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#Messina. La sfiducia ad Accorinti non passa, la città ha un martire in meno

Sfiducia_Accorinti_SiciliansCon 23 voti favorevoli, 10 contrari e 5 astenuti la mozione di sfiducia presentata contro il sindaco Renato Accorinti non è passata. Alle 3.34 del mattino, dopo un lunghissimo dibattito durato più di dieci ore, gli Scalia boys e i loro sostenitori hanno tirato un sospiro di sollievo. Il mandato arriverà a scadenza naturale nel 2018 e nel caso in cui Accorinti dovesse ricandidarsi, cosa che non auguriamo né a lui né alla città, saranno i voti dei messinesi a giudicare come ha amministrato. Va da sé che la mozione che non è passata è adesso un’arma a doppio taglio. Perché se è vero che la Giunta resterà in carica, è altrettanto vero che adesso non ci saranno più scuse per nessuno, a partire dall’esecutivo.

Probabilmente uno dei peggiori della storia della città, che mese dopo mese, anno dopo anno, si è lasciato dietro una scia di sostenitori delusi dalla palese incapacità amministrativa e da un’autoreferenzialità e da un’arroganza senza precedenti nei confronti di chiunque la pensi diversamente. Basti pensare a come Accorinti ha trattato i genitori dei ragazzi disabili durante una protesta pacifica a Palazzo Zanca pochi mesi dopo le elezioni o i lavoratori dei servizi sociali, allo stremo dopo mesi senza stipendio.

Se la mozione di sfiducia fosse passata, Accorinti sarebbe stato trasformato in un martire al quale era stato impedito di concludere il mandato. Vittima di non meglio precisati poteri forti che lui e il suo cerchio magico citano di continuo ma senza fare mai un nome che sia uno. Invece la mozione non è passata e adesso il re è davvero nudo. Glissiamo sull’intervento di Accorinti, narcisistico e autoassolutorio, che mentre parlava richiamava alla memoria la migliore definizione possibile, quella dell’ex consigliere Nina Lo Presti: “Alla fine sarà assolto per non avere compreso il fatto”.

E sia chiaro che avere raggiunto qualche risultato nel trasporto pubblico, non compensa il fallimento della gestione della raccolta rifiuti e dei servizi sociali, giusto per citare i disastri più evidenti, o l’avere portato gli ultimi a favore di telecamera, salvo poi dimenticarsene e lasciare che la Casa di Vincenzo, rifugio notturno per i senza dimora, fosse abbandonata alla buona volontà di terzi. Quelli che gli ultimi li hanno davvero a cuore e che un microfono o una telecamera neanche sanno cosa siano.

Anche l’infruttuoso braccio di ferro con il presidente dell’AMAM Leonardo Termini, che pur essendo indagato si rifiuta di lasciare la poltrona, la dice lunga sulle capacità di Accorinti e della sua amministrazione di gestire le partecipate. Con il Bilancio Previsionale 2015 votato al metà del 2016 mezza Italia ci ha riso dietro. E anche se le comparsate televisive in trasmissioni compiacenti di alcune reti nazionali offrono agli spettatori l’immagine di un sindaco votato al martirio per amore della propria città, la realtà i messinesi la conoscono bene e la subiscono ogni giorno sulla propria pelle.

E a riscattare l’immagine di questa amministrazione agli occhi di una città che negli ultimi tre anni e mezzo ha ricevuto il colpo di grazia a causa della presunzione altrui ammantata di onestà, quasi che quest’ultima fosse un valore aggiunto e non un prerequisito per chiunque voglia governare, non bastano certo gli appelli di Erri De Luca e Vauro, che non conoscendo lo stato delle cose difendono qualcosa che non esiste. L’appuntamento con le urne è quello naturale del giugno 2018 e verosimilmente a firmare la mozione di sfiducia sarà un’intera città, a parte un pugno di irriducibili che da anni negano lo sfacelo che è sotto gli occhi di tutti.

I più maligni sostengono anche che la sfiducia che non è passata ha dato il colpo di grazia alle presunte speranze del sindaco di spiccare il volo verso Roma. Le elezioni politiche precederanno le amministrative e a quel punto, quando si lavorerà alle liste per deputati e senatori, si tasterà la sincerità di Accorinti anche su questo.

I voti del Consigli comunale. Hanno votato sì alla mozione di sfiducia Adamo, Amata, Cantali, Carreri, Consolo, Contestabile,  Crifò, Crisafi, Cucinotta, Faranda, Gioveni, Interdonato, Mondello, Perrone, Rizzo, Russo, Santalco, Scuderi, Sindoni, Sorrenti, Sottile, Trischitta, Zuccarello. Hanno votato no Abbate, Burrascano, Caccamo, Cardile, De Leo, Fenech, Gennaro, Iannello, Rella, Risitano. Astenuti Barrile, David, Pagano, Parisi,  Vaccarino. Assenti Pio Amadeo (che è uscito dall’aula) e Rita La Paglia, a casa con la febbre.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.