Messina, si è insediato il Consiglio comunale: presidenza a Minutoli, Aula spaccata sulle vicepresidenze
Tutto come da copione. Anche l’uscita delle opposizioni quando si è trattato di votare la vicepresidenza vicaria. Come già nel 2022, il nodo da sciogliere è quello delle tempistiche: con un unico voto, come pretendono centrodestra e centrosinistra, o separatamente, come poi ha imposto la maggioranza, forte dell’interpretazione del segretario generale Rossana Carrubba?
Ma andiamo per ordine. La seduta è iniziata poco dopo le 11. Prima il giuramento dei consiglieri eletti, poi la rinuncia di Alessandra Calafiore e Liana Cannata, che andranno a fare gli assessori. Subentrano Sara Di Ciuccio e Giuseppe Busà. A seguire l’elezione del nuovo presidente Massimiliano Minutoli, al quale sono andati i 20 voti della maggioranza. Emozionato, pur essendo un’elezione ampiamente annunciata, il neo presidente dell’Aula legge un discorso pronto che dura pochi minuti.
Seguono gli interventi di augurio di buon lavoro di Cosimo Oteri (Lega), Dario Carbone (Fratelli d’Italia), Nicoletta D’Angelo per l’intera maggioranza. Poi è la volta di Marcello Scurria, arrivato secondo quale candidato del centrodestra nella corsa alla sindacatura. “Sono certo -ha detto rivolto a Minutoli- che svolgerà il suo ruolo super partes come prevede la legge e che questo Consiglio darà il meglio”. Poi ricorda i propri trascorsi politici negli anni ’90, quando “le istituzioni erano servite con competenza, equilibrio e rispetto. Noto con piacere che alcuni temi che abbiamo proposto in campagna elettorale sono entrati nel dibattito e nell’agenda istituzionale. Adesso, trasformiamo le idee in fatti concreti. Da parte nostra, avrete un’opposizione seria e competente. La campagna elettorale si è conclusa, oggi è il tempo del lavoro e della responsabilità”.
Fin qui tutto tranquillo. Poi, come detto, arriva il momento della spaccatura con l’elezione delle vicepresidenze. In attesa di sistemare i propri equilibri ancora incerti, la maggioranza di De Luca e Basile vuole far votare i due vicepresidenti in due momenti separati. Scelta questa, che si scontra con il niet e il richiamo allo Statuto di centrodestra e centrosinistra.
Ad aprire le danze è Antonella Russo, candidata sindaco del centrosinistra arrivata terza alle elezioni di maggio. Che dopo un paio di frecce avvelenate arriva al dunque: la scelta di votare i due vicepresidenti in due momenti diversi “viola l’articolo 46 dello Statuto comunale, che per l’elezione in questione prevede una sola tornata e l’assegnazione del ruolo di vicepresidente vicario o anziano a chi tra i due otterrà più voti. Cerchiamo di cominciare bene con il rispetto dello Statuto. Chiediamo la modifica dell’Ordine del Giorno e metto subito in chiaro che come PD non vogliamo alcun incarico e se ci dovesse essere assegnato lo rifiuteremo”.
Marcello Scurria la appoggia e aggiunge: “Questo è un OdG monco perché non prevede la votazione anche sul secondo vicepresidente. Non è una questione di lana caprina, ma noi siamo per il rispetto delle regole. Se si proseguirà su questa strada noi usciremo dall’Aula. Chiediamo che la votazione dell’Ufficio di Presidenza avvenga tassativamente entro oggi, la sospensione della seduta e la revisione dell’OdG. Questa stessa situazione sarà anche accaduta nel 2022 ma questa volta le opposizioni non resteranno inerti“.
Poi è la volta di Benedetto Vaccarino (Popolari e Autonomisti), rientrato in Consiglio comunale dopo la parentesi della figlia Federica tra il 2022 e il 2026. “Quando la maggioranza è netta -sottolinea- la presidenza dell’Aula va a un componente dell’opposizione. Certo, non ci aspettiamo la presidenza, ma visto che dobbiamo cominciare con il piede giusto, mi sembra opportuno che la vicepresidenza vada all’opposizione, a meno che non si voglia fare come nel 2022, con la maggioranza che si prende tutto”.
Richiesta che sarà serenamente ignorata da una maggioranza asso pigliatutto. Mentre il neopresidente Minutoli ricorda che l’OdG è stato predisposto dal suo predecessore Nello Pergolizzi, Dario Carbone (FdI) chiede il parere del segretario generale Carrubba, che replica che “la questione è controversa”. Sottolinea pleonasticamente che “la seduta di insediamento è disciplinata da norme” e che “lo Statuto risale agli anni ’90”, come se fosse uno yogurt in scadenza. “Le due norme dello Statuto sono confliggenti -aggiunge- ed è un testo di non facile interpretazione. La formulazione non è chiara e con Pergolizzi si è convenuto di seguire lo stesso OdG del 2022”.
Il dado è tratto e tanti saluti alla pluralità dell’Aula, anche se viene da chiedersi come mai in quattro anni di lavori nessuno abbia pensato a rivedere un articolo così controverso, che creò problemi e suscitò polemiche anche nel 2022.
Scurria coglie la palla al balzo e dà una lezione di diritto, ricordando che la legge alla quale Carrubba fa riferimento “è integrata con quanto prevede lo Statuto del Comune di Messina”. Liquida le affermazioni del segretario generale come “interpretazione” e si augura che negli anni a venire “si revisioni lo Statuto, che è fonte di diritto e prevede che i due vicepresidenti sia eletti insieme“. Scurria dà anche lezioni di grammatica di base analizzando il testo del comma 3 dell’articolo 46 e ricorda che “il Comune è autonomo anche rispetto alla Regione, come riconosce pure la Costituzione. Il secondo vicepresidente è figlio di un dio minore? Per questo lo si vuole eleggere separatamente? Il rispetto della minoranza si garantisce anche con un’unica elezione per queste due cariche. Se ci sono dubbi, si interpreta in senso estensivo e non restrittivo, perché tutto avvenga in modo trasparente”.
Alessandro Russo (PD), promette di non fare ostruzionismo, ma ricorda che quella di quattro anni fa “fu una scelta 2022 insolita rispetto al pregresso dell’Aula”. Poi cita gli Abba e promette che “l’opposizione eserciterà il proprio ruolo di minoranza”.
Tutto inutile. Minutoli non cede di un millimetro e i lavori vanno avanti così come previsto dall’Ordine del Giorno. Centrodestra e centrosinistra escono dall’Aula e l’elezione del vicario procede. A vincere, come abbondantemente preannunciato, è Nello Pergolizzi, con un bulgaro 20 voti su 20 presenti della maggioranza, che nel proprio discorso non fa mancare le stoccate ai 12 consiglieri momentaneamente assenti. Intanto, con buona pace delle regole democratiche, l’elezione del secondo vicepresidente è stata rimandata alla prima seduta esecutiva.
A chiudere, ormai sono le 14.20 e il pranzo della domenica sta aspettando, il giuramento del sindaco Federico Basile, che dopo aver parlato di “progetto apprezzato dalla città”, aver garantito “la rappresentanza di tutta la città, l’ascolto delle istanze dei nostri elettori e di chi ha votato diversamente o non è andato a votare”, incautamente fa riferimento alla campagna elettorale, definendola “aggressiva, cattiva, andata fuori dalle regole, ma che ha portato un grande risultato politico, il 13% in più di voti rispetto al 2022”, dimenticando che a dare il la alla peggiore campagna elettorale della storia della città, è stato proprio il suo dante causa Cateno De Luca. Che, forse affetto da amnesie selettive, per mesi ha insultato gli avversari, rinfacciando loro quelli che invece erano i suoi comportamenti, come le sue innumerevoli dirette sui social possono facilmente testimoniare.

