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#Messina. Il Piano di Riequilibrio e il diritto all’insolvenza

La discussione pubblica sul Piano di Riequilibrio è segnata dalla rivendicazione del giusto diritto dei creditori del Comune di Messina di essere pagati per il lavoro svolto o i servizi prestati.

Nella comunicazione pubblica dell’Amministrazione Accorinti il Piano di Riequilibrio diventa l’unico strumento per saldare per intero il debito.

In questo si può scorgere un mutamento del lessico. Da i debiti purtroppo devono essere pagati al possiamo farcela. Secondo il sindaco Renato Accorinti e il vicesindaco Guido Signorino il pagamento del debito, utilizzando il Fondo di Rotazione, introdurrebbe nell’economia messinese liquidità per 60-100 milioni che attraverso ovvi effetti moltiplicatori (?), diventerebbero 300, generando un’impennata del PIL cittadino del 2,5%.

Purtroppo, però, il Fondo di Rotazione è un prestito e saranno i cittadini messinesi a doverlo restituire in rate semestrali. Ma se c’è un creditore ci sarà anche un debitore. E siamo davvero certi che il debitore sia il cittadino messinese? È il cittadino messinese che ha preso le decisioni politiche e amministrative che hanno generato il debito? E poi, è giusto che questa generazione e la successiva paghino il debito frutto di generazioni politiche, amministrative, imprenditoriali del passato?

Gino Sturniolo
Gino Sturniolo

Insomma, se c’è un diritto del creditore a essere risarcito, ce n’è anche uno del cittadino incolpevole ad essere insolvente? È possibile, cioè, mettere come primo atto sotto accusa politica quel debito e chi l’ha generato?

E se sì, siamo davvero certi che cercare di fare l’impossibile (fino a mettere in piedi un Piano di Riequilibrio poco credibile come quello in discussione in questi giorni) per pagarlo per intero sia la cosa più giusta?

È giusto correre il rischio di contrarre un altro debito (il Fondo di Rotazione) per pagare il debito passato? Ma soprattutto, è davvero corretto dire che il pagamento del debito genererebbe il rilancio economico della cttà?

Come può accadere questo se dei 65 milioni di debiti certi ed esigibili 55 vanno a 80 grandi creditori, pochi dei quali operatori economici messinesi? D’altronde, se questa indagine la si estende anche ai debiti potenziali, la percentuale di debito che si concentra in poche mani aumenta.

Ecco, io penso che lo scontro di opinioni vada giocato su dati di realtà e che non sia corretto nei confronti dei cittadini forzare interpretazioni ad uso e consumo delle proprie scelte politiche ed amministrative. Ma quali sono i debiti certi ed esigibili immediatamente?

Ventisette milioni hanno a che fare con il contenzioso legale (parcelle, spese giudiziali, risarcimento sinistri) e di questi, in tre casi dei singoli hanno crediti per oltre 500.000 euro. Novecentoventi mila euro sono i soldi che andranno ad ingeneri. Ci sono poi 17 milioni per ATO 3, due e mezzo per MessinAmbiente, 696 mila euro per Tirrenoambiente (per la discarica di Mazzarà Sant’Andrea), 500 mila a testa per ENEL e ACEA, 378.000 per la Lega Nazionae Difesa dello Cane, 392.000 per Ecodeco Cavaglià (BI), 892 mila per la Cosedil di Santa Venerina, 366 mila per la Galva di Milano. Tutti esempi per dire che non sembra esattamente una composizione da rilancio dell’economia cittadina.