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#Messina. Spaccio di droga, 5 arresti nel clan Mangialupi

Foto d'archivio
Foto d’archivio

Duro colpo al clan Mangialupi e allo spaccio di droga. Cinque gli arresti all’interno del gruppo criminale della zona sud della città nell’ambito dell’Operazione Refriger II. Dalle prime ore di stamane i poliziotti della Squadra Mobile di Messina stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP presso il Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di cinque persone accusate di far parte di un’associazione finalizzata al traffico di ingenti quantitativi di droga. Il capo del sodalizio criminale, Francesco Turiano, arrestato durante una precedente operazione sempre per traffico di sostanze stupefacenti, era comunque riuscito a mantenere il controllo dell’organizzazione. Tramite i pizzini, il boss continuava a gestire i vasti traffici, solo momentaneamente interrotti dalla operazione di polizia che lo aveva condotto in carcere. I particolari saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà stamane alle 11 in Questura.

L’operazione Refriger I era scattata il 24 giugno 2013, quando la Squadra Mobile arrestò 4 persone del clan Mangialupi, accusate di far parte di un’associazione finalizzata al traffico di ingenti quantità di droga e di armi e munizioni. A firmare il provvedimento per Francesco Turiano (detto Nino Testa, 28 anni, sorvegliato speciale), Pietro Coppolino (29 anni), Eugenio Paone (44 anni) e Domenico Parisi (24 anni) il GIP Massimiliano Micali su richiesta del sostituto della DDA Fabio D’Anna. A Turiano e Coppolino il dispositivo fu consegnato in carcere, in quanto già detenuti

Una complessa attività d’indagine, svolta dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile e coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, consentì di accertare l’esistenza e l’operatività di un’associazione per delinquere da tempo operante nel Rione Mangialupi, caratterizzata da una complessa struttura organizzativa, ben ramificata sul territorio, capace di esercitare il controllo di un’intera zona urbana, finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e dotata di una notevole

disponibilità di armi e di un enorme potenziale offensivo.

Il 7 febbraio 2013, sul litorale nord della città, la Squadra Mobile sequestrò un ingente quantitativo di eroina e cocaina, armi e munizioni. Abilmente occultate a una profondità di 40 cm, in un tratto di spiaggia collocato a ridosso del muro che delimita la passeggiata del lungomare, all’interno di un bidone di plastica per alimenti e di un borsone, i poliziotti trovavano una pistola mitragliatrice, due pistole semiautomatiche, tre pistole a tamburo, circa duemila munizioni di vario calibro, nonché 15,684 chili di eroina e 1,112 di cocaina.

Un’operazione che ha fatto seguito a ulteriori sequestri di armi a carico di ignoti effettuati nel Rione Mangialupi, il più importante dei quali è da ritenersi quello effettuato il 14 gennaio 2013, quando la Squadra Mobile sequestrò un vero e proprio arsenale costituito da una pistola mitragliatrice, tre pistole semiautomatiche di vario calibro, due revolver, una penna pistola di fattura artigianale, un fucile automatico calibro 12, un panetto di tritolo del tipo militare del peso complessivo di 492,3 grammi e un cilindretto della medesima sostanza del peso complessivo di 44,8 grammi, un migliaio di munizioni anche da guerra, un chilo di polvere da sparo e oltre due chili di marijuana.

Le indagini sono state condotte con attività tipiche tradizionali, quali appostamenti, pedinamenti ed osservazioni, integrate dall’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno consentito di acquisire fondamentali riscontri probatori, mediante i sequestri effettuati e le dichiarazioni di soggetti coinvolti a pieno titolo nelle attività illecite del sodalizio criminale. Per gli accertamenti tecnici irripetibili balistici, dattiloscopici e tossicologici delle armi e delle sostanze stupefacenti oggetto dei sequestri, la Direzione Distrettuale Antimafia, conferì l’incarico al Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Catania. Durante Refriger I sono state eseguite delle perquisizioni domiciliari disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha emesso un avviso di garanzia nei confronti di altri 4 indagati. L’operazione Refriger è stata chiamata così dal soprannome di uno degli indagati, che per conto di Turiano nascondeva armi e droga da consegnare agli altri membri del gruppo criminale.