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#Messina. Operazione Matassa, blitz antimafia tra la Sicilia e la Calabria per voto di scambio TUTTI I DETTAGLI

Paolo David
Paolo David

Una maxi operazione antimafia a cavallo tra la Sicilia e la Calabria per voti di scambio relativi alle elezioni del 2012 e del 2013. “Una matassa inestricabile”, così è stata definita durante la conferenza stampa convocata in Questura, che legava saldamente tra loro diversi gruppi mafiosi. Tra le accuse per alcuni degli arrestati, “mediante un diffuso e capillare sistema clientelare ostacolavano  il libero esercizio del diritto di voto degli elettori, procurando voti a RINALDI Franco, GENOVESE Francantonio e DAVID Paolo in occasione delle consultazioni elettorali”.

Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Direzione Distrettuale  Antimafia di Messina, hanno evidenziato che “aderenti alle cosche mafiose, in correlazione con personaggi del mondo politico locale, ostacolavano il libero esercizio del diritto di voto per le consultazioni elettorali regionali, politiche e comunali che vanno dall’ottobre 2012 al giugno 2013″.

Pippo Capurro
Pippo Capurro

Trentacinque le persone coinvolte nell’Operazione Matassa, 26 in carcere e 9 agli arresti domiciliari e 4 le società sequestrate, grazie alle quali in settori commerciali leciti mantenevano attività illecite.

Le misure cautelari sono state eseguite dalla Squadra Mobile di Messina con la collaborazione dei commissariati della provincia e delle Squadre Mobili di Palermo, Catania, Caltanissetta, Enna, Reggio Calabria e Vibo Valentia.

Ecco i nominativi contenuti nell’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Messina Maria Teresa Arena su richiesta dei Sostituti Procuratore della Repubblica della Direzione Distrettuale Antimafia Liliana Todaro e Maria Pellegrino e del Sostituto Procuratore della Repubblica Diego Capece Minutolo e quelli delle quattro società sottoposte a sequestro preventivo, eseguito con la collaborazione della DIGOS.

IN CARCERE: VENTURA Carmelo, 55 anni, di Camaro San Paolo, detto “Carosello”, DE FRANCESCO Andrea, 45 anni di Bisconte, GUARNERA Lorenzo, 55 anni di Camaro San PaoloMANGANO Salvatore, 37 anni di Cataratti, detto “Panzazza”, MISITI Albino, 54 anni di Bisconte, MOSCHITTA Giovanni, 57 anni, PERTICARI Adelfio, 46 anni, detto “Adolfo”, TRENTIN Domenico, 37 anni, VENTURA Giovanni, 35 anni di Camaro, FERRANTE Santi, 61 anni già detenuto, detto “Ricchiazzi”, PULIO Salvatore, 45 anni di villaggio SS. Annunziata, CIRILLO Fortunato, 50 anni di villaggio Santo, NOSTRO Gaetano, 47 anni di villaggio San Filippo, MESSINA Raimondo, 43 anni di Santa Lucia sopra Contesse, CAMBRIA SCIMONE Giuseppe, 52 anni di Santa Lucia sopra Contesse, detto “Peppone”, CELONA Giovanni, 46 anni di Santa Lucia sopra Contesse, FOTI Francesco,53 anni di Santa Lucia sopra Contesse, GIACOPPO Francesco, 50 anni di San Filippo Inferiore, PERNICONE Angelo, 61 anni, detto “Berlusconi”, PERNICONE Giuseppe, 35 anni di villaggio Santo, SIRACUSANO Luca, 40 anni di Santa Lucia sopra Contesse, detto “U Biddicchiu”, SANTAPAOLA Pietro, 52 anni, DAVID Paolo, 59 anni, consigliere comunale, COSTA Pietro, 27 anni di Pistunina, MAGAZZU’ Fortunato, 27 anni di Santa Lucia sopra Contesse, TAMBURELLA Francesco, 33 anni di Santa Lucia sopra Contesse.

AGLI ARRESTI DOMICILIARI: CELONA Vincenza, 44 anni di Santa Lucia sopra Contesse, CAPURRO PIPPO, 61 anni, ex consigliere comunale, PICARELLA Giuseppe, 61 anni del villaggio Santo, GIUNTI Baldassarre, 57 anni del rione Villa Quiete, GENOVESE Stefano, 62 anni di villaggio SS. Annunziata, CATALANO Carmelo, 24 anni di Santa Lucia sopra Contesse, BOMBACI Carmelo, 34 anni, MILO Massimiliano, 37 anni del rione Aldisio, MILO Rocco, 40 anni del rione Aldisio.

SOCIETA’ SOTTOPOSTE A SEQUESTRO PREVENTIVO: La Piazzetta s.n.c. di VENTURA Giovanni & co., Consorzio Sociale Siciliano con sede legale in Messina, “Ser. Ge. 93 Servizi Generali srl con sede legale a Messina, Cooperativa Sociale Angel con sede legale in Messina.

I REATI COMMESSI E I RESPONSABILI

Carmelo Ventura con il ruolo di promotore e organizzatore, Andrea De Francesco con il ruolo di suo coadiutore e suo tramite nei rapporti con gli associati, con altri malavitosi della città, con liberi professionisti e con esponenti politici insieme a Lorenzo Guarnera, Salvatore Mangano, Albino Misiti, Giovanni Moschitta, Adelfio Perticari, Domenico Trentin e Giovanni Ventura (questi ultimi con il ruolo di dare esecuzione alle  direttive impartite dai vertici) sono ritenuti responsabili di aver costituito e fatto parte di una associazione di tipo mafioso attiva a Camaro San Paolo, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro la persona e il patrimonio, tra cui estorsioni e spaccio di droga.

Inoltre Carmelo Ventura e il figlio Giovanni, in concorso tra loro, sono anche accusati di altri due reati perché per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali Carmelo Ventura ha attribuito fittiziamente al figlio l’esclusiva titolarità del panificio La Piazzetta a piazza Fazio a Camaro Superiore. 

Domenico Trentin è invece ritenuto responsabile di tentato omicidio, con l’aggravante del metodo mafioso, nei confronti di un giovane, commesso il 19 febbraio 2012, esplodendo al suo indirizzo a distanza ravvicinata più colpi di pistola, ma la vittima è riuscita a fuggire.

Santi Ferrante, Salvatore Pulio e Fortunato Cirillo sono ritenuti responsabili di aver costituito e fatto parte di un gruppo mafioso attivo a Camaro San Paolo, finalizzato alla commissione di delitti contro la persona e il patrimonio, tra cui estorsioni e spaccio di droga.

Gaetano Nostro, Giuseppe Cambria Scimone, Raimondo Messina, Giovanni Celona, Vincenza Celona, Francesco Foti, Francesco Giacoppo, Angelo Pernicone, Giuseppe Pernicone e Luca Siracusano sono accusati di aver fatto parte insieme ad altre persone non ancora identificate di un’associazione di stampo mafioso operante in particolare nella zona sud della città di Messina a Santa Lucia sopra Contesse,  finalizzata  a estorsioni nei confronti di commercianti e imprenditori e traffico di droga e all’acquisizione, in modo diretto o indiretto, della gestione o del controllo di attività economiche, di appalti e di servizi per trarne profitti o vantaggi ingiusti per se stessi, per altri componenti l’associazione criminale o per altri soggetti contigui all’organizzazione criminale.

Gaetano Nostro, Raimondo Messina, Giovanni Celona, Francesco Celona e Vincenza Celona rispondono di estorsione in concorso tra loro (con l’aggravante di far parte di un’associazione mafiosa), nei confronti di un imprenditore costretto a dare loro più volte generi alimentari e altri prodotti in favore dell’organizzazione delinquenziale di Santa Lucia Sopra Contesse alla quale essi appartenevano, quali tangenti per la protezione delle sue attività commerciali.

Gaetano Nostro ha sottoposto a estorsione un imprenditore edile (titolare di imprese edili con cantieri al villaggio Aldisio e a Sant’Agata) costringendolo ad assumere come muratore in uno dei suoi cantieri un parente.

Gaetano Nostro e Francesco Foti rispondono in concorso di estorsione nei confronti di un commerciante, costretto a pagare.

Gaetano Nostro, Angelo Pernicone e Giuseppe Pernicone rispondono del reato di interposizione fittizia di beni, aggravato dal metodo mafioso, perché in concorso tra loro hanno attribuito fittiziamente a quest’ultimo la titolarità della Cooperativa Sociale Angel, in realtà riconducibile ad Angelo Pernicone e Gaetano Nostro.

Il consigliere comunale di Forza Italia Paolo David, Angelo e Giuseppe Pernicone, Baldassarre Giunti, Giuseppe Picarella, Stefano Genovese e Adelfio Perticari sono ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere in materia di corruzione elettorale. Secondo l’accusa, tramite un diffuso e capillare sistema clientelare procuravano voti al parlamentare ARS Franco Rinaldi, al deputato nazionale Francantonio Genovese e allo stesso David in occasione delle consultazioni elettorali per il rinnovo del l’Assemblea Regionale Siciliana del 28 e 29 ottobre 2012, delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 e delle elezioni amministrative di Messina del 9 e 10 giugno 2013, in cambio di somme di denaro, generi alimentari, assunzioni in strutture sanitarie, agevolazioni per il disbrigo di pratiche burocratiche e altro.

Paolo

David nel periodo d’indagine consigliere comunale e candidato nelle liste del PD alle elezioni per il rinnovo del consiglio e facente parte della segreteria politica di Rinaldi e Genovese, soggetti politici direttamente interessati al buon esito delle consultazioni elettorali con il ruolo di promotore e organizzatore.

Angelo e Giuseppe Pernicone e Baldassarre Giunti con il ruolo di procacciatori di voti e di elementi di collegamento tra i soggetti politici e gli ambienti della criminalità organizzata messinese facente capo ai clan Ventura e Spartà come Adelfio Perticari. Giuseppe Picarella, titolare e gestore di strutture sanitarie, garantiva assunzioni ai soggetti che promettevano il loro sostegno elettorale ai candidati, mentre Stefano Genovese con il ruolo di procacciatori di voti.

Pietro Santapaola è ritenuto responsabile di tentata estorsione, con l’aggravante del metodo mafioso, nei confronti di un imprenditore per ottenere in gestione il punto vendita macelleria all’interno del suo supermercato a Messina.

Francesco Tamburella, Piero Costa, Fortunato Magazzù e Carmelo Catalano sono ritenuti responsabili del reato di rapina in concorso.

Pippo Capurro, ex consigliere comunale di Messina e capogruppo consiliare PDL, eletto dal 27 novembre 2005 al 7 aprile 2008, candidato alle elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Messina del 2013 e rieletto, è ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa per aver contribuito, senza farne parte, alla realizzazione degli scopi e al rafforzamento dell’associazione mafiosa guidata da Carmelo Ventura, attivandosi per la risoluzione di problematiche amministrative di particolare interesse per l’organizzazione e consentendo così che Ventura e i suoi sodali si assicurassero il profitto delle proprie attività delittuose e dell’intestazione fittizia di beni. Capurro risponde anche di un altro reato perché, candidato alle elezioni amministrative per il consiglio Comunale di Messina, ha accettato la promessa di Carmelo Ventura, capo dell’omonimo clan mafioso operante nella zona di Camaro, di procurare voti  in cambio di denaro.

Carmelo Bombaci, Rocco e Massimiliano Milo sono ritenuti responsabili in concorso tra loro di furto, perché in più occasioni si sono impossessati di denaro, sottraendolo ai titolari di diverse sale da gioco nelle quali erano installate slot machines avvalendosi di chiavi adulterine, oltre che di ricettazione di telai e pezzi di ricambio di autovetture di provenienza delittuosa.

LE INDAGINI

Le indagini, svolte in un arco temporale che va dal luglio 2011 al giugno 2013, hanno disegnato uno spaccato estremamente aggiornato del contesto criminale della città, evidenziando l’attualità della consorteria mafiosa attiva a Santa Lucia Sopra Contesse, con a capo il boss detenuto Giacomo Spartà, che ha continuato ad avvalersi della collaborazione dei suoi uomini di fiducia Gaetano Nostro e Raimondo Messina e dei principali affiliati Francesco Foti, Angelo e Giuseppe Pernicone, Luca Siracusano, Giuseppe Scimone Cambria e Giovanni Celona.

Il gruppo criminale sottopone a pesanti forme di estorsione imprenditori e costituisce proprie società per inserirsi in remunerativi settori commerciali come quello edilizio e dei servizi di sicurezza dei pubblici spettacoli, così da ottenere apprezzabili introiti che consentono il mantenimento dell’organizzazione e degli affiliati e l’investimento in illecite attività, quali il traffico di droga.

L’attività investigativa, condotta attraverso numerosi servizi di intercettazione telefonica e ambientale,  sostenuta da indubbi riscontri probatori e rafforzata dalla convergenza di importanti contributi di numerosi collaboratori di giustizia ha anche consentito di constatare l’esistenza di stretti rapporti di collaborazione, gestione di affari illeciti, estorsioni e persino la pianificazione di gravi delitti contro la persona tra l’associazione di Santa Lucia Sopra Contesse, quella facente capo a Carmelo Ventura (elemento di spicco della criminalità organizzata messinese) e una terza organizzazione criminale capeggiata dal detenuto Santi Ferrante che, come l’organizzazione di Ventura,  ha origine nel quartiere di Camaro, evidenziando così l’esistenza di una sinergia pianificata fra le organizzazioni criminali stesse.

L’indagine ha infatti “… rivelato che per quanto i gruppi agiscano in autonomia sono comunque tra loro collegati e in talune occasioni agiscono in una sinergia criminale, funzionale a evitare guerre tra clan rivali che avrebbero come inevitabile conseguenza quello di innalzare il livello di attenzione delle forze di polizia. In quest’ottica due gruppi, dei quali si dirà, operanti nella zona di Camaro, agiscono in virtù di una concordata ripartizione degli obiettivi e dei proventi illeciti…”.

Gli arresti di oggi scaturiscono da indagini che hanno avuto inizio a luglio del 2011 con l’arresto di Luca Siracusano, detto u Biddicchiu, sorpreso con con 551,4 grammi di cocaina, detenuti per conto di Gaetano Nostro, detto denti i zappa e Giuseppe Cambria Scimone, detto Peppone, entrambi personaggi di spessore criminale operanti nel rione Santa Lucia Sopra Contesse e legati al boss Giacomo Spartà, attualmente in carcere.

Una volta tornati in libertà, importanti esponenti delle famiglie mafiose della zona sud e centro della città (Gaetano Nostro, Raimondo Messina e Carmelo Ventura, tornato in libertà nel novembre 2011), come già emerso anche nell’ambito di un’altra recente indagine (la cosiddetta Operazione Richiesta), il gruppo mafioso di Santa Lucia sopra Contesse ha rigenerato la propria organizzazione criminale, rafforzando la dedizione alle attività estorsive e al traffico di stupefacenti, confermando i forti legami di cointeressenza e i rapporti sinergici tra le cosche messinesi.

Santi Ferrante, nonostante sia detenuto in regime di 41 bis (il carcere duro per il mafiosi), risulta essere ancora in grado di esercitare pressioni dalla struttura penitenziaria sui commercianti tramite il nipote Salvatore Pulio, che intrattiene consolidati rapporti economico-criminali anche con Gaetano Nostro e Raimondo Messina.

I fatti più importanti emergono dalle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia, che per un verso individuano  Ferrante e Ventura quali capi del gruppo mafioso di Camaro e per altro li indicano quali referenti di due gruppi autonomi legati da una stretta alleanza funzionale a una pacifica e razionale divisione dei proventi illeciti, anche se Ventura è comunque dominante.

Ventura è indicato non solo come capo di un proprio gruppo autonomo, sebbene questa esistenza a oggi non risulti acclarata processualmente, ma come uno dei più carismatici e autorevoli capi mafia della città.

Punto questo sul quale concordano diversi collaboratori di giustizia, che riconoscono a Carmelo Ventura una caratura criminale tale da stringere alleanze e accordi per la ripartizione degli affari illeciti e dei conseguenti profitti e assumere un ruolo decisionale anche per conto di altri capoclan quando questi non possono farlo.

Dalle indagini è emerso anche un meccanismo di mutuo soccorso e collaborazione tra i vari gruppi criminali anche in seno alle società sequestrate (Consorzio Sociale Siciliano, SER.GE. Servizi Generali s.r.l. e alla cooperativa sociale Angel), tutte riconducibili ad Angelo e Giuseppe Pernicone, risultati collegati stabilmente al sodalizio criminale di Santa Lucia sopra Contesse, che si sono prestati ad assumere esponenti dei diversi gruppi mafiosi per garantire loro anche benefici di tipo detentivo. 

Uno dei passaggi fondamentali delle indagini è però rappresentato dall’accertamento di uno stretto legame tra alcuni apparati politici della città e le consorterie mafiose. In effetti, è stata accertata l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere finalizzata al voto di scambio, attiva tra ottobre 2012 e giugno 2013 in relazione alle consultazioni elettorali regionali, politiche e comunali.

Le indagini hanno evidenziato l’esistenza di un’organizzazione che raccoglieva un cospicuo numero di voti, avvalendosi di un gruppo di persone gravitanti negli ambienti della criminalità organizzata, composto da Angelo e Giuseppe Pernicone, Baldassarre Giunti e Adelfio Perticari, che per ricevere in cambio del loro sostegno benefici personali o riferibili a imprese e persone loro vicine denaro, derrate alimentari, disbrigo di pratiche amministrative, promesse di posti di lavoro e appalti hanno agito in sinergia tra loro, organizzati in un’attività propagandistica elettorale.

 

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