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#Messina. Omicidio La Boccetta, arrestati altri 2 mandanti I NOMI E LE FOTO

CarabinieriI carabinieri del Nucleo Investigativo di Messina hanno eseguito nelle prime ore di oggi due ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti esponenti di spicco dei clan mafiosi della città, responsabili dell’omicidio di Francesco La Boccetta, commesso la sera del 13 marzo del 2005.

L’inchiesta, denominata Calispera e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, ha permesso di individuare altri due mandanti dell’uccisione di La Boccetta, dalla quale derivò nella primavera del 2005 una serie di omicidi e ferimenti che rischiarono di far sprofondare Messina in una sanguinosa guerra di mafia, scongiurata solo dagli arresti eseguiti con le operazioni Ricarica e Mattanza, entrambe condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri.

Numerose le perquisizioni in corso in vari quartieri della città nei confronti di altri sospettati di appartenere alla criminalità organizzata.

I particolari saranno esposti nel corso di una conferenza stampa che si terrà al Comando Provinciale Carabinieri di Messina alle 11.

Aggiornamento 11.41

Angelo Bonasera
Angelo Bonasera

I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina ed in particolare quelli del Nucleo Investigativo, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di Giuseppe Pellegrino (classe 1963) e di Angelo Bonasera (classe 1965), ritenuti tra i mandanti dell’omicidio di Francesco La Boccetta, avvenuto a Messina il 13 marzo 2005.

Quella sera, due persone a bordo di una moto di grossa cilindrata, con i volti coperti da caschi integrali, hanno affiancato Francesco La Boccetta che, a bordo di una micro car, stava facendo rientro nella casa di accoglienza dove scontava gli arresti domiciliari e gli hanno esploso contro almeno 5 colpi di pistola calibro 7,65. La vittima dell’agguato, trasportato in ospedale, è deceduta dopo qualche ora di agonia.

La Boccetta era un personaggio noto nel panorama della criminalità mafiosa messinese. Aveva iniziato la sua carriera negli anni ’80, riuscendo in breve a diventare uno dei luogotenenti del pluripregiudicato Luigi Sparacio. Cambiati gli assetti della criminalità organizzata, negli anni a seguire si era dapprima avvicinato al clan capeggiato dall’ergastolano Giacomino Spartà e poi a quello di Pietro Trischitta, in seno al quale aveva raggiunto una posizione verticistica. Era stato più volte arrestato e denunciato per associazione mafiosa, reati contro il patrimonio, detenzione e porto abusivo di armi, estorsioni, nonché traffico e spaccio di stupefacenti.

L’omicidio del boss fu vendicato dal suo gruppo il 29 aprile 2005, con l’uccisione a colpi di pistola sul viale Europa di Sergio Micalizzi, ritenuto uno degli autori materiali dell’agguato, e con il ferimento di Angelo Saraceno che si trovava in sua compagnia. Poche ore dopo, in un tragico botta e risposta, uomini del clan cui appartenevano La Boccetta e Micalizzi, uccisero Roberto Idotta, schierato con il gruppo che aveva ordinato l’uccisione di Micalizzi e ferirono il suo accompagnatore, Gabriele Fratacci.

Giuseppe Pellegrino
Giuseppe Pellegrino

La spirale di sangue che rischiava di far sprofondare Messina in una nuova guerra di mafia fu interrotta dai carabinieri, che con le operazioni Ricarica e Mattanza, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, decimarono le fila dei clan mafiosi contrapposti e arrestarono quasi tutti gli autori ed i mandanti dei gravi fatti di sangue.

La decisione di uccidere Francesco La Boccetta, come emerso dalle indagini compiute, era stata presa in una serie di riunioni tenutesi alcuni mesi prima dell’omicidio all’interno del carcere di Messina Gazzi dai pregiudicati, tutti all’epoca detenuti, Marcello D’Arrigo, Salvatore Cantorrino, Daniele Santovito, Angelo Bonasera e Giuseppe Pellegrino.

Questi, che rappresentavano il vertice del clan di Pietro Trischitta e che ben conoscevano l’amicizia esistente tra quest’ultimo e la vittima designata, si preoccuparono di fare in modo che la decisione risultasse presa all’unanimità per far sì che il loro capo, con il quale non potevano comunicare perché detenuto in regime di carcere duro, una volta appresa la notizia, avesse dovuto ritenerla inevitabile perché frutto della concorde volontà di tutti i suoi luogotenenti.

In merito al movente che ha armato la mano degli assassini, le investigazioni hanno svelato come coesistessero diversi interessi in capo ai mandanti. In particolare, l’omicidio sarebbe servito per punire Francesco La Boccetta in maniera esemplare agli occhi degli altri affiliati per aver tradito il proprio gruppo avvicinandosi sempre più a quello di Santo Ferrante e per avere diffuso la falsa notizia secondo la quale altri esponenti del clan si erano appropriati di una grossa partita di cocaina che invece lui stesso aveva fatto spacciare per conto proprio.

Inoltre, alla vittima era stata anche addebitata una scarsa attenzione nel sostentamento delle famiglie degli affiliati detenuti e una gestione troppo egoistica delle risorse derivanti dalle attività illecite del gruppo mafioso.

Per l’omicidio di La Boccetta sono stati già condannati all’ergastolo con sentenze irrevocabili Barbera Gaetano Barbera, ritenuto uno degli autori materiali, Marcello D’Arrigo e Daniele Santovito, individuati come mandanti. Salvatore Centorrino, nel frattempo divenuto collaboratore di giustizia, è stato condannato a 12 anni di reclusione, per essere stato anche lui uno dei mandanti.

Angelo Bonasera è stato arrestato nella propria abitazione del rione Giostra, mentre Giuseppe Pellegrino è stato raggiunto dal provvedimento nel carcere di Rossano, in provincia di Cosenza, dove è detenuto per altri reati.