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Messina, cornice di nozze reali nel 1303

Federico III d'Aragona

Fino a pochi giorni fa, una buona parte dell’opinione pubblica mondiale ha concentrato la propria attenzione sul fiabesco matrimonio che ha unito il principe William, erede al trono d’Inghilterra, con la bella Kate Middleton. In molti l’hanno soprannominato il “matrimonio del secolo”, cristallizzando l’evento sulla lunga linea temporale della nostra civiltà.

Di certo, se solo l’apparato dei media contemporaneo avesse assistito al matrimonio tenutosi a Messina il 17 maggio del 1303 (secondo alcune fonti 1302), sarebbero stati coniati aggettivi molto più altisonanti. Nella città dello Stretto, infatti, si tenne uno dei riti nuziali più importanti della storia siciliana, quello che unì Federico III d’Aragona ed Eleonora d’Angiò. Il trattato di Caltabellotta, che pose fine alla prima fase della guerra dei Vespri, ratificò l’unione in matrimonio dei rampolli delle due famiglie che si contesero la più grande isola del Mediterraneo, consacrandoli come re e regina di Trinacria.

Per celebrare la propria fondamentale unione, la copia reale scelse Messina, divenuta sin dall’era normanna la città più importante ed  influente della Sicilia. I preparativi per il matrimonio coinvolsero il centro peloritano per parecchi giorni, trasformando la città in una sorta di reame fatato, degno della penna dei fratelli Grimm. Anche le attività dei due giovani di sangue blu furono in seguito paragonate a quelle dei protagonisti delle fiabe medievali.

Per immergerci completamente nel clima che investì Messina nel maggio del 1303, offriamo la dettagliata testimonianza dello storico messinese Caio D. Gallo: “L’infanta Eleonora, sbarcata sulle spiagge peloritane di Paradiso, venne incontrata da tutto il popolo e nobiltà, che con molto brio si portò a riceverla. Il Re impaziente di vedere la novella sposa, uscì dalle porte, e per la strada incontrandosi si fermarono entrambi, ed accostandosi Federico richiese da Eleonora la mano…[Federico] gliela strinse fra le sue: al quale atto si alzò un grido universale d’allegrezza

da tutto il popolo. Indi il Re proseguì per il monastero di Santa Maria la Scala verso il colle Sarrizzo, e la regina accompagnata dalla nobiltà e da tutte le matrone che furono all’incontro a cavallo (non essendo per anche in quel tempo introdotto in Messina l’uso dei cocchi), entrò in città. Ivi radunatosi il magistrato e tutti i magnati, il dopo pranzo si diè principio ad una pomposa cavalcata, che riuscì leggiadrissima”.

Eleonora d'Angiò

Dopo l’atteso incontro tra i due novelli sposi, Gallo si lascia andare alla dettagliata descrizione di Messina e dei suoi cittadini. “Al suono delle trombe ed altri strumenti che precedevano, seguì il gran numero dei cavalieri messinesi pomposamente adorni, ed a questi un numero superiore di dame, riccamente e fastosamente abbigliate di vaghissimi drappi ed inestimabili gioie sopra palafreni con molta dovizia guerniti. Sovra il bianco destriero macchiato di negro, e tutti gli altri guernimenti d’oro, sedeva la regina Eleonora. Con tale apparato fu condotta alla Cattedrale per le strade principali della città, intarsiate per ogni dove di ricchissimi arazzi e di vaghissimi fiori, comechè era il mese di maggio. Giunta in chiesa fu consegnata al Re che sposolla secondo il rito della Chiesa: quindi rimontati a cavallo si portarono al real palazzo, dove con sontuoso apparecchio si celebrarono le nozze reali. Non ci inoltriamo qui a scrivere e i tornei, e le giostre, ed altre magnificenze…giacchè le nozze celebravansi in una città in cui, oltre il brio dei propri cittadini, concorrevavi la nobiltà tutta della Sicilia e del Regno di Napoli”.

Il re e la regina di Trinacria portarono per sempre nel loro cuore la città che con così tanta devozione li unì in matrimonio. Per rafforzare il loro rapporto con Messina, pochi giorni dopo l’evento concessero alla città dello Stretto tre diplomi con i quali sancirono numerosi privilegi, conservati dalla città fino agli inizi del diciottesimo secolo.