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#Messina. Conti al collasso, LabDem scrive a Viminale, MEF e Corte dei Conti

Bilancio 2Un Piano di Riequilibrio che fa acqua da tutte le parti, mentre il Viminale continua a ignorare le richieste di un’ispezione ministeriale. La situazione finanziaria di Messina è una bomba a orologeria pronta a esplodere e Laboratorio Democratico ha deciso di chiamare in causa i ministeri degli Interni e dell’Economia, la Corte dei Conti e la Prefettura per chiedere soluzioni immediate prima che la città collassi definitivamente.

Tra le criticità segnalate, il mancato riallineamento contabile, il non aver recepito e approvato i bilanci delle società partecipate (impedendo così una reale valutazione dei debiti e i provvedimenti conseguenti da adottare), mentre il recente pignoramento dell’Agenzia delle Entrate di oltre 29 milioni di euro nei confronti della MessinAmbiente (S.p.A. per la raccolta, spazzamento e smaltimento rifiuti) “mette in evidenza come non sia stato raggiunto alcun accordo con i creditori, determinando ulteriori inevitabili ricadute sul piano di riequilibrio del Comune di Messina”.

Il documento è stato firmato dal presidente nazionale LabDem Salvo Andò, dal coordinatore regionale LabDem Sicilia Francesco Barbalace, dal coordinatore provinciale LabDem Messina Giuseppe Fera, dal responsabile Politiche finanziarie LabDem Messina Luigi Beninati e da Pietro di Pietro e Fabrizio Calorenni del comitato cittadino LabDem Messina.

Di seguito la lettera integrale di LabDem. 

 

In relazione all’ultima corrispondenza tra il Comune di Messina e gli organi ministeriali deputati a valutare il piano di riequilibrio si deve rilevare come la stessa non cambi la sostanza della gravità della situazione finanziaria del Comune di Messina in quanto:

  1. il Comune non ha ad oggi provveduto ad effettuare le procedure di riallineamento contabile di cui all’art. 193 del TUEL né, negli anni passati questa Amministrazione ha dato corso a tale procedura. A riprova la circostanza che la Corte dei Conti, con la relazione sull’ultimo conto consuntivo approvato, ha messo in evidenza gravi criticità in ordine alla gestione contabile dell’Ente.
  2. Anzitutto il mancato recepimento ed approvazione dei bilanci delle società partecipate non consente una reale e completa valutazione della massa debitoria del Comune di Messina che dei debiti delle stesse deve farsi carico; ad esempio con delibera commissariale n. 10 del 16/10/2015 l’ATM (Azienda, municipalizzata, trasporti) ha approvato il conto consuntivo 2014 segnando una perdita pregressa, in conto capitale, superiore a 51 milioni di euro e determinando quindi un valore negativo del patrimonio netto pari a -32,4/milioni di euro; tale consuntivo non è stato portato all’esame del Consiglio Comunale e, dunque, nessun provvedimento è stato ancora adottato dal Comune. Peraltro, non sono ancora stati formalizzati in Consiglio Comunale i contratti di servizio attraverso i quali poter determinare le risorse annue da corrispondere per lo svolgimento di tali servizi.
  3. Inoltre, l’ultimo recente pignoramento di oltre 29 milioni di euro effettuato ai danni della società partecipata Messinambiente (S.p.A. per la raccolta, spazzamento e smaltimento rifiuti) da parte dell’Agenzia delle Entrate mette in evidenza come non sia stato raggiunto alcun accordo con i creditori, determinando ulteriori inevitabili ricadute sul piano di riequilibrio del Comune di Messina. Allo stato la precarietà della situazione finanziaria delle partecipate lascia concretamente presagire il prossimo blocco di alcuni servizi pubblici essenziali.
  4. Analogamente non essendo intervenute le necessarie transazioni né i formali riconoscimenti da parte del Consiglio Comunale così come previsto dalle norme giuscontabili le poste debitorie del Comune risultano ampiamente sottostimate poiché non si è tenuto conto dei gravosi interessi maturati e dovuti secondo le normative sia nazionali che comunitarie; tale circostanza rileva anche sotto il profilo degli adempimenti richiesti dallo stesso Ministero degli Interni con la nota n. 301872 del 30 dicembre 2014 poiché determina una non corretta quantificazione della massa passiva e dei necessari alla sua estinzione. Peraltro, la formalizzazione di accordi transattivi è ritenuta dalla Sezioni Riunite della Corte dei Conti (Sezz. UU Corte dei Conti 10/2014EL del 16/04/2014) quale elemento imprescindibile per la concreta sostenibilità dei piani di riequilibrio e, quindi, per la loro approvazione.
  5. Non si comprende come mai il Ministero, in questa fase, concentri la sua attenzione su aspetti tutto sommato marginali e trascuri di verificare il corretto e tempestivo adempimento di tutti gli adempimenti ben più importanti che lo stesso Ministero ha richiesto di eseguire. Eventuali ulteriori ingiustificati ritardi nell’adozione delle determinazioni demandate alla Commissione Ministeriale non possono che aggravare il danno erariale già prodottosi con una così insufficiente e lenta attuazione dei provvedimenti e delle procedure previste per gli enti in stato di dissesto economico-finanziario.
  6. Infine, non si intravedono le ragioni per le quali non sia stata ancora esitata la richiesta di invio degli ispettori ministeriali, per verificare il reale stato delle finanze comunali e il rispetto delle procedure contabili, più volte sollecitato dal Consigliere Comunale, Avvocato Antonella Russo.

Alla luce di tutte le superiori osservazioni si chiede che le Autorità in indirizzo vogliano, per quanto di rispettiva competenza, definire al più presto i tempi e le procedure per una rapida soluzione delle problematiche relative alla situazione  della città di Messina che, ormai da troppo tempo, versa in uno stato di intollerabile crisi di ogni settore dei servizi pubblici con inevitabili gravissime ripercussioni sull’intera economia cittadina, annichilita anche da anni  di mancato riconoscimento e pagamento dei crediti che i privati e le aziende vantano nei confronti dell’Ente e delle sue partecipate.