Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Messina e la I Guerra mondiale

Pochi giorni fa si è celebrato il 96esimo anniversario della discesa in campo dell’Italia nella prima guerra mondiale. Il 24 maggio del 1915, infatti, Vittorio Emanuele III lanciò il suo proclama alle forze armate dello Stato, dichiarando guerra agli Imperi centrali, che fino al giorno prima formavano con l’Italia la “Triplice Allenza”.

Contrariamente a quanto si pensa, tutte le regioni d’Italia dovettero sopportare il peso della guerra e anche lo Stretto di Messina fu uno dei fronti dove si combatté la Grande Guerra. Solo che la censura dell’epoca, impegnata a tranquillizzare l’opinione pubblica sui drammi del combattimento, mise a tacere tutte le informazioni che non venivano dal fronte principale, ovvero le regioni del nord-est.

Lo storico Vincenzo Caruso, all’interno del libro “Messina nella prima guerra mondiale”, pubblicato da Edas nel 2008, scrive: “Risultano fin troppo note le sofferenze, i disagi, le privazioni e i lutti cui fu sottoposta la popolazione di Messina durante i bombardamenti Alleati negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale. Completamente oscuro, risulta invece il periodo relativo alla Grande Guerra riferito all’area dello Stretto di Messina. Non esistono filmati, non esistono articoli di cronaca e la memoria orale si è probabilmente affievolita fino a far dimenticare questo arco temporale compreso fra il 1915 ed il 1918. A causa della censura che impediva qualunque pubblicazione relativa alle cronache dei fatti e orientata a non turbare l’opinione pubblica […] nessun articolo in merito a bombardamenti, siluramenti, affondamenti ed attacchi navali, relativi al periodo bellico in esame, compare nei quotidiani dell’epoca. Unica traccia rimasta sono i vari monumenti ai Caduti: il Sacrario di Cristo Re, il Monumento ai Caduti, in Piazza Municipio, quello alla Batteria Masotto alla Passeggiata a Mare e quelli dei vari villaggi della nostra città”.

In poche parole, della prima guerra mondiale “messinese” rimangono soltanto alcune statue e nulla più, anche se grazie alle ricostruzioni storiche avvenute perlopiù in epoca repubblicana, qualche notizia è riuscita a farsi largo fino a noi.

Di certo, si sa che lo Stretto di Messina fu oggetto fin dal 1885 di una consistente opera di rafforzamento che portò il Governo Italiano a realizzare un imponente sistema fortificato sulle due sponde ultimato nel 1913. Si temeva, infatti, un possibile attacco francese alla Sicilia, nel piano di espansionismo coloniale transalpino. Ben 8 fortezze furono costruite, mentre 15 furono ammodernate e fornite della più evoluta artiglieria del periodo (come i forti cittadini di Petrazza, Ogliastri, San Jachiddu e Polveriera). Lo Stretto di Messina era più che pronto a contrastare un attacco nemico e il Regio Decreto del 14 novembre 1917 dichiarava ufficialmente il braccio di mare tra Sicilia e Calabria “in Stato di guerra”.

Come più volte ribadito, le informazioni sono spesso frammentarie e contraddittorie, ma indiscutibilmente Messina subì numerosi attacchi da parte dei sottomarini tedeschi e probabilmente anche qualcuno da parte della marina asburgica. Pare che proprio un sottomarino Imperialregio abbia affondato il 28 agosto del 1917 la nave traghetto Scilla, gemella della Cariddi, sulla quale perirono circa cinquecento militari italiani. I fortilizi peloritani risposero al fuoco nemico con veemenza, causando numerosi danni alle Marine degli Imperi centrali. Il colpo peggiore per le forze dell’Intesa però, arrivò il 12 maggio del 1918: i temuti U-boot tedeschi affondarono nello Stretto il piroscafo italiano “Verona”, con a bordo più di tremila militari italiani diretti a Tripoli dalla città peloritana.

Non molto, ovviamente, si sa sulla popolazione di Messina in quegli anni ma, un breve ragionamento, ci porta a capire la drammatica situazione di una cittadinanza che, seppur con enorme dignità, annaspava ancora nella distruzione del 28 dicembre 1908. Una città ferita, alla quale furono tolti sussidi, viveri, aiuti e figli, traslocati in pochi giorni nei territori opposti della nazione.