Messina, il PD ed i trentenni d’assalto

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Francantonio Genovese

Ha dato la sua benedizione ai Popolari Riformisti Socialisti di Caprì, Barbalace e Zuccarello. E durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo gruppo consiliare di Palazzo Zanca Francantonio Genovese, deputato e anima del PD siciliano, ha lanciato segnali per gli assetti futuri. Ecco quali.

 È evidente che a Messina il PD punta su un gruppo di trentenni: che segnale si vuole dare?

“Generazionale. È una scelta che sarà confermata se potrò dare un indirizzo, un consiglio all’interno di questo partito e della sua classe dirigente. Oggi non è più il tempo né di tromboni né di condizioni che possano lasciare l’idea che non è cambiato nulla. Io credo che questo partito, e mi permetto di dire anche questa città, abbiano bisogno di una salto generazionale vero, concreto, fattivo, di persone capaci che abbiano la possibilità reale, concreta di affrontare una sfida, rispetto alla quale oggi ci sono tante aspettative”. 

Allora sarà un trentenne il candidato del centro sinistra?

“Io punto ad un  salto generazionale, non facciamo nomi e cognomi”. 

Neanche il suo?

“Io non mi autoescludo per senso di responsabilità, ma ho superato i trent’anni. Le questioni saranno affrontate al momento opportuno, a cominciare dal mese di settembre in concomitanza con le regionali, ma devo dire con estrema franchezza che reputo più giusto e più opportuno che il salto generazionale ma anche oggettivo di novità sia fatto nella maniera più condivisibile e sotto questo profilo non ho né l’età né la novità”. 

In conferenza stampa ha sottolineato la discontinuità di questo PD cittadino rispetto al passato.

“Bisogna avviare una fase nuova, puntando sulle cose essenziali. Io credo che ciò che si è trascurato in questi anni di amministrazione sia il quotidiano, la gestione vera dei problemi dei cittadini in una comunità che soffre tante emergenze e che di fatto non ne ha vista risolta neanche una. Credo che sia giusto guardare ai grandi obiettivi e puntare alle grandi opere. Ma credo sia altrettanto essenziale fare in modo che la vita del cittadino normale possa avere una qualità tale che gli consenta di essere contento e di stare bene nella propria città. Credo che in questi ultimi anni ciò non si sia verificato, che ci sia stata una totale assenza dell’amministrazione in quelli che sono stati i servizi primari ed essenziali e sono assolutamente convinto che si debba ripartire di nuovo dalle piccole cose per dare un minimo di dignità ad una società messinese che fino ad ora è stata davvero tartassata”. 

La situazione economica di Messina è disastrosa, oltre 300 milioni di debiti contro i 35 dichiarati dalla Giunta.

“Assolutamente disastrosa. Le questioni del bilancio comunale andranno affrontate con una dimensione che deve anche far capire perché si è arrivati a questo punto e come si possa ricominciare un percorso. Io credo che qualunque attività amministrativa che nasca e che metta il passato in una condizione di stabilità possa comunque avere un processo di crescita con gli aiuti regionali e nazionali del caso, ma anche cercando di trovare formule che mettano insieme pubblico e provato per riuscire a rilanciare quel minimo di attività vitale per una comunità importante come quella messinese. Credo molto nelle potenzialità di questa città e dei cittadini”. 

Scenari nazionali. Prima Bersani apre all’UDC, poi addirittura Vendola. È cambiato il centro-sinistra o l’UDC?

“Io credo che sia cambiata la situazione del Paese. Oggi ci sia davvero la necessità di creare una forte alleanza in grado di affrontare le condizioni vitali della nostra nazione. Sono convinto che questo processo politico ha uno sbocco immediato che può essere la Regione siciliana ma che può ovviamente fare in modo che avvenga anche a livello nazionale una alleanza che dia la possibilità di dare stabilità e sicurezza al Paese. Non è cambiato nessuno, sono cambiate le condizioni del Paese e c’è la necessità di unire le forze progressiste e moderate in un progetto comune”. 

Realpolitik?

“Realismo politico? Assolutamente sì”. 

Come mettere insieme in Sicilia due storie diverse come quelle di D’Alia e Crocetta?

“Come abbiamo messo insieme la mia con quella di Crocetta. Non è che io mi distanzio tanto dalla storia politica di D’Alia. Proveniamo dalla democrazia cristiana e per quanto mi riguarda io ho fatto una scelta netta di centro sinistra immediatamente, Gianpiero ha preferito tenere questa barra di centro più marcata, di fatto io credo che le sensibilità politiche intelligenti si mettono insieme per progetti comuni, su cose concrete e non solo su mere fantasie amministrative”. 

Quale può essere il momento di sintesi tra voi tre?

“Questa è una domanda troppo difficile. Il punto di sintesi è trovare formule che facciano il bene della nostra Regione, che mettano insieme davvero iniziative che possano far costruire un processo virtuoso di amministrazione regionale, comunale, provinciale e del paese con queste forze politiche insieme”. 

Prima avete sostenuto Lombardo in quanto governo tecnico, poi lo avete lasciato quando è diventato politico troppo apertamente. Non temete che nelle urne si paghi quello che può sembrare un percorso incoerente?

“Dipende come la si pone la questione. Devo dire con estrema franchezza che il sostegno al governo Lombardo era sui singoli provvedimenti, su un governo tecnico e in processo riformista di questa regione. Quando abbiamo percepito che questo processo si era interrotto perché Lombardo aveva deciso di cambiare orientamento, ovviamente ci siamo tirati fuori. Io credo che un merito quella impostazione di governo l’abbia avuto, sia in termini di provvedimenti approvati che politici, per avere comunque spazzato via un’alleanza di centro-destra che fino a qualche anno fa era assolutamente preponderante in Sicilia. Oggi lo scenario è cambiato e siamo in una condizione nella quale nella più ampia e totale libertà in ottobre si potrà scegliere a ottobre chi dovrà governare questa regione”. 

Il PD siciliano è in perenne conflitto. Da cosa nasce questa litigiosità?

“In un grande partito quando le sensibilità si confrontano non sempre raggiungono una sintesi ed il PD siciliano a dimostrato di non essere bravo nel raggiungere sintesi facili. Però nel suo complesso ha anche dimostrato che alla fine ha fatto prevalere il senso di responsabilità. E così è stato anche nelle ultime vicende che hanno riguardato la segreteria regionale, con input preciso da parte del nazionale”. 

Alla fine ci si mette sempre d’accordo?

“Ci si mette d’accordo per un senso di responsabilità seria e concreta e per trovare quei meccanismi di sostegno rispetto ad un’azione virtuosa che deve essere impostata a livello regionale”.

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