Messina, l’antisemitismo spadroneggia all’università: sospeso accordo con la Hebrew University
MESSINA. Non bastava la vergogna imperitura della lapide posta sulla facciata del Duomo che reca incisa la frase Signum perfidorum Judaeorum per ricordare una crudele caccia all’ebreo avvenuta nel 1397 in città. Oggi il Senato Accademico ha deliberato all’unanimità “l’immediata sospensione dell’accordo di collaborazione con la Hebrew University” di Gerusalemme oltre ad alcune misure per supportare studenti e docenti palestinesi.
In quello che dovrebbe essere il centro culturale e il motore del libero pensiero e del confronto cittadino, torna lo spettro dell’antisemitismo.
Del resto, i precedenti con la nazificazione degli atenei tedeschi negli anni ’30 non mancano. Come a Torino e Pisa, giusto per citare gli esempi più eclatanti, un manipolo di studenti evidentemente poco preparati in storia e in geopolitica che stamane ha occupato il Rettorato è riuscito a mettere sotto scacco un’intera università e in una gara a chi le sparava più grosse e a voce più alta, che al confronto quelli della Pantera degli anni Novanta erano teneri gattini, ha preteso e ottenuto una scelta aberrante dal punto di vista etico.
Dei tanti scandali che dagli anni Novanta in poi hanno portato l’ateneo messinese agli onori della cronaca nazionale, dal punto di vista morale questo è il peggiore. In un clima di caccia all’untore che nulla ha da inviare alla colonna infame di manzoniana memoria, il Senato Accademico ha emanato uno sconcertante documento nel quale parla di “inumana violenza perpetrata nei confronti della popolazione palestinese, che si configura come una sistematica violazione dei diritti umani e una forma di genocidio, secondo quanto dichiarato da autorevoli istituzioni internazionali”.
Non una parola contro i crimini di Hamas, che dal 2006 tiene in scacco la popolazione di Gaza, che usa i civili come scudi umani e che il 7 ottobre 2023 ha commesso atrocità inenarrabili: neonati sgozzati davanti ai genitori, donne torturate e stuprate davanti ai familiari e poi uccise, intere famiglie bruciate vive.
Nulla di tutto questo (ma c’è molto altro ancora, a partire dalle condizioni nelle quali sono stati e sono tenuti gli ostaggi, i pochi ancora vivi) si legge nel documento del Senato Accademico dell’università di Messina.
E non è tutto, perché in un crescendo rossiniano il Senato Accademico si è impegnato “a non approvare accordi di collaborazione con Università e centri di ricerca che hanno esplicitamente manifestato il proprio supporto e assenso alle azioni di aggressione del Governo israeliano nei confronti della popolazione palestinese. È stata confermata, naturalmente, l’intenzione dell’Ateneo di continuare a collaborare e di avviare nuove relazioni con istituzioni che promuovono i valori identitari della nostra Università”. Quindi, non pensarla come i 23 membri dell’organo d’ateneo significa essere automaticamente dalla parte del torto e tanti saluti alla libertà d’opinione e di scelta.
Come se non bastasse, il Senato Accademico ha anche deciso “di porre in essere azioni volte a promuovere la concreta creazione di corridoi umanitari per studenti e docenti palestinesi provenienti dalla Striscia di Gaza” e di potenziare “le borse di studio attualmente già disponibili, con particolare attenzione a coloro che provengono da territori di guerra”. La speranza è che prima di concedere aiuti e supporti economici si facciano delle verifiche approfondite su chi arriverà in città, per evitare che con la scusa dello studio l’ateneo possa diventare una succursale di Hamas.
La ciliegina sulla torta? “Le iniziative culturali dedicate alla crisi umanitaria in Palestina ed a quanto sta accadendo in quell’area, verrà aumentato il numero crediti riconosciuto, rispetto al consueto rapporto ore/cfu”. Una scelta incommentabile, anche dal punto di vista grammaticale.

