Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

#Messina. Gettonopoli a Palazzo Zanca simbolo del fallimento della città

Consiglio-comunale“………….io voglio questa c…. d’indennità! A me di fare le commissioni non me ne f…. niente, io voglio l’indennità……”. Questa è solo una delle tante frasi intercettate nel corso dell’inchiesta Gettonopoli che ha portato all’ordinanza che prevede l’obbligo di firma prima e dopo le sedute delle Commissioni consiliari di Palazzo Zanca per 12 consiglieri comunali, mentre altri 11 sono indagati.

Dispiace dirlo, ma se per alcuni consiglieri non ci si è meravigliati, altri nomi hanno destato sconcerto e sorpresa. Trattandosi di valutazioni personali, ciascuno tragga le conclusioni che crede e gli altri non si offendano. Fermo restando che si aspettano spiegazioni e chiarimenti, resta l’amarezza di vedere messo nero su bianco il disprezzo per la cosa pubblica dimostrato da chi è stato eletto per difendere l’interesse di noi cittadini.

Frasi come “………….gliel’ho spiegato non si pesa su questo, compare, io lo voglio il coso, devo raggiungere 40 presenze……….non va pesato sul gettone di presenza il lavoro, non è il gettone di presenza, non è la commissione, perché nella commissione non fai un c……” o “ ……….il gettone diventa un modo per avere l’indennità che ci vuoi fare…me la devi riconoscere….. è fatto così ma io la devo avere l’indennitàdanno un’idea della considerazione che alcuni dei consiglieri comunali hanno dei nostri soldi.

E se è vero che magari c’è chi uscirà indenne da questa inchiesta, è anche vero che qualcuno queste frasi le ha pronunciate e deve renderne conto alla collettività.

Quella collettività che è comunque complice di quanto è successo perché queste persone non sono arrivate da sole in Consiglio comunale: sono state votate e di ciascuno di loro si conoscono storia, comportamenti e attitudini mentali.

E come reagire a quest’altra frase, “………..io spesso e volentieri mi sostituisco con la XXXX tanto la XXXX non c’è mai e sostituisco lei perché tanto quella c’è poco, c’è soltanto alle 8 e mezza…. Oppure….il Capogruppo…. quando riesco…..”, che mette a nudo la sfacciataggine e l’impudenza di chi commetteva un reato consapevole di quello che stava facendo?

Ricapitolando, i consiglieri che dovranno andare a firmare nell’ufficio della Polizia Municipale a Palazzo Zanca prima e dopo la fine della seduta della Commissione della quale fanno parte sono Carlo Abbate (PDR, Democratici Riformisti), Piero Adamo (SiAmo Messina), Pio Amadeo (Articolo 4), Angelo Burrascano (Il Megafono), Giovanna Crifò (Forza Italia), Nicola Crisafi (NCD), Nicola Cucinotta (PD), Carmelina David (UDC), Paolo David (PD), Fabrizio Sottile (SiAmo Messina), Benedetto Vaccarino (PD) e Daniele Zuccarello (Progressisti Democratici) e sono accusati di truffa aggravata, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici e abuso d’ufficio. 

Gli 11 consiglieri che hanno ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini preliminari sono invece Carlo Cantali (Felice per Messina), Nino Carreri (Democratici Riformisti), Andrea Consolo (UDC), Libero Gioveni (UDC), Pietro Iannello (PD), Rita La Paglia (Democratici Riformisti), Mariella Perrone (UDC), Nora Scuderi (Il Megafono), Donatella Sindoni (PD), Santi Sorrenti (Democratici Riformisti) e Pippo Trischitta (Forza Italia). Altre posizioni sono state stralciate.

Forse alcune posizioni saranno chiarite favorevolmente, altre no. Ma al di là di questo, visto che è inaccettabile che oltre il 50% di un Consiglio comunale finisca nel mirino degli inquirenti, a questo punto la sola cosa da fare è mettere insieme le famose 16 firme necessarie per chiudere questa disastrosa avventura amministrativa e smontare la baracca.

La sola via d’uscita dignitosa da questa farsa alla quale la città assiste da oltre due anni. La sola possibilità per staccare la spina non solo a un’Aula che non svolge il proprio ruolo, ma anche a un’amministrazione inadeguata, che ha continuato a operare esattamente come le precedenti (vedi servizi sociali, raccolta rifiuti, esperti strapagati e tutto il Circo Barnum che quotidianamente ci è imposto) e che pure continua a ritenersi superiore a tutto e a tutti, che continua a negare alleanze neanche troppo nascoste che hanno consentito l’elezione al ballottaggio e che adesso hanno bisogno che non si vada a elezioni anticipate.

Non a caso, quando il consenso e la popolarità di Accorinti e della sua Giunta sono ai minimi storici perché la città è stremata da 20 giorni senza acqua, arrivano prima gli arresti a MessinAmbiente e l’attribuzione di un merito al sindaco sull’origine dell’inchiesta che lascia quantomeno perplessi (a Messina lo sanno anche le pietre che i documenti determinanti sono stati portati in Procura dal consigliere Daniele Zuccarello nel febbraio 2014 e che altre denunce sono state presentate dal segretario generale della FP Cgil di Messina Clara Crocè e dal segretario cittadino di IDV Salvatore Mammola già in tempi non sospetti durante l’era Buzzanca) e poi le accuse gravissime nei confronti di 23 consiglieri.

Il sospetto, quasi una certezza, che dall’alto qualcuno voglia mantenere questa amministrazione fino al 2018 c’è e allora la sola cosa che i consiglieri possano fare è dimissioni e tutti a casa. Solo 16 firme su 40 per dare una nuova speranza di riscatto alla città. Fatelo adesso, oppure lasciate perdere e abbiate il pudore di tacere fino alla scadenza del mandato.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.