldare gli anziani di Casa Serena nella giornata più fredda del 2015 non è arrivato per una svista.

Se questi contributi fossero stati ascoltati e resi concreti o se si fosse avviato il percorso di rivoluzione partecipata dal basso decantato in campagna elettorale -conclude la Fusco- forse oggi l’amministrazione non avrebbe la necessità di celare dietro un titolo altisonante il nulla posto in essere in termini di cambiamento”.

 

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.

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