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#Messina. Detenuto progettava la morte del PM Paiola

Salvatore Veneziano
Salvatore Veneziano

Progettava in carcere l’omicidio del sostituto procuratore di Barcellona Pozzo di Gotto Federica Paiola. Come scrive la Gazzetta del Sud, insieme ad altri due detenuti, un calabrese e un palermitano, il pescatore 22enne milazzese Salvatore Veneziano voleva far uccidere il magistrato, titolare dei due procedimenti che lo hanno portato dietro le sbarre di Messina Gazzi. Veneziano è stato intercettato durante l’ora d’aria nella casa circondariale di Messina Gazzi, mentre esponeva il proprio piano, che prevedeva un attentato nel tragitto tra Milazzo e Barcellona che il magistrato compie ogni giorno per recarsi al lavoro. Il primo provvedimento della Paiola nei confronti di Veneziano risale a dicembre dell’anno scorso. Il 22enne fu arrestato per stalking e per l’incendio di una pizzeria dai carabinieri della Stazione di Milazzo in esecuzione di un’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Barcellona P.G. Danilo Maffa su richiesta della Procura della Repubblica dopo le indagini coordinate proprio dal sostituto procuratore Paiola. Il provvedimento scaturì dalle indagini avviate a novembre dopo l’incendio di una pizzeria a Barcellona P.G. di proprietà della famiglia della ex compagna 19enne dell’arrestato, anche vittima degli atti persecutori del pescatore. Le indagini dei militari dell’Arma ricostruirono 8 mesi di violenze fisiche con calci, pugni e schiaffi e violenza morali, con umiliazioni pubbliche e ripetute minacce di morte. Nel corso della relazione più volte la giovane era stata sul punto di denunciare l’uomo ai carabinieri. Puntualmente però il Veneziano la minacciava, dicendole che se lo avesse fatto l’avrebbe di sicuro uccisa. La vittima, come poi ha spiegato ai carabinieri, era davvero terrorizzata da Veneziano, non solo per le ripetute aggressioni nei suoi confronti, ma anche per la sua caratura criminale, che ha scoperto solo con il passare del tempo.

Dagli accertamenti dei carabinieri emerge, infatti, che il giovane era coinvolto nel racket delle estorsioni a Milazzo e dintorni e presumibilmente ha svolto un ruolo importante in diversi incendi di autovetture anche nell’ultimo anno. Nel giugno 2015, l’arrestato, anche per impressionare la fidanzata, si recò con lei a Venetico e in sua presenza provocò l’incendio di un’auto parcheggiata dopo averla cosparsa di benzina. In un altro caso, il Veneziano si è apertamente vantato con la giovane di aver incendiato un’altra vettura, che è stata bruciata a Milazzo nel maggio scorso. In tutti i casi in cui il Veneziano bruciare delle auto se ne vantava con la fidanzata, riferendo di incassare dai 100 ai 150 euro per ogni incendio. Riferiva inoltre che quegli incendi erano rivolti a persone “che non volevano pagare” e che in altri casi egli

stesso aveva proceduto a preparare e poi a depositare delle bottigliette contenente liquido infiammabile.

Nonostante la paura, la vittima a novembre si decise a troncare la relazione, chiedendo al Veneziano di lasciarla in pace. L’arrestato, che non accettava questa ferma posizione, iniziò con telefonate anonime e messaggi minacciosi e poi, all’apice dell’ira, vistosi respinto, proprio la notte dopo aver saputo di essere stato lasciato, provocò l’incendio della pizzeria di proprietà della famiglia della ex fidanzata.

Il secondo provvedimento è del maggio scorso, quando Veneziano fu raggiunto in carcere da un’ordinanza di misura cautelare per estorsione aggravata. Veneziano è ritenuto infatti l’esecutore materiale di gran parte degli attentati incendiari perpetrati ai danni di macchinari e mezzi delle imprese impegnate nelle opere di riqualificazione del lungomare. A determinare la richiesta del sostituto procuratore Paiola, gli ulteriori sviluppi delle indagini che il 28 ottobre 2015 avevano già condotto all’arresto di 3 persone, responsabili a vario titolo dell’imposizione del pizzo ai danni dei titolari delle società assegnatarie dei lavori di ristrutturazione del Lungomare di Ponente di Milazzo, di cui alla segnalazione a seguito.

L’esito delle ulteriori indagini e le testimonianze di una delle vittime degli atti intimidatori che avevano accompagnato gli episodi estorsivi, hanno consentito di fare piena luce sull’appartenenza di Veneziano alla medesima consorteria, comprovandone il ruolo di esecutore materiale di gran parte degli attentati incendiari perpetrati ai danni di macchinari e mezzi delle imprese impegnate nelle citate opere di riqualificazione. Dagli accertamenti dei Carabinieri è emerso che Veneziano rappresentava il braccio armato nel sistema del racket delle estorsioni a Milazzo e dintorni. Non solo è l’autore della maggior parte degli incendi di auto e di mezzi da cantiere, ma è anche colui che si occupava di confezionare bottigliette piene di benzina con cartucce nastrate al fianco e di depositarle successivamente all’indirizzo degli imprenditori vittime del pizzo. L’arrestato, fiero del suo operato spesso si è anche vantato con altri degli attentati provocati.

Dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Messina immediata solidarietà. “Siamo vicini alla dottoressa Paiola in questo momento così difficile. La scoperta di un progetto ideato contro di lei -dichiara il presidente dell’Ordine Vincenzo Ciraolo– è prova dell’impegno e della dedizione profusi dalla collega contro la criminalità organizzata del barcellonese, alla quale in pochi mesi il magistrato è riuscito a infliggere duri colpi. Siamo certi che non si farà scoraggiare da quanto scoperto e continuerà a occuparsi delle delicate inchieste affidatele con l’impegno e la dedizione manifestati fino a oggi, con il sostegno di tutte le istituzioni locali. Questa vicenda – aggiunge Ciraolo – conferma la necessità, più volte manifestata, del rafforzamento dei presidi di legalità sul territorio, soprattutto in aree ad alta densità mafiosa come la nostra“.