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#Messina. Casse vuote a Palazzo Zanca, Beninati: “Politica dello struzzo”

Luigi Beninati
Luigi Beninati

I problemi del Comune di Messina li conosce bene. E’ stato assessore al Bilancio tra il ’94 e il ’98 durante l’amministrazione Providenti. E anche se allora c’erano sicuramente più fondi a disposizione, Luigi Beninati, componente la Direzione Provinciale del PD e cofondatore nazionale del Laboratorio Democratico, aveva già lanciato l’allarme sul possibile dissesto finanziario di Palazzo Zanca in tempi non sospetti.

“Già alcuni anni fa, essendo stato assessore al Bilancio del Comune di Messina, consigliere e cultore della materia, avevo rilevato elementi di preoccupante tensione finanziaria del nostro Comune, sostenendo che la gestione dell’Ente era deficitaria e senza alcuna prospettiva futura e definendola la politica dello struzzo”.

Si spieghi meglio. “Lo struzzo in prossimità del pericolo nasconde la testa sotto la sabbia. Proprio come la politica messinese, che si è sostanzialmente disinteressata del futuro della comunità e di quello della finanza comunale che si andava delineando sempre più negativamente.

L’Amministrazione Accorinti ha recentemente riproposto al Consiglio comunale il Conto Consuntivo 2013 con larghi rimaneggiamenti rispetto a una prima versione non esitata, senza concedere all’Aula il tempo necessario per gli approfondimenti tecnici del caso, ma impostando tutto sull’urgenza e l’indifferibilità di tale atto. Per non rischiare di penalizzare la città, un gruppo di consiglieri si è assunto la responsabilità di approvare tale proposta, pur non avendo certezza della compiutezza e della piena veridicità e legittimità di tale atto”.

Quali sono gli errori più evidenti del Consuntivo 2013, peraltro redatto da un docente universitario di Economia quale è il vicesindaco Guido Signorino? “Esaminando i problemi di maggior rilievo si può ritenere che permangano gravi carenze che forniscono una rappresentazione parziale della realtà dell’Ente. Si continua ad utilizzare il contenzioso legale per coprire inefficienze e rimandare pagamenti che non sono stati portati all’esame del Consiglio. Appaiono poco prudenti le valutazioni sui crediti da esigere (residui) e sui debiti da onorare, le anticipazioni bancarie sono diventate debiti strutturali.

Insomma, la finanza creativa ha appesantito l’Ente, ma tale scelta ha fatto sorgere un contenzioso che non essendo definito non incide sui conti del Bilancio, mentre le aziende partecipate del Comune continuano ad essere gestite in sostanziale costante e perdurante deficit”.

Questo non è il solo problema relativo alle partecipate. “Infatti. Per complicare maggiormente le cose, alcune di queste non forniscono i rendiconti allineati alla contabilità pubblica. E questo malgrado già dal 2011 la legge preveda che i Comuni debbano presentare un Conto Consuntivo consolidato, contenente anche la contabilità delle società di proprietà comunale. In un quadro in cui non si intravede nessun progetto complessivo di sviluppo e in cui non si esercita nessuna azione che possa seriamente riqualificare economicamente la città, assistiamo giorno dopo giorno al mantenimento di una spesa corrente che appare insopportabile per il Comune, mentre il livello qualitativo di servizi offerti alla comunità è sempre più basso”.

Vista la sua esperienza da amministratore, come si dovrebbe rimediare a questo stato di cose? “Sarebbe il caso di guardare in faccia la realtà evitando maldestri e perniciosi tentativi di andare avanti mantenendo lo status quo a ogni costo. Infatti, non solo gli osservatori ma anche la Corte dei Conti ha richiamato l’Amministrazione segnalando che nessuna delle criticità strutturali oggetto anche di precedenti rilievi, è stata affrontata e superata.

Guardare avanti significa quindi considerare il possibile rigetto del piano decennale di riequilibrio, poiché tale strumento appare insufficiente e improbabile nelle sue modalità realizzative. Pertanto è necessario fare il possibile per governare attraverso la politica tale fase tecnico-amministrativa, in modo da renderla compatibile, anche in eventuale caso di passaggio alla fase di dissesto, con le necessità di una città già fortemente provata dalla lunga e perdurante crisi economica”.

Azioni immediate? “Sarebbe opportuno chiedere subito un tavolo tecnico con il ministero del Lavoro per evitare possibili licenziamenti e studiare soluzioni di avviamento alla pensione anticipata, magari contribuendo al Fondo di Solidarietà Nazionale o tramite incentivi all’esodo. Mille, millecinquecento dipendenti in meno sulla spesa corrente del Comune e delle sue partecipate porterebbero una bella boccata d’ossigeno, così come una deroga al Patto di Stabilità per effettuare gli investimenti necessari al rilancio delle municipalizzate.

Inoltre, una seria contrattazione pluriennale per la definizione dei debiti e crediti dell’Ente potrebbe portare un contributo decisivo nella sistemazione definitiva del bilancio comunale, anche attraverso l’utilizzo delle misure straordinarie già adottate dal Governo in materia di pagamento dei debiti certificati della Pubblica Amministrazione”.

Il problema resta sempre il buco nero dei debiti, oltre 400 milioni di euro. “Non è dato sapere quali risultati abbia prodotto la certificazione dei debiti comunali e la richiesta di intervento governativo per l’estinzione di tale massa debitoria, sempre che tale opportunità sia stata adeguatamente sfruttata. La politica deve, oggi più che mai, assumersi la responsabilità di farsi parte attiva, non disconoscendo al tempo stesso l’impegno a realizzare, d’intesa con il Governo, una gestione del dissesto finanziario proiettata alla sistemazione dei conti ma anche allo sviluppo della nostra comunità.

Tra le questioni prioritarie che attengono all’economia della nostra comunità vi è infatti anche la necessità di sciogliere i nodi che possono consentire lo sviluppo mirato delle attività portuali di Messina, agganciando la città, che da sola non è strategica agli interessi nazionali, e il suo porto ai progetti più ambiziosi dell’area dello stretto e di Gioia Tauro. Il tutto, nell’ambito di una ritrovata politica nazionale ed europea che si pone l’obiettivo dello sviluppo del Mezzogiorno per fare ripartire l’Italia”.

Non è un programma troppo ambizioso vista la situazione in cui versa la città? “Nulla è facile né scontato, ma si può certamente offrire una prospettiva diversa se si uscirà dal basso profilo operativo che ha caratterizzato la politica in questi ultimi anni e se ci si impegnerà a trovare le sinergie necessarie per dare soluzione ai problemi che ci affliggono. Non possiamo rassegnarci a un declino costante né a un futuro senza messinesi a Messina”.

 

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.