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Messina, hotspot ex Gasparro: all’orizzonte nuovo scontro tra De Luca e il ministero degli Interni

MESSINA. Nessun contatto con la Prefettura né tanto meno con il Viminale per concordare tempi e modi. Sull’hotspot di Bisconte allestito nell’ex caserma Gasparro si profila un nuovo scontro tra il sindaco Cateno De Luca e il Governo. “Oggi pomeriggio, dall’hotspot di Bisconte a Messina ufficializzeremo tramite un’apposita conferenza stampa la chiusura della struttura abusivamente realizzato nell’ex caserma Gasparro -annuncia il primo cittadino. Ciò che è successo mercoledì sera, con una trentina di migranti ancora a piede libero, ricercati dalle forze dell’ordine, è un fatto che non può e non dovrà più ripetersi. La cittadinanza è preoccupata e non posso permettere che nel mio territorio regni sovrano il disordine. I migranti fuggono indisturbati per la città, mettendo in pericolo la popolazione e dobbiamo pure stare in silenzio senza protestare? Non ci sto, per tale motivo dico basta a questo mercimonio. Se a livello regionale non si riesce a fare la voce grossa con Roma, accettando supinamente tale condizione, da adesso a Messina si cambia e anche subito”.

Dichiarazioni sconcertanti, quelle di De Luca, alcune delle quali pericolosamente fuorvianti. Perché se è vero che che una struttura del genere deve essere utilizzata solo per “registrare i dati personali dei cittadini stranieri appena sbarcati, fotografarli e raccoglierne le impronte digitali entro 48 ore dal loro arrivo, eventualmente prorogabili a 72 al massimo”, che “nel caso in cui si rifiutino di farsi identificare saranno trasferiti nei CIE al fine di essere identificati e rimpatriati” e che l’obiettivo fondamentale degli hotspot “è l’identificazione e, quindi, la distinzione immediata tra quanti hanno diritto a fare domanda di protezione e chi invece va rimpatriato” (fonte Openmigration.org) e non per trattenerli per periodi più lunghi, è altrettanto vero che i migranti scomparsi l’altra sera dopo uno scontro con le forze dell’ordine si sono allontanati e non sono fuggiti perché non ci sono divieti di uscita se non per chi è in quarantena e al momento non è chiaro quanti di loro lo fossero. Quindi, parlare di immigrati in giro “a piede libero” non è esatto. Anche perché al momento non risulta, dopo opportune verifiche, che gli stessi siano “ricercati dalle forze dell’ordine”. Certo, chi tra la trentina di persone che manca all’appello è in quarantena per il coronavirus avrebbe dovuto comunque rispettarla, ma da qui a scrivere che siano ricercati ce ne corre, non solo perché non  risulta che sia così ma anche perché per chi non non rispetta l’isolamento non è previsto l’arresto ma la denuncia penale.

Non contento, De Luca afferma anche che “i migranti fuggono indisturbati per la città, mettendo in pericolo la popolazione”: una frase inaccettabile, non veritiera e profondamente ingiusta. Non solo perché è di tutta evidenza che a mettere in pericolo i messinesi basta e avanza la delinquenza locale, che tra rapine, furti, estorsioni, spaccio di droga, frodi alimentari e corse solo nominalmente clandestine dei cavalli che da decenni si svolgono con regolarità la domenica mattina all’alba sul viale Giostra (o in alternativa sulla litoranea o in zona sud a Santa Margherita) crea danni e problemi sufficienti, ma soprattutto perché il loro è un allontanamento volontario e non una fuga e perché probabilmente più d’uno avrà già lasciato la città.

In conclusione, dopo che per due mesi Messina è stata lasciata nelle mani di un vicesindaco che si è presentato all’elettorato sostenendo con entusiasmo la realizzazione di una linea tranviaria sospesa a diversi metri d’altezza mentre nel frattempo si accumulavano problemi in settori fondamentali come i servizi sociali e la gestione del post coronavirus, da De Luca (grande estimatore di Madonne, cerimonie religiose e rosari da polso) ci si sarebbe aspettati qualcosa di più di facili invettive contro un gruppo di migranti. Parole, quelle del sindaco, che probabilmente solleticano la pancia di un corpo elettorale ben definito ma che nulla aggiungono alla tragedia dell’immigrazione e alla pessima gestione della stessa da parte del Governo nazionale e dell’Europa.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.