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#Messina. Confronto di LabDem sul Sì al referendum costituzionale

Confronto LabDem su referendum costituzionaleTre costituzionalisti messinesi a confronto sul referendum costituzionale. Tre diversi punti di vista espressi da Giacomo D’Amico, Luigi D’Andrea e Antonio Saitta, docenti di Diritto Costituzionale dell’Ateneo peloritano, durante un confronto organizzato ieri a Santa Maria Alemanna da LabDem Messina. Dopo i saluti del coordinatore regionale LabDem Sicilia Francesco Barbalace, i lavori sono stati aperti e coordinati da Saro Cucinotta, dirigente LabDem.

“Una delle critiche principali mosse al testo di revisione costituzionale –ha affermato Giacomo D’Amico– è che si realizzerebbe una svolta autoritaria nell’assetto costituzionale del nostro Paese. Una critica secondo me infondata, perché se guardiamo agli organi di garanzia e a come questa legge non inciderà sugli stessi, è evidente che questa tesi può essere esclusa categoricamente”. Subito dopo ha preso la parola Luigi D’Andrea, che ha sottolineato come “il pregio principale della riforma stia nella previsione che il Senato diventa espressione delle istituzioni territoriali, in particolare Regioni e Comuni. Credo che sia importante che il livello parlamentare nazionale sia in rapporto con

la rete delle autonomie locali nei sistemi costituzionali contemporanei e che le stesse entrino in rapporto con il centro per poter svolgere le proprie funzioni adeguatamente, così come lo Stato”.

Una posizione più sfumata, quella di Antonio Saitta, che ha chiarito che “il giudizio sulla riforma costituzionale è complesso e deve essere legato anche a quello sulla riforma elettorale. Ci sono sicuramente aspetti positivi come il superamento del bicameralismo, ma anche elementi di debolezza come le poche competenze del Senato. È quindi un giudizio che deve essere dato nella complessità del dibattito e che si potrà concludere solo a ottobre”. “È stata un’iniziativa molto opportuna quella di LabDem Messina di far confrontare opinioni così autorevoli di illustri costituzionalisti –ha dichiarato Salvo Andò concludendo il confronto. È quello che dovrebbero fare associazioni, movimenti e tutti i partiti politici interessati a una partecipazione consapevole al voto referendario. La verità è che dobbiamo fare i conti con molti luoghi comuni, pregiudizi e difficoltà che oggettivamente non nascono da questa riforma. Perché ciò possa avvenire, è necessario evitare che sia una riforma-plebiscito pro o contro il governo, ma che sia un dibattito che si occupa dei contenuti della riforma”.