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Messina e la Festa della Liberazione

Anche Messina ha avuto la propria Festa della Liberazione. Come sempre, sottotono in maniera imbarazzante. Quasi che ricordare che il 25 aprile del 1945 è la data-simbolo per celebrare la cacciata dei nazisti dall’Italia e dei loro alleati, i repubblichini di Salò, non sia cosa che possa riguardare la città.

Assente ancora una volta l’ex socialista ora PDL Nanni Ricevuto presidente della Provincia, assente il commissario straordinario del Comune Luigi Croce, assente il questore Carmelo Gugliotta. Assente, a parte poche eccezioni, la città.

Come ogni anno, la cerimonia è durata un’ora scarsa, quasi fosse un dovere da compiere e basta. Una piazza Unione Europea pulita male e frettolosamente all’ultimo minuto, presenti o rappresentati i vertici istituzionali e militari di Messina, delle associazioni dei combattenti e dei partigiani.

Eppure il 25 aprile è una data importante quanto il 2 giugno, Festa della Repubblica. Celebrare il 25 aprile vuol dire celebrare poche decine di migliaia di patrioti che per liberare l’Italia dalla schiavitù

nazifascita passarono un anno e mezzo della propria vita in montagna, combattendo una battaglia durissima, che fu anche (e forse soprattutto) una lotta di classe.

Non solo comunisti e socialisti (ma anche cattolici, liberali e monarchici, è bene ricordarlo) contro nazisti e fascisti, ma anche i lavoratori contro i padroni che grazie alla dittatura si erano arricchiti sulle spalle del popolo e della piccola borghesia.

Dal settembre del ’43 all’aprile del ’45 si combattè una guerra durissima, senza esclusione di colpi, che però oggi ci consente di vivere in un Paese libero. Mi piace ricordare che a combattere in montagna anche per il mio futuro ci siano stati due grandissimi giornalisti come Giorgio Bocca ed Enzo Biagi. E a quelli che sul revisionismo e sullo sciacallaggio storico hanno costruito fortune editoriali e non, suggerisco la lettura, bellissima e straziante, delle lettere dei condannati a morte per la Resistenza.

In quelle pagine ci sono tutti i motivi per i quali essere grati a chi è morto per garantire anche la nostra libertà e per comprendere appieno il significato di questo giorno così importante.